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Milou a maggio - Milou en mai

Regia:Louis Malle
Vietato:No
Video:Columbia Tristar Home Video
DVD:
Genere:Psicologico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Jean-Claude Carrière, Louis Malle
Sceneggiatura:Jean-Claude Carrière, Louis Malle
Fotografia:Renato Berta
Musiche:Stephane Grappelli
Montaggio:Emmanuelle Castro
Scenografia:W. Holt
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Miou-Miou (Camille), Paulette Dubost (M.Me Vieuzac), Michel Duchaussoy (Georges Vieuzac), Martine Gautier (Adèle), Michel Piccoli (Milou)
Produzione:Nouvelles Editions De Films - Imef Tfi Film - Paris-Ellepi - Dania, Roma
Distribuzione:Cineteca Lucana
Origine:Francia
Anno:1989
Durata:

108’

Trama:

Mentre la radio trasmette incessantemente notiziari da Parigi in rivolta (è il maggio turbolento del '68), nel Sud Ovest della Francia muore di infarto la ultraottantenne signora Vieuzac, proprietaria di una bella villa con bosco e vigneti. Il figlio Milou, un sessantenne che da sempre vive là (con Adèle, la cameriera-amante) e che adora la campagna, si affretta a convocare gli altri eredi. Arrivano dunque suo fratello Georges (giornalista ormai giubilato) con l'attraente moglie inglese (Lily); Camille, figlia di Milou stesso, con tre irrequieti bambini, nonchè Claire (che della defunta è nipote), recante al seguito una giovanissima danzatrice cui è morbosamente legata. E con gli arrivi comincia la lotta degli eredi, prontissimi a dividersi, vendendo tutto, le spoglie di Madame Vieuzac, mentre Camille, tanto per non perdere tempo, arraffa uno dei più begli anelli della nonna. Quello che resiste all'idea di una spartizione totale in tre è però Milou, che vede crollare il suo mondo, mentre tutto si fa ancor più complicato, quando il notaio dà lettura di una lettera della defunta, che ha lasciato alla sua fedele cameriera un quarto del patrimonio: con l'inatteso e sgradevole risultato che la divisione ereditaria dovrà essere fatta per quattro. Sulla sorte del patrimonio, tuttavia, pesano molte preoccupazioni: le notizie parigine fanno nutrire dubbi sull'ordine e sulle proprietà, si preparano per la Francia tempi duri e molta gente, anche in provincia, ripara impaurita sulle colline. Ci vanno anche Milou e i suoi familiari, insieme ad una coppia di vicini terrorizzati, più il giovane figlio di primo letto di Georges (Pier Alain) ed un camionista bloccato sul posto, essendo in sciopero i benzinai e perfino i servizi delle pompe funebri, per cui il cadavere di Madame Vieuzac, dopo tre giorni, è ancora in casa. A sentire Pier Alain, per i ricchi e gli egoisti di speranze ne restano pochissime. Più che impauriti, gli eredi pensano ora che in fondo la terra, quei mobili e la casa non offrono molte prospettive di adeguato e rapido realizzo. Milou intanto fa scavare una fossa per la madre ai piedi di un grande albero. Poi, quando la radio annuncia che finalmente De Gaulle ha ripreso saldamente in pugno la situazione, gli altri se ne tornano in fretta alle loro case (Pier Alain, invece, va a Parigi con la ballerina), mentre Milou sarà l'unico che ha tentato di salvare con la villa quella terra rigogliosa in cui ha sempre creduto. Molto probabilmente, calmatesi le acque, una spartizione dovrà esserci, ma per intanto egli resta lì, tutto solo con il fantasma materno.

