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Ragazzi della porta accanto (I) - Boys Next Door (The)

Regia:Penelope Spheeris
Vietato:14
Video:Avo Film, Fonit Cetra Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Glenn A. Morgan, James Wong
Sceneggiatura:Glenn A. Morgan, James Wong
Fotografia:Arthur Albert
Musiche:Geo
Montaggio:Andy Horvitch
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Maxwell Caulfield, Kenneth Cortland, Patti D'Arbanville, Paul C. Dancer, Hank Garrett, Lesa Lee, Christopher Mcdonald, Richard Pachobek, Charlie Sheen, Moom Zappa
Produzione:Sandy Howard
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1984
Durata:

86'

Trama:

Il giorno del diploma liceale, i diciottenni Roy Alston e Bo Richards si divertono a fingere un omicidio sul piazzale antistante la scuola: Bo è il morto. Roy è la polizia che disegna col gesso i contorni del "cadavere". Intorno al disegno si raccoglie ben presto un crocchio di giovani e ragazze della scuola a deplorare con disgusto lo scherzo-bravata dei due. Poco dopo, a scuola, durante il discorso di congedo pronunziato da uno dei professori, mentre alcuni compagni esprimono le proprie aspirazioni per l'avvenire, Roy e Bo si distinguono ancora per il loro atteggiamento strafottente e provocatorio. Alla festa per il diploma, organizzata da una compagna di corso, essi non vengono invitati, ma vi si introducono di prepotenza, esibendosi in scherzi cafoni e volgari bravate. Rientrati nelle rispettive abitazioni, Roy si trova un padre inebetito dalla televisione e Bo un consistente assegno di un non ben identificato nonno, a titolo di regalo per il diploma. Una fabbrica attende l'indomani i due neo diplomati: ma prima di arrendersi al prevedibile grigiore di una routine indesiderata, i due vogliono concedersi una giornata brava a Los Angeles. Impadronitosi dell'auto del Padre, Roy confida a Bo, strada facendo, di sentirsi dentro una violenta spinta omicida. Sotto questa spinta irrazionale, Roy commette senza perché ogni sorta di sopraffazioni e di crimini mortali con efferata ferocia.

