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Mio piede sinistro (Il) - My Left Foot

Regia:Jim Sheridan
Vietato:No
Video:Columbia Tristar Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Shane Connaughton, Jim Sheridan, tratto dal romanzo autobiografico "My Left Foot" di Christy Brown
Sceneggiatura:Shane Connaughton, Jim Sheridan
Fotografia:Jack Conroy
Musiche:Elmer Bernstein
Montaggio:Patrick J. Ovfener
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Cyril Cusack, Daniel Day-Lewis, Adrian Dunbar, Brenda Fricker, Ray Mcanally, Ruth Mcgabe, Hugh O'Connor, Fiona Shaw, Alison Whelan
Produzione:Ferdale Films, Granada, Raidio Teilifis Eireann (Rte)
Distribuzione:Academy
Origine:Gran Bretagna
Anno:1989
Durata:

106'

Trama:

A Dublino nel 1932, Christy Brown, appena nato, è vittima di una paralisi che gli impedisce di parlare e di muoversi: i medici al riguardo esternano pessimistiche previsioni sulla possibilità di sopravvivenza di Christy che, malgrado questo handicap, viene ben accettato da tutta la numerosa ma povera famiglia, composta dal padre muratore, dalla madre casalinga e da dodici fratelli. Con il trascorrere degli anni Christy sorprende i familiari per i suoi tentativi di comunicare con il piede sinistro, tramite il quale riesce a scrivere alcune parole e a dipingere. Successivamente, a diciassette anni, gli viene offerta l'occasione di essere curato dalla dottoressa Eileen Cole: con l'intervento di questa specialista Christy compie consistenti progressi che gli consentono di ottenere un notevole successo come pittore. Dopo un folle tentativo di suicidio, provocato dal matrimonio del suo amico Peter con Eileen, della quale si era perdutamente innamorato, Christy scrive la sua autobiografia, che viene pubblicata: entusiasta di questo libro l'infermiera