Critica 1:In una dimora di campagna del Gers (sud-ovest della Francia) la morte della vecchia Madame Vieuzac determina l'arrivo di figli, nuore, nipoti, bisnonni per i funerali, l'apertura del testamento e la divisione dell'eredità. Succede nei giorni cruciali del maggio 1968. Con Renoir (La règle du jeu) e Buñuel (lo sceneggiatore J.-P. Carrière) come modelli, L. Malle mette in scena la grande paura dei benpensanti, e attraverso un gruppo di 12 personaggi, i vari punti di vista sul '68 nelle cadenze leggere di una commedia caustica sui vizi pubblici e privati della borghesia. Imbozzola molti personaggi in ruoli, inclinando verso la caricatura più che verso la satira, escludendone tre per cui ha simpatia: Milou (M. Piccoli), la degna Madame Vieuzac (P. Dubost) e la piccola Françoise, orecchie e occhi indagatori sugli adulti e tenera complicità col nonno. Bravi attori, incantevole fotografia dello svizzero R. Berta, deliziose musiche parajazzistiche dell'ottantenne Stéphane Grappelli.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Elemento portante del film, il Sessantotto è il movente nascosto e mai manifesto di tanti atteggiamenti. Non che esso faccia irruzione nel mondo agreste dei dodici personaggi che animano questo piccolo dramma borghese con la sua violenza storica o con la forza dell'attualità. La distanza che separa Parigi dalla vec-
chia casa (nel sud-ovest della Francia) in cui Milou vive con la vecchia madre e la tenera cameriera, che di tanto in tanto gli concede i suoi favori muliebri, ha la funzione di una cassa di risonanza che amplifica e, al tempo stesso, priva di concretezza gli eventi del maggio rivoluzionario.
La radio, inoltre, che trasmette incessantemente notizie (persino durante l'estrema benedizione del parroco in odore di contestazione alla defunta signora) e che diviene una sorta di onnipresente commento fuori campo cui si presta, a seconda dei casi, maggiore o minore attenzione , contribuisce a rendere irreali e, dunque, più gravi o più banali gli avvenimenti. È, infatti, proprio lo studente reduce dalle barricate e dagli assalti della polizia a capire questo: «Voi siete lontani da Parigi. Tutto vi sembra ingigantito, deformato».
Ogni personaggio finisce, così, per assumere una posizione ben definita rispetto all'evento 'Sessantotto': la benpensante Camille accusa 'gli stronzetti della Sorbona' di averle ucciso la nonna e di aver fatto precipitare il paese in un insensato abisso di caos; il furbo Pierre-Alain si serve della sua partecipazione agli eventi rivoluzionari, di cui mostra, orgoglioso, i segni (le manganellate) sulla schiena, per conquistarsi l'ammirazione femminile e, in particolare, quella di una fanciulla dedita «per errore» agli amori saffici; il meschino industriale, infine, sfrutta l'onda contestataria per scaricare illegalmente scorie tossiche nei torrenti ancora puliti.
Di fronte a questi personaggi, che, tra una portata e l'altra di pasti prelibati o in veglia funebre attorno alla 'compianta' Madame Vieuzac, esprimono giudizi così difformi sul momento storico in cui si trovano a
vivere, viene spontaneo chiedersi che significato abbia il Sessantotto nel film, quale sia la sua funzione. Il maggio francese fu un 'istante' di utopia e di isteria collettive; fu un'esplosione improvvisa di idee nuove, di euforia generale e di paure diffuse. Ambientare, quindi, una storia in questa delicata fase storica, contraddistinta da una crisi palese del potere costituito, permette al regista di collocare dei personaggi abituati manifestamente a vivere nella routine (ad eccezione, forse, di Georges, corrispondente da Londra di Le Monde, e di sua moglie Lily, attrice in perfetto stile hippy) in una situazione anomala, che li porta ad assumere comportamenti del tutto insoliti e imprevedibili. Contaminati dagli eventi di cui sentono parlare e grazie alla 'distanza di sicurezza' che li protegge, essi possono passare dall'esaltazione libertaria e libertina più sfrenata al panico più sconsiderato.
Costretti a rimandare il funerale per uno sciopero dei becchini, i parenti - vestiti a lutto - di Madame Vieuzac ripiegano volentieri su una scampagnata, durante la quale, travolti dall'euforia generale e canticchiando l'Internazionale, parlano liberamente di sesso, si passano incuranti uno spinello e sognano una società utopistica di lontana reminiscenza fourieristica (abolizione di istituzioni quali il matrimonio e la scuola, educazione secondo natura dei figli...). In tale atmosfera cadono, insomma, i vincoli sociali: se, da un lato, è dunque possibile rinunciare per un (solo) istante alle idee di cui si è convinti assertori nell'esistenza quotidiana, dall'altro si può anche dimenticare il partner 'ufficiale' e lasciarsi andare ad una breve quanto passeggera infedeltà coniugale (Lily e Milou; Camille e l'avvocato). La stessa dimora familiare, in cui è ancora custodito il corpo dell'amata, ma di tanto in tanto dimenticata vegliarda, che dal suo letto di morte pare osservare i tragicomici atteggiamenti dei suoi parenti, si trasforma nel palcoscenico privato di un divertente striptease casalingo e di una danza macabra in piena regola (con tanto di maschere di occulti riti africani e travestimenti di vario tipo: da pelli di zebra a gonne hawaiane) in onore, apparentemente, dell'anziana signora scomparsa.
Lo sguardo del regista, però, non è mai crudele e, se a tratti pare aleggiare sulla storia il fantasma di Buñuel, Malie rifugge sempre dal grottesco e conserva un distacco al tempo stesso ironico e intenerito. Certo la sua scelta - quella di proiettare un piccolo dramma borghese sullo sfondo della contestazione - può apparire impertinente e dissacratoria. Di fronte alla frequente feticizzazione del Sessantotto, chiamato in causa ad ogni minimo segnale di rivolta studentesca più o meno asfittica o destinata (ahimè) a dissolversi dopo un clamoroso inizio, l'opzione di Malie può sembrare reazionaria. Egli stesso, tuttavia, dissipa l'equivoco e afferma di aver voluto ricreare, al di là di idee politiche, I"atmosfera' di quel 'momento storico': «Ho pensato che il '68 fosse un'epoca interessante da raccontare, molto bizzarra, curiosa, con una vena di follia molto originale e che non era mai stata affrontata dal cinema francese. Il ricordo del '68 in definitiva non è nato dalla nostalgia per una stagione politica tramontata, ma per un'atmosfera, per un momento storico nel quale c'era un clima di festa perenne, di utopia, di passione».
II Sessantotto, insomma, è solo un pretesto (essenziale - si badi bene - non secondario) per fare interagire i vari personaggi e per spogliarli, per un istante, delle loro maschere abituali.
Storditi dagli eventi rivoluzionari e addolorati per la morte dell'anziana parente, i personaggi di Milou a maggio danno vita a una tragicommedia costruita interamente sui legami e sulle tensioni che si creano tra loro.
Riuniti insieme mediante una tecnica più teatrale che cinematografica, che li porta in scena uno alla volta come in una sorta di prologo (tale tecnica teatrale è, forse, una conseguenza della fonte letteraria ispiratrice di Malle, Il giardino dei ciliegi di Cechov, citata, peraltro, direttamente nel film quando si dice che la
cameriera Adèle è «nel giardino dei ciliegi» a raccoglierne i frutti), i personaggi rivelano repentinamente le proprie caratteristiche individuali. Il film acquista, così, una dimensione corale che diviene più rilevante mano a mano che i membri della famiglia instaurano rapporti sempre più intimi tra loro (in questo, come prima si diceva, sono aiutati dal Sessantotto) e si confrontano su temi svariati: dalle questioni inerenti all'eredità (la vendita della casa, ad esempio) all'amore libero.
A ben guardare, però, anche di coro vero e proprio si deve parlare: che funzione hanno, infatti, i due gemelli e Françoise, se non quella di servire da contrappunto ironico e innocente al mondo di questi adulti un po’ eccentrici?
(…) Con grande sensibilità, Malle tratteggia una serie di ritratti che, pur non essendo mai caricaturali, non sono neppure completamente positivi. Ad eccezione dello stereotipo del camionista tutto sesso e volgarità e di quello dell'industriale intento a tutelare i propri interessi e a sfruttare la situazione a proprio vantaggio, i personaggi non sono mai visti con antipatia né con un senso di condanna morale. Persino Camille, attratta unicamente dalla 'roba' e rappresentante di un perbenismo posticcio (che non le impedisce, comunque, di sottrarre l'anello di smeraldi della nonna), o Claire, il cui autoritarismo è la manifestazione esteriore della sua omosessualità, sono descritte con divertita ambiguità. Se, infatti, la prima si lascia sedurre in un 'pollaio' da un suo corteggiatore dell'infanzia, la seconda accetta di soddisfare le voglie passeggere (e in fondo innocenti) del camionista. Il vero protagonista, però, è Milou: ecologo e amante della buona cucina e delle belle signore, egli appare il personaggio che, meglio di ogni altro, sa adattarsi alle situazioni pur restando se stesso, sa rimanere legato al passato pur non chiudendosi al presente. L'ultimo sguardo del regista non poteva, quindi, non essere rivolto a lui: nella vecchia casa, inventariata come per un'asta dai parenti ormai lontani, il tenero protagonista riabbraccia il fantasma della madre in un dolce giro di danza. Sulle note di quest'ultimo valzer si chiude il film, che, tra clamori rivoluzionari e battibecchi borghesi, ha proposto un'originale lettura dei rapporti tra pubblico e privato, tra Storia e individuo.
Autore critica:Mariachiara Pioppo
Fonte critica:Cineforum n. 293
Data critica:

4/1990

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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A cura di: Redazione Internet
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