Critica 1:Da una cittadina di provincia, due ragazzi di ceto medio-basso partono in auto e raggiungono Los Angeles per un tragico week-end di terrore. Primo lungometraggio di P. Spheeris (se si eccettuano due film d'avanguardia) di una freddezza implacabile sulla gioventù di oggi. La violenza diventa parte integrante del racconto come se fosse connaturata a un certo tipo di società.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Arrivato quest'anno in Italia con le credenziali di film “che ha fatto arrabbiare Reagan” The Boys Next Door è del 1984, ed è iI terz film della seguace di Roger Corman dopo il punk-concerto di The Decline of the Western Civilization ('81) e la punk-story di Suburb ('83). La carica di violenza che si porta dietro questo film è notevole, e orginariamente deve essere stata terribile se è vero che la regista stata costretta dalla censura a eliminare diverse scene dalla pellicola.
Se esistesse, come è accaduto in passato, un'analoga generazione rock si potrebbero definire i due giovani protagonisti dei veri rappresentanti della “quarta generazione”. è infatti alla generazione successiva al “no-future” dei punk che Roy e Bo appartengono, nata alla fine dei sixties e diciottenne a metà degli 80. I due hanno finito la scuola superiore ma, a differenza degli altri ragazzi e dell'immagine classica americana, non andranno all'università. Ciò che Ii aspetta la settimana successiva è il lavoro in fabbrica. E qui già siamo su un terreno che scotta. La mitologia reaganiana impone un'immagine dei giovani coerente col “progetto” America: ambiziosi, arrivisti, e pronti a lanciarsi nelle vecchie e nuove professioni (programmatori ai computer, avvocati, architetti, ecc.). La prima bestemmia di questo film è nel mostrare come questo 'sogno americano' appartenga solo ad una parte del paese, e come le spaccature tra le due società siano sempre più vistose. Quello che colpisce nel film della Spheeris è proprio questo “ritorno di classe” che spazza via trent'anni di storia americana in cui il conflitto generazionale ha coperto/sostituito quello marcatamente di classe. Ma non si tratta di un ritorno al passato. Le varie generazioni precedenti non sono passate invano, e la fabbrica è vista come un mostro, una prigione in cui passare il resto della vita, un luogo orribile da cui non si uscirà più. Questi due ragazzi sono proprio l'immagine della nuova incrinatura del sogno americano e danno davvero fastidio, sono sboccati, volgari, e i loro coetanei li evitano, alzano gli occhi al cielo se li incontrano, non li invitano alle loro feste, li emarginano. E così da questa situazione soffocante i due decidono di fuggire per un ultimo week-end di libertà prima della dura realtà della fabbrica.
Ora il film è pieno zeppo di riferimenti più o meno simbolici al genere “giovani ribelli”, sin dal nomi degli interpreti, Maxwell Caulfield e Charlie Sheen. Il primo richiama obbligatoriamente (casualmente?) il protagonista del romanzo di Salinger, quel 'Giovane Holden' Caulfield che è stato il primo vero antieroe dei teenagers dei '50, il tipico prodotto di una generazione talmente delusa e annoiata che ormai non desiderava più far nulla (o quasi: al giovane Holden l'unica cosa che realmente gli piacerebbe fare sarebbe l'acchiappare i bambini che cadono dal dirupo di un campo di segale... ossia, come ha scritto Sandro Portelli, “trattenere tutti i bambini dal diventare adulti”).
Charlie Sheen è il figlio di Martin Sheen, quella specie di James Dean degli anni '70, orecchie a sventola, un corpo piccolo ma pieno di rabbia e aggressività che sfogherà in New York ore tre: l'ora dei vigliacchi ('67) e nello stupendo La rabbia giovane del '73. E proprio il film di Malick, BadIands in originale, è uno dei riferimenti più significativi. Anche Iì la violenza era “immotivata”, e Sheen e Sissi Spacek attraversavano le badlands del titolo compiendo delitti in un alone di innocenza davvero inquietante. Questo film anticipa di un decennio le ossessioni e i turbamenti di Boys Next Door.
Fa paura l'escalation di brutalità dei film, il nuovo livello di violenza “necessario” oggi negli States. La generazione dei '50 picchiava i professori e gli distruggeva i dischi jazz (Blackboard Jungle, '55), nei '60 si occupavano le università e si bruciavano le cartoline precetto per il Vietnam (Fragole e sangue, American Graffiti 2). Sul finire dei '70 si decretava l'oltraggio, lo sberleffo, la violenza e la provocazione come vero e proprio stile sottoculturale (il punk).
Negli '80 dall'insopportabile ipocrisia yuppies si esce evidentemente solo sparando e ammazzando. Roy e Bo trasformano i loro due ultimi giorni di libertà in un week-end 'rosso sangue'. Prima pestano per un equivoco un benzinaio iraniano, poi scagliano una bottiglia sulla testa di una vecchietta moralista, quindi uccidono un ragazzo omosessuale. Ma non ce l'hanno con i “diversi”, il loro odio più forte e “immotivato” si manifesta proprio con due giovani qualunque, due ragazzi tipo 'pubblicità da shampoo', che vengono freddati a colpi di pistola nella loro auto. Bo si “arrabbia” perché Roy ha ucciso anche la ragazza, e l'altro risponde: “Donne così ci hanno addolorato per 18 anni, cosa sono due secondi di dolore per loro?”. Boys Next Door si inserisce come voce 'folle' all'interno del genere.
Le tensioni nella società americana si devono essere davvero radicalizzate se dai 'ribelli senza causa' dei '50 si è passati a questi “assassini senza causa”, di cui il film in apertura documenta l'effettiva diffusione. La Spheeris non manifesta né simpatia né odio verso i due protagonisti; li mostra nella loro ingenua e perversa innocenza scaricare la loro rabbia accumulata negli anni. Notevoli le interpretazioni dei due attori, di sicuro avvenire. Charlie Sheen rifà a volte parodizzandoli i gesti del padre di 11 anni prima, Maxwell Caulfield è talmente credibile nel mostrare il suo “aver qualcosa dentro” da sembrare un reduce del Vietnam, il primo vero reduce della vita quotidiana americana.
Autore critica:Fabrizio Grosoli
Fonte critica:Cineforum n. 262
Data critica:

3/1987

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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