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Comizi d’amore -

Regia:Pier Paolo Pasolini
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura:Pier Paolo Pasolini
Fotografia:Mario Bernardo, Tonino Delli Colli
Musiche:
Montaggio:Nino Baragli
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Cesare Musatti; alcuni intervistati: Giuseppe Ungaretti, Adele Cambria, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Graziella Granata, Antonella Lualdi, Ignazio Buttita, Graziella Chiarcossi (la sposa)
Produzione:lfredo Bini per Arco Film
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Collettivo dell’Immagine
Origine:Italia
Anno:1965
Durata:

90'

Trama:

E' un film inchiesta, costituito da scene e interviste girate in tutta Italia, negli ambienti più vari e in tutti i livelli sociali. Il regista ha interrogato centinaia di persone su argomenti considerati tabù, come il significato del sesso, il problema dello scandalo, il rapporto tra sesso e società, il matrimonio, l'onore sessuale, il divorzio, la prostituzione, ecc. Le centinaia di risposte, sono state intercalate dagli interventi dello psichiatra Cesare Musatti e dello scrittore Alberto Moravia, allo scopo di vagliare il materiale raccolto nelle interviste.

Critica 1:È un'inchiesta sull'amore e sul sesso nell'Italia dei primi anni Sessanta articolata in un prologo, un epilogo e tre parti chiamate programmaticamente "Ricerche". Pasolini stesso vi figura nei panni dell'intervistatore che rivolge le sue domande a persone di diversa età, sesso, condizione sociale, spaziando dal nord industrializzato al profondo sud arcaico e contadino. Tra una ricerca e l'altra, Pasolini commenta i dati raccolti con Alberto Moravia e Cesare Musatti. Il primo sostiene l'iniziativa di Pasolini come esempio di cinema-verità che, per di più, affronta la questione sessuale, per tanti aspetti ancora tabù; il secondo invece è scettico, pensa che la gente non parli, o se lo fa, mentisca. "(…) Il film non è soltanto un documento sociologico particolarmente vivo. È anche un eccezionale risultato cinematografico nel campo del film-inchiesta. Davanti alla qualità espressiva di questi visi e gesti, si rimpiange che vi sia stata così scarsa attenzione in Italia per il "cinema diretto" che avrebbe trovato in questo popolo espansivo degli attori nati. E poi, più di tutto forse, questa inchiesta ci rimanda come uno specchio l'immagine di Pasolini con la sua passione combattiva al servizio della verità, la sua ricerca della felicità, la sua maniera di impegnarsi tutto intero, la sua sincerità senza compromessi. Inoltre essa completa o corregge l'immagine che altri film avevano potuto offrirci del loro autore. Infatti la ricerca del sacro, la valorizzazione dell'irrazionale che in effetti troviamo altrove, lasciano spazio qui a una lotta contro l'ignoranza che avrebbe il suo posto in una filosofia illuminista (…)".
Autore critica:Jean Delmas
Fonte criticaJeune cinèma. Paris, 101
Data critica:

3/1977

Critica 2:Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla sessualità, percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne e chiedendo a passanti, contadini, operai, calciatori famosi, studenti, commercianti, a persone appartenenti a diversi ceti sociali, che cosa ne pensassero dell'erotismo e dell'amore.
Dalle risposte degli intervistati, soprattutto quelli di estrazione borghese, uscì un'immagine complessiva del nostro Paese ipocrita, costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti a classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee.
Ciò che più colpisce, dice Enzo Siciliano nel suo Vita di Pasolini (Giunti, Firenze), “è la presenza sullo schermo di Pasolini medesimo: il film è il suo più spassionato autoritratto. La sua testardaggine pedagogica, la sua mitezza che era violenza e la sua violenza che era mitezza – quell'insistere nelle domande, quel modularle a pennello, a una madre, a una recluta, a un ragazzotto siciliano, a due frequentatrici di balere; quindi il timbro insolito della sua voce, schermata dietro un rigore razionalista che pare non appartenergli: il film aderiva perfettamente, e fuori di ogni previsione, alla sua persona fisica, al modo in cui erano inforcati gli occhiali o la giacca gli ricadeva sulle spalle”.
L'impressione che si trae oggi da questo film-inchiesta – recentemente riproposto dalla televisione italiana – è quella di una grande, diffusa ignoranza anche in strati di popolazione più acculturata, di una profonda, generalizzata arretratezza e di un vero e proprio timore dell'italiano medio ad affrontare, senza assurde “vergogne” un qualsiasi confronto legato ad un tema quale quello della sessualità, che dovrebbe invece essere trattato con infinita naturalezza.
Il film fa riflettere, infine, su quali siano stati nel nostro paese (all'epoca, ma ancor oggi, direi) i condizionamenti, le distorte sovrastrutture mentali, le paure instillate da un uso repressivo della religione fatto dalle istituzioni cattoliche. E anche sulle responsabilità di una classe politica che non ha dato impulsi di sorta a un rinnovamento profondo dei sistemi educativi.
Autore critica:
Fonte critica:www.pasolini.net
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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