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Cattivo tenente (Il) - Bad Lieutenant

Regia:Abel Ferrara
Vietato:14
Video:Medusa
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Zoe Lund, Abel Ferrara
Sceneggiatura:Zoe Lund, Abel Ferrara
Fotografia:Ken Kelsch
Musiche:Joe Delia
Montaggio:Anthony Redman
Scenografia:Charles Lagola
Costumi:David Sanaryn
Effetti:
Interpreti:Harvey Keitel (il tenente), Brian McElroy e Frankie Acciario (i figli del tenente), Peggy Gormley (la moglie del tenente), Stella Keitel (la figlia del tenente), Robin Burrows (Ariane), Victoria Bastell (Bowtay), Frankie Thorn (la suora)
Produzione:Edward R. Pressman e Mary Kanè, per Pressman Films
Distribuzione:Mikado
Origine:USA
Anno:1992
Durata:

90'

Trama:

Un tenente di polizia del Bronx, dedito alla droga e alle scommesse, sta sprofondando sempre più in un abisso di corruzione e frantumazione morale. La sua discesa agli inferi viene improvvisamente arrestata da un fatto: la violenza sessuale su una giovane e bella suora. Questo fatto da un lato lo spinge a trovare i colpevoli per ottenere la grossa ricompensa promessa da dei gangster cattolici, dall’altro mette a nudo la profondità della sua colpa e quindi sollecita il rimorso e l’espiazione. Che puntualmente avviene per un debito di gioco.

Critica 1:Noir più che poliziesco, è un film di radicale sgradevolezza, di furibondi eccessi all'insegna di un iperrealismo livido che sfocia nel visionario e sfiora il manierismo: una parabola cristiana senza catarsi né mezze misure. Soltanto un attore anomalo come H. Keitel poteva cimentarsi con un personaggio così estremo, cane arrabbiato che mugola di dolore, impressionante in due scene (la masturbazione, il monologo in chiesa) dove sublime e osceno si sovrappongono. L'edizione italiana è stata mutilata delle immagini più crude per ottenere il divieto soltanto ai minori di 14 anni.
Autore critica:Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Fonte critica
Data critica:



Critica 2:Il gesto con cui, all’inizio del film, Harvey Keitel accompagna i due giovani figli a scuola viene esattamente replicato, nella penultima sequenza, da quello con cui scorta i due adolescenti criminali e stupratori verso l’autobus della salvezza insperata, in qualche modo il pegno da pagare per il proprio estremo riscatto morale. L’espiazione lungamente attesa avviene nella sequenza immediatamente successiva, quando, in campo lungo, Keitel viene fulminato a bordo della sua auto ferma accanto a un marciapiede del Bronx.
Questo audace parallelismo stabilisce il clima morale del film: il tenente di polizia protagonista della vicenda è il tipo d’ufficiale che ruba la droga dal cadavere di un pregiudicato ucciso e il tipo di padre che dissipa il denaro sporco in cocaina e scommesse invece di impiegarlo per la propria famiglia. Completamente corrotto dall’ambiente di violenza, tortura e omicidio in cui è immerso e a cui ormai somiglia, costretto a confrontare la propria religione e la propria morale con la concreta brutalità umana, Keitel ha da tempo ceduto: il suo personaggio ci guida, attraverso il livido e frantumato paesaggio urbano del Bronx e di Jersey City, nell’esplorazione di un universo di colpa e redenzione che è anche una contemplazione ammaliata e senza pregiudizi del moderno inferno metropolitano.
Due fatti offrono una svolta a questa discesa apparentemente irrimediabile: l’ostinato, quasi incomprensibile accanimento con cui Keitel scommette una grossa somma presa a prestito sull’esito finale della sfida per lo scudetto della National League di baseball tra i Mets e i Dodgers – quasi una ultimativa puntata sulla propria stessa vita – e il coinvolgimento emotivo, ai limiti dell’ossessione paranoica, con lo stupro subìto da una giovane suora da parte di due teppistelli drogati all’interno di una Chiesa. Quest’ultima assume, agli occhi allucinati di un Keitel in preda alla cocaina, le sembianze medesime del luogo della Catarsi: al tenente sembra di vedere Cristo stesso scendere dalla croce per significargli l’avvenuta dannazione e indicargli la strada della espiazione.
La protervia e la disintegrazione morale di Keitel è infatti giunta al suo Heist: egli infatti si interessa del caso più che altro per mettere le mani sui 50.000 dollari promessi come ricompensa da alcuni gangster cattolici sconvolti da questo crimine sacrilego. Keitel non è più da tempo in grado di distinguere l’aspetto profondamente morale del suo lavoro – far rispettare la legge e la morale, difendere il Bene dal Male – dalle tentazioni venali che esso suggerisce. A questo punto però, dal fondo dell’abisso, Keitel intravede la Salvezza: che assume le sembianze appunto della giovane suora che, rifiutandosi di cooperare per far arrestare i propri violentatori e rifugiandosi nella preghiera, in qualche modo sfida il tenente ad analoga prova di forza morale; e del battitore dei Dodgers Darryl Strawberry, che sembra condurre la sua squadra, su cui Keitel ha puntato, a una sicura vittoria.
Seguendo le tracce di un calice d’oro rubato durante lo stupro, il tenente scopre anche l’identità dei violentatori - due adolescenti ospiti di una specie di istituto nei pressi – stranamente simili ai suoi figli. La salvezza fisica sembra assicurata: ma, in extremis, il tenente cambia le puntate e perde tutto; d’altro canto, decide improvvisamente di lasciar andare i due ragazzi – che è quello che avrebbe fatto la suora. Il suo destino è segnato: ma alla salvezza fisica Keitel ha preferito la Salvezza dell’anima.
Il modo in cui questo personaggio è descritto da Abel Ferrara nel suo viaggio dalle profondità della perversione – droga, furto, umiliazione sessuale delle donne con cui viene a contatto per motivi di lavoro – alle altezze di una vera e propria estasi religiosa, in quella che è in fondo, bressonianamente, la storia del salvataggio di un essere umano in virtù della Grazia, una Grazia molto laica, ha del prodigioso: anche perché Ferrara, a differenza di altri giovani registi americani, col tempo invece di rammollirsi si radicalizza; e anche perché la performance di Harvey Keitel - decisamente uno dei più grandi attori del mondo - è talmente potente da suggerire, più che la metafora religiosa, l’esperienza diretta di una discesa agli inferi, andata e ritorno.
Autore critica:Alberto Morsiani
Fonte critica:Segnocinema n. 62
Data critica:

7-8/1993

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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