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Sul quarantacinquesimo parallelo -

Regia:Davide Ferrario
Vietato:No
Video:Polygram
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:Migrazioni
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Davide Ferrario
Sceneggiatura:
Fotografia:Marco Preti, Massimiliano Trevis
Musiche:Tratta da “Tabula Rasa Elettrificata” dei C.S.I. Consorzio Suonatori Indipendenti
Montaggio:Claudio Cormio e Valentina Girono
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:
Produzione:Colorado Film Production - Dinosaura
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:1997
Durata:

50’

Trama:

Quarantacinquesimo parallelo è un film su Oriente e Occidente, sulle suggestioni della Mongolia e la realtà musicale dei CSI che trae il titolo dalla suggestiva constatazione che deserto dei Gobi e pianura padana si trovano entrambi alla stessa "altezza geografica". Davide Ferrario e i CSI hanno cominciato a collaborare con Materiale Resistente, hanno continuato con Tutti giù per terra e ora con questo film che in origine doveva essere un reportage dell’avventuroso viaggio in Mongolia, in Transiberiana, al seguito dei CSI e della loro nuova musica e invece è diventato uno sguardo insolito a paesaggi più vicini, "immaginando talvolta di essere una troupe mongola in Europa".

Critica 1:"Il film è quanto di più lontano si possa immaginare da un film concerto", spiega Davide Ferrario. "I CSI non suonano una sola nota live, anche se la loro musica è la spina dorsale del progetto. Non è nemmeno un documentario su qualcosa. E’ un viaggio in uno spazio che si è creato tra realtà e fantasia di tutti coloro che sono stati coinvolti: che è, precisamente, il luogo in cui esiste il cinema." Recita così il comunicato stampa che presentava nei giorni scorsi il viaggio in giro per l’Italia di Ferretti e Zamboni in occasione della presentazione del loro libro e di questo film, del quale è già uscita la versione homevideo per la regia di Davide Ferrario. Un viaggio reale che diventa però in breve più ampio delle sue coordinate geografiche, per abbracciare il concetto stesso di spostamento, di movimento. Film ispirato da popoli nomadi e da strade identiche a se stesse da secoli, che concilia il moto di chi passa dalla quiete di chi, comunque, rimane. In sottofondo, e a tratti in soprafondo, la musica dei CSI, quella di Tabula Rasa Elettrificata, album che trova le sue radici proprio nell’essere specchio di distanze da percorrere, per poi coprirne delle altre ancora.
Autore critica:
Fonte criticarockol.it
Data critica:



Critica 2:La prima idea cominciò ad essere discussa dopo Materiale resistente e dopo Tutti giù per terra. Il progetto prevedeva che i C.S.I. registrassero un nuovo CD in Mongolia, dopo un viaggio in treno in Transiberiana. Proposi di seguire il viaggio con una piccola troupe e di filmare la registrazione del CD e i concerti che i C.S.I. avrebbero tenuto a Ulan Baator. Oltre, naturalmente, a portare a casa una grande quantità di materiale documentario su quelle regioni suggestive e poco filmate che, per qualche ragione, colpivano il nostro immaginario comune. Tutto si fermò per una questione di permessi governativi. Quando i permessi arrivarono, nell’estate del 1996, io mi trovavo impegnato nella preparazione di Tutti giù per terra. D’altra parte, solo Giovanni Ferretti e Massimo Zamboni, tra i C.S.I., avevano deciso di partire. Lungi dall’abbandonare l’idea, mi interrogai sul senso di quel viaggio e mi resi conto che il mio viaggio non era quello materiale, ma quello virtuale del film che avrei voluto girare. E che anzi la separazione tra me e Ferretti/Zamboni apriva uno spazio forse ancora più interessante di ricerca: una specie di diario di fine millennio tra Oriente e Occidente, tra qui e altrove, tra nomadismo e stanzialità. Idea rafforzata dalla scoperta geografica che il deserto del Gobi è attraversato dal quarantacinquesimo parallelo, lo stesso che corre per la pianura padana: casa mia, e anche quella dei C.S.I. Il quarantacinquesimo parallelo è di per sé un luogo arcano: rappresenta l’esatta metà dell’emisfero nord, a mezza via tra Polo ed Equatore. Contattai Marco Preti, operatore e filmaker, che si aggregò al viaggio in Mongolia. E io cominciai a girare la pianura con una 16mm, semplicemente guardandomi attorno, immaginando talvolta di essere una troupe mongola in Europa. Su questo paradosso ho coinvolto pian piano gli amici-complici come lo scrittore Gianni Celati e il regista-fotografo Attilio Concari. Ferretti e Zamboni tornarono carichi di idee e suggestioni. Si chiusero insieme agli altri del gruppo in un agritur dell’Appennino reggiano per comporre il nuovo disco. Io mi installai al piano di sopra con un AVID e cominciai a montare. Ogni giorno io scendevo ad ascoltare la musica e loro salivano su a vedere le immagini. Il risultato è Tabula Rasa Elettrificata, il nuovo disco, e Sul Quarantacinquesimo parallelo, questo film che ne usa le canzoni come spina dorsale. Il film è quanto più lontano si possa immaginare da un film-concerto. I C.S.I. non vi suonano una sola nota live. Non è nemmeno un documentario su qualcosa. È un viaggio in uno spazio che si è creato tra la realtà e la fantasia di tutti coloro che sono stati coinvolti. Che è, precisamente, il luogo in cui esiste il cinema.
Autore critica:
Fonte critica:Davide Ferrario
Data critica:



