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Cerimonia (La) - Gishiki

Regia:Nagisa Oshima
Vietato:14
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile soloin sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Nagisa Oshima
Sceneggiatura:Nagisa Oshima, Mamoru Sasaki, Tsutomu Tamura
Fotografia:Toichiro Narishima
Musiche:Toru Takemitsu
Montaggio:Keiichi Uraoka
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Chisako Hara Moglie di Isamu, Atsuko Kaku Ritsuko Sakurada, Kenzo Kawarazaki Masauo Sakurada, Shizue Kawarazaki Tomiko Sakurada, Hosei Komatsu Isamu Sakurada, Akiko Koyoma Setsuko Sakurada, Sue Motobe Chiyo Sakurada, Atsuo Nakamura Terumichi Tachibana, Yumi Narushima Ritsuko bambina, Yoshiaki Ota Terumichi bambino, Nobuko Otwa Shizu Sakurada, Eitaro Ozawa Takeyo Tachibana, Kei Sato Kazuomi Sakurada, Maki Takayama Kiku Sakurada, Taiji Tonoyama Il vecchio, Mutsuhiro Toura Mamoru Sakurada, Tyuichi Tsubaki Masuo bambino, Yukihiro Tsubaki Tadashi bambino, Kyoshi Tsuchiya Tadashi Sakurada, Fumio Watanabe Susumu Sakurada
Produzione:Takuji Yamaguchi e Kinshiro Kuzui per la Sozosha Coproduzione Atg
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Giappone
Anno:1971
Durata:

122'

Trama:

La morte di Kazuomi, patriarca della aristocratica e potente famiglia Sakurada, costringe il nipote Masuo ad organizzare le onoranze funebri e ad assumere la direzione del clan del quale per 25 anni ha subito i contraccolpi pur tentando di viverne all'esterno. Un telegramma annuncia la morte del cugino Terumichi e Masuo, in compagnia di Ritsuko, moglie del defunto, si reca nell'isola, ove quello si era autoesiliato dopo aver abbandonato la moglie. Nel corso del viaggio, Masuo ricorda a se stesso e alla cugina le tappe principali della propria storia: nel 1946, la morte del padre Kinichiro, suicida all'annuncio delle rinunce fatte dall'imperatore; nel 1952, i funerali della madre Kiku; nel 1956, il matrimonio dello zio Isamu e la morte della zia Setsuko; nel 1961, il proprio matrimonio celebrato stranamente in assenza della latitante fidanzata e la morte del cugino Tadashi poliziotto. Giunti nella capanna ove Terumichi si e suicidato, i due cugini leggono il seguente testamento: "Sono l'unico in grado di ereditare la famiglia Sakurada. E uccidendomi, qui sopprimo la famiglia Sakurada"; quindi, Ritsuko si uccide accanto al morto e Masuo rimane solo sulla deserta spiaggia.

