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Believer (The) - Believer (The)

Regia:Henry Bean
Vietato:No
Video:Eagle
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi, I giovani e la politica
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:henry Bean, Mark Jacobson
Sceneggiatura:Henry Bean
Fotografia:Jim Denault
Musiche:Joel Diamond
Montaggio:Mayin Lo Lee Percy
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Danny Balint, Ryan Gosling, Carla Moebius, Summer Phoenix, Drake Glenn Fitzgerald, Lina Moebius, Theresa Russell, Billy Zane, Garret Dillahunt
Produzione:Fuller Films, Seven Art Pictures
Distribuzione:Eagle Pictures
Origine:Stati Uniti
Anno:2001
Durata:

98'

Trama:

A New York uno studente ebreo parte per un viaggio psicologico che lo porterà a confrontarsi con i suoi valori e la tradizione della sua famiglia. In una lotta con se stesso per l'intollerenza che prova nei confronti dell'individuo e della società finirà per sposare l'ideologia nazista.

Critica 1:E' una storia vera, ma quando la realtà supera l'immaginazione si fa sempre un po' fatica ad accettarla al cinema. (...) Aiutati dalla spavalda e insieme misurata interpretazione di Ryan Gosling, questo diventa un film illuminante sul paradosso di un'epoca che dimentica perché dimenticare è, tragicamente, al di là di tutte le epoche, nei cromosomi delle società che si succedono e dei tempi che si divorano ".
Autore critica:Silvio Danese
Fonte criticaIl Giorno
Data critica:

14/2/2002

Critica 2:"Io sono tutto, tu non sei niente": è questo il primo comandamento del Dio della religione ebraica secondo il protagonista di The Believer di Henry Bean, che dopo essersi messo in luce al Sundance (Gran Premio della Giuria) e al Festival di Berlino dell'altr'anno arriva nelle nostre sale. Si tratta, diciamolo subito, di un film di rivelatrice intelligenza. Dal quale si esce con l'impressione che tutto ciò che sapevamo e avevamo letto o incontrato o conosciuto su alcuni spaventosi monumenti della nostra modernità, come l'antisemitismo e le infinite ricadute dell'olocausto, possono essere investigate da uno sguardo ancor più acuto, doloroso e intransigente di quanto è stato fatto finora. E dire che avrebbe potuto diventare un malizioso e provocatorio film d'autore. Nulla di più. La storia di un giovane ebreo praticante che diventa militante di ultradestra, ossessionato dall'idea di cancellare la propria stirpe dalla faccia del mondo, si prestava docilmente al genere di provocazione intellettuale tipica degli esordi sul grande schermo. Ma, innanzitutto, Henry Bean è solo un esordiente in apparenza (ha lavorato a lungo come sceneggiatore ed ha al suo attivo la firma su due polizieschi di classe come Deep Cover e Affari sporchi). E poi il modo in cui scava nella mente e nella vita del suo protagonista, con un'ansia e un accanimento che assorbono quasi per osmosi, nello stile del film, l'erramento e l'esasperazione psichica del personaggio, accumula sullo schermo una provvista di notazioni psicologiche e culturali tale da farlo somigliare ad un romanzo o a un saggio e non soltanto ad un film. Per Danny, interpretato con aggressiva e muscolare inermità da Ryan Gosling, il mito di Abramo che Dio costringe quasi fino al sacrificio del proprio figlio Isacco, è la prova che il Signore degli ebrei vuole dal proprio popolo una resa senza condizioni, una perenne condanna di alienazione, una identità malferma che la Legge destina con crudeltà alla persecuzione. Unitosi ad una balzana compagnia di picchiatori e aristocratici ideologi di estrema destra, che Bean popola di caratteri piuttosto memorabili (come la ragazza masochista, la bellissima Summer Phoenix, o il teorico fascista, dalla svagata eleganza di un manager della new economy, interpretato da Billi Zane, il cattivo del Titanic), Henry ne condivide la balorda violenza e i propositi sanguinari, ma i suoi rovelli sono distanti anni luce dai loro. Quando devastano una sinagoga, protegge i sacri testi dalla profanazione, conosce a menadito l'ebraico e condannato dopo una rissa, da un tribunale, ad ascoltare le memorie di sopravvisuti all'olocausto, reagisce al racconto di un terribile episodio, implodendo di rabbia e dolore. Che popolo è quello che non reagisce a tanta crudeltà? Chi potrà adorare un Dio che crea la propria gente perché venga sottoposta senza reazione allo sterminio? Non è vero che gli ebrei non si ribellarono mai ai nazisti (come racconta il notevole documentario presentato l'altr'anno a Cannes, Sobiror, che ricostruisce l'unico tentativo riuscito di sollevazione di prigionieri in un campo di concentramento), ma l'odio di Henry per la sua gente è l'ultimo stadio di un amore disperato, trasformato dalle offese accettate per millenni in una rabbia autodistruttiva: come mostra un flashback finale in cui il protagonista si vede finalmente nei panni di quella vittima dei nazisti di cui aveva ascoltato il ricordo, reagire alla loro brutalità disumana, e come dimostra l'epilogo, in cui è lo stesso Henry a diventare, come ebreo, in una sinagoga, vittima del proprio attentato. Ma l'ultima, affascinante, sequenza del film, va ancora più in là di questa estrema disamina dell'antisemitismo e del suo contrario. Cosa resta di questa persecuzione senza possibile riscatto, di questa religione che nella sua rigida osservanza è capace di codificare ogni gesto, ogni giornata, ogni pasto, ogni abitudine, in una liturgia oppressiva e maniacale? L'ultima corsa di Henry, dopo la morte, è sempre dominata dalla stessa falcata ansiosa che aveva in vita, dalla stessa corsa cieca verso il nulla.
Autore critica:Mario Sesti
Fonte critica:Kwcinema
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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