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21 Grammi - Il peso dell'anima - 21 Grams

Regia:Alejandro Gonzalez Inarritu
Vietato:No
Video:Q Media
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Guillermo Arriaga
Sceneggiatura:Guillermo Arriaga
Fotografia:Rodrigo Prieto, Fortunato Procopio
Musiche:Gustavo Santaolalla; a canzone "Some Devil" è di David J. Mattwes
Montaggio:Stephen Mirrione
Scenografia:Brigitte Broch
Costumi:Marlene Stewart
Effetti:Howard Anderson Company, Robert Vazquez
Interpreti:Sean Penn (Paul), Benicio Del Toro (Jack), Naomi Watts (Christina), Charlotte Gainsbourg (Mary), Danny Huston (Michael), Carly Nahon (Katie), Nick Nichols (Boy), Claire Pakis (Laura)
Produzione:2.1 Films - This Is That Productions
Distribuzione:Bim
Origine:Usa
Anno:2003
Durata:

120'

Trama:

Un incidente unisce i destini di tre persone: Paul, Jack e Cristina. L'amore, la vendetta, la redenzione si intrecciano. 21 grammi è il peso che si perde quando si muore, forse il peso dell'anima.

Critica 1:Pur programmato alla Mostra di Venezia nella distraente confusione dell'ultimo giorno,
21 grammi strappò per Sean Penn la Coppa Volpi del miglior attore. Ma altrettanto bene avrebbe fatto la giuria pilotata dall'esperto Mario Monicelli premiando gli altri due protagonisti, Naomi Watts e Benicio Del Toro, che insieme al laureato formano un terzetto esplosivo. Nel primo film girato in Usa dal messicano Alejandro González Iñárritu di Amores Perros (e sceneggiato anche questo da Guillermo Arriaga), l'intensa partecipazione degli interpreti salda e giustifica una costruzione rapsodica dove si fondono passato e presente. I ritorni all'indietro risultano innestati sull'arco di un'agonia nella quale il ricoverato terminale è destinato a perdere i 21 grammi che pare siano il peso corporeo pagato da noi umani alla morte. Nella cornice provinciale e degradata della periferia di Memphis (Tennessee), tallonati con la macchina a mano dall'inquieto operatore Rodrigo Prieto, tre personaggi uniti da un destino infausto si scontrano e straziano fino alle ultime conseguenze. Vivo per miracolo grazie al trapianto del cuore di un uomo vittima di un incidente di macchina, Sean Penn ha l'irresistibile curiosità di conoscere la vedova dell'estinto, Naomi Watts, che nel frangente ha perso anche le sue due bambine e cerca sollievo nella droga. Dall'incontro tormentato nasce un amore, ma anche l'improvvisa vindice furia di Sean che sembra agire come il cuore (dell'altro) gli detta. Il bersaglio dell'odio è il responsabile fuggito dopo l'investimento, Benicio Del Toro, un pregiudicato nevrotico e bigotto. Per definire il film si potrebbe ricorrere alla paradossale formula delle «convergenze parallele», l'espressione coniata da Aldo Moro. Le esistenze dei personaggi potrebbero non intrecciarsi mai e invece la collusione si verifica con tragiche conseguenze. Disperato, crudo e rigoroso, 21 grammi
pretende anche dallo spettatore il coraggio che ha sorretto l'ispirazione degli artefici; ma solo per scoprire che niente ci è estraneo, pur trasportato sul registro sovracuto, di ciò che travaglia l'animo dei personaggi. Pur essendo difficile trovare un precedente per un simile film, il nome che viene in mente è quello di Stroheim.
21 grammi come Greed, vedremo se il futuro di Iñárritu ci confermerà nella scelta di aprirgli un credito in termini tanto impegnativi.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte criticaCorriere della Sera
Data critica:

17/1/2004

Critica 2:Dolori aggiornatissimi (originati da trapianto cardiaco, incidente stradale, fecondazione assistita, misticismo) in un melodramma febbrile, con pause rassegnate e laghi d'indifferenza. Il giovane regista messicano Alejandro Gonzàlez Inàrritu, ex DJ, ex pubblicitario, ammirato già al suo primo aspro film Amores perros e adesso al suo primo film americano interpretato da due attori esagerati e bravi, Sean Penn e Benicio Del Toro, afferma che 21 grammi è il peso che ciascuno perde nel momento in cui muore, il peso dell'anima: suona un po' come una battuta o una trovata, chissà dove lo ha letto, chissà chi glielo ha detto. Il segno del destino domina la storia intrecciata di quattro personaggi. Benicio Del Toro che si è redento in una fervente devozione religiosa, per incidente uccide con l'automobile un uomo e le sue due bambine; fugge; soffocato dal rimorso si costituisce, viene arrestato e poi rilasciato per insufficienza di prove; l'episodio lo lascia ferito per sempre e senza più fede in Dio. Sean Penn, professore di matematica, cardiopatico gravissimo, riceve in trapianto il cuore dell'uomo morto nell'incidente. Una misteriosa curiosità sul muscolo estraneo ospitato nel suo petto lo possiede: cerca la vedova del suo inconsapevole salvatore, Naomi Watts, la frequenta, la interroga, finge di obbedire alla volontà di lei che vuol vedere morto l'uccisore del marito e delle figlie, fa l'amore con lei, la mette incinta; abbandona la propria moglie Charlotte Gainsbourg, che l'aveva supplicato di darle un figlio anche per inseminazione artificiale; la malattia di nuovo si aggrava, deve ricominciare ad aspettare un altro trapianto. La vita, la morte, la sopravvivenza, il rifiuto o la speranza d'esistere, la dedizione, la colpa, il caso: il regista s'immerge nelle strane oppure consuete sofferenze che affliggono i giorni di tutti, sostiene d'aver voluto costruire una vicenda sulla catena di perdite che svuota i nostri anni (perdita delle persone care, dell'innocenza, delle illusioni, della giovinezza, della salute, dei capelli, dei denti...). Il film dallo stile intenso e forte risulta a volte ridondante, velleitario; meno originale e più accomodante che in Amores perros, il regista può valersi in compenso dei mezzi e interpreti migliori.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

15/1/2004

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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