Critica 1:Due ore dense di fatti, conflitti, tensioni e di bellezza figurativa, Gishiki è la summa del cinema di N. Oshima, il film che, anche per la limpida simmetria dei suoi ritorni all'indietro, più ha contribuito a farlo conoscere nel mondo. Opera dominata dalla presenza della morte, è una riflessione sulla difficoltà di essere giapponesi, oggi, e un bilancio storico-esistenziale del dopoguerra in Giappone. Film corale che propone almeno due personaggi memorabili: il vecchio despota Kazuono e la dolcissima zia Setsuko, interpretata da Akiko Koyoma, moglie del regista.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:È la storia di una grande famiglia patriarcale, raccontata e rivissuta da un “figliol prodigo”, Masuo. Lo chiamano Masuo (il mancese) perché è nato in Manciuria: è figlio di un Sakurada avventuroso e ambiguo. A trentasette anni, è costretto a ripercorrere nel ricordo una vita non realizzata, dentro una famiglia che lo soffoca. Ha ricevuto un telegramma con cui il suo più caro amico, Terumichi, gli annuncia di volersi suicidare, in un'isola lontana nella quale si è ritirato per sfuggire all'oppressione dei Sakurada. Si mette in viaggio con la cugina Ritsukô.
Gishiki si apre con la prima tappa del viaggio, all'aeroporto, e si snoda in una serie di flashes back. È, in controluce, la storia del dopoguerra giapponese, dal 1945 della occupazione americana e della caduta dei miti imperiali fino alle attuali convulsioni di una società in sviluppo. Dalla sua posizione di eterno escluso (dagli affetti familiari, dall'amore, dal potere), Masuo ha assistito disarmato allo scontro di forze e di sentimenti che lo sfioravano, ferendolo, ma che non gli offrivano mai né una certezza né una speranza. Intorno alle sue travagliate esperienze (quella di oggi, il viaggio verso l'isola dove l'amico si è ucciso; quelle di ieri, che vediamo accumularsi a poco a poco nella sua coscienza), il regista imbastisce una “recherche du temps perdu” di glaciale limpidezza: passato e presente (di Masuo e del Giappone, giacché Masuo è il simbolo di un popolo tagliato fuori dalle decisioni della storia: una vittima talvolta ribelle ma sempre piegata da interessi incontrollabili) hanno il medesimo, cupo tono di una rappresentazione “obiettiva”, dominata da uno sguardo inquisitivo ma indifferente. Non vi sono i languori lirici né le impennate furiose (o, raziocinanti) del cinema giapponese dell'immediato dopoguerra. Gishiki è una radiografia (le regole della tradizione, l'eleganza dei gesti, delle case, dei colori, le insofferenze di una “gioventù malata” che l'obiettivo dipinge in un succedersi pacato di buio e di luce). Il passato è una catena di cerimonie (Gishiki significa cerimonia). La prima è quella in cui si celebra - non appena Masuo e la madre sono tornati a casa, nel 1947 - il rito in memoria del padre suicida, alla presenza di tutta la famiglia. Masuo, ragazzino, gioca coi cugini Ritsukô e Tadashi e con l'amico Terumichi a baseball. La seconda è la veglia funebre per la morte della madre. Masuo, diciannovenne, partecipa ai campionati di baseball. Non ha avuto nemmeno il tempo di cambiarsi. E ora è coinvolto in un groviglio di passioni e di interessi. Il nonno, padrone assoluto della famiglia, umilia e possiede, davanti ai suoi occhi, la nuora Setsuko. E Masuo stesso, immediatamente dopo, fa l'amore (“Siate la mia prima maestra”) con Setsuko e corteggia la figlia Ritsukô, che ama non ricambiato. La terza vede il matrimonio dello zio Isamu, che è - con scandalo del nonno - un attivista comunista. Tutti si alternano a cantare. Masuo si apparta con Tadashi, Ritsukô e Terumichi. La cugina e l'amico si amano, mentre la voce di Masuo cui tocca la guida dei flashes back (si rivolge alla Ritsukô di oggi, in viaggio con lui per l'isola) racconta che Terumichi ha avuto anche lui rapporti con Setsuko. Quella Setsuko che, nell'episodio rievocato, Masuo cerca di consolare (sta meditando il suicidio) e che il mattino seguente sarà trovata uccisa nel bosco. La quarta è la lunga, avvilente cerimonia del matrimonio di Masuo senza la sposa (che il nonno gli aveva imposto e che è fuggita). Il rito, poi, si trasforma in una grottesca veglia funebre per Tadashi. La quinta è la cerimonia in onore del nonno defunto, dieci anni dopo. C'è anche Ritsukô che, impietosita dallo stato di prostrazione in cui versa Masuo, fa per la prima e unica volta, in un angolo appartato della sala, l'amore con lui. Il passato, ora, è chiuso. All'alba, Masuo e Ritsukô arrivano all'isola e trovano Terumichi in una baracca di legno, nudo e insanguinato. Ritsukô si avvelena accanto al cadavere, mentre Masuo corre fuori e si abbatte sulla riva. Fra le lacrime rivede la dolce scena infantile dei suoi amici (Ritsukô, Terumichi, Tadashi, Setsuko) che giocano a baseball con lui. La pallina bianca cade accanto a Masuo che ripete l'antico gesto di accostare l'orecchio al suolo, per scacciare un incubo da cui è perseguitato.
Nagisa Oshima (Kyoto, 31 marzo 1932) appartiene alla terza generazione dei cineasti nipponici del dopoguerra. In polemica sia con i maestri della prima generazione (i Mizoguchi, gli Ichikawa, i Kurosawa) sia coi nuovi autori degli anni sessanta (i Kobayashi, i Teshigara, i Masumura, piú sensibili alle inquietudini della società contemporanea), egli iniziò a ventisette anni - dopo alcune esperienze letterarie e un'attiva militanza politica a sinistra - una metodica esplorazione del caotico universo di conformismo dolore e ribellione in cui si dibatte la gioventú giapponese. Gishiki è il suo diciottesimo film (di lucida potenza espressiva furono, tra i precedenti, Nihon no yoru to kiri, Notte e nebbia del Giappone, 1960, e Koshikei, L'impiccagione, 1968). Severo come i riti che riproduce fedelmente, rituale esso stesso nella forma che adotta (il rito di un rito, immagine della morte che nasce da immagini morte), percorso dai movimenti morbidi di una macchina da presa che si immerge nella immobilità di un mondo splendido e chiuso, accompagnato dagli accordi soffocati di una musica che ricorda la “sgradevolezza” weberniana, Gishiki è, forse, una lezione di storia più ancora che una lezione di cinema.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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