Critica 3:Prendete un mappamondo e individuate il quarantacinquesimo parallelo Nord, a metà strada esatta tra l’equatore e il polo. Seguitelo partendo da Torino, la città di Tutti giù per terra, verso Est, attraversate la Pianura Padana, proseguite per un bel po’ e vi ritroverete in Mongolia. Davide Ferrario a questa linea immaginaria deve essere particolarmente affezionato. Aveva scritto una dozzina di anni fa la sceneggiatura di 45° parallelo, un film di Attilio Concari, fotografo e regista, che ricompare, intervistato, in questo lavoro. Adesso approfitta di un viaggio in Mongolia di due dei componenti dei C.S.I. (la voce Ferretti e la chitarra Zamboni; il terzo resta a casa, al fresco, con i piedi a mollo in una piscina da bambini) per tirare un parallelo, lungo il quarantacinquesimo parallelo, tra la pianura emiliana e le steppe mongole. (E cos’altro è la Pianura Padana se non una steppa pelata, intensamente e interamente coltivata a cereali?) I due musicisti C.S.I. (ex CCCP) viaggiano da Mosca a Ulan-Bator in treno per cinque giorni, poi girano per le ondulate e immense distese del Gobi alla ricerca di paesaggi, persone, suoni. I C.S.I., in Mongolia, a caccia di suoni per il loro Tabula Rasa Elettrificata; Ferrario, in giro per l’Emilia, la terra dove i comunisti regnano ancora, a incontrare strani esemplari della razza umana. In Mongolia, i C.S.I. scoprono, in una yurta, un giovane che canta con un’incredibile voce metallica, accompagnandosi alla chitarra su due sole note ripetute. In Emilia, Ferrario incontra un giovane chioccolatore che sa imitare in maniera perfetta i versi di tutti gli uccelli. Entrambi, cantante mongolo e chioccolatore padano, da applauso. Altri incontri emiliani: un signore settantenne che non si è mai spostato di casa e che conosce cento lingue asiatiche; poi Gianni Celati, romanziere, raccontatore di storie, camminatore di pianura, che racconta di un battaglione di soldati mongoli isolati in Appennino, nel 1945, che con la ritirata tedesca non trovano ponti per passare il Po, fanno una gran festa, cantano, bevono, poi all’alba si buttano col camion nel fiume. Altri incontri in Mongolia: i lottatori di una particolare specie di lotta che passano ore e ore a studiarsi, fino a notte fonda, fino a che uno dei due, ed è un attimo, afferra l’altro. E ancora, in Emilia, un sollevatore di pesi che ha alzato un bilanciere di 525 chilogrammi. Accostati insieme padani e mongoli, ne viene fuori una lezione di etnologia comparata del vicino e del lontano. E non è detto che sia il lontano ad essere più strambo e singolare: anche qui da noi sappiamo difenderci. Qui come là, gli uomini sanno essere straordinari. Ottima idea, questa di Ferrario, di girare, tra un film e l’altro, fuori da schemi e regole, lavori compositi, dai confini, geografici e stilistici, irregolari. Se in Tutti giù per terra Ferrario rendeva viva una storia di ordinario e consapevole smarrimento grazie ad una messinscena allegra, mossa e imprevedibile, qui, sul quarantacinquesimo parallelo, mette in scena l’imprevedibilità del mondo in modo ugualmente imprevedibile. Un altro passo avanti per un regista che cresce a vista d’occhio.
Autore critica:Bruno Fornara
Fonte critica:Cineforum n. 367
Data critica:

9/1997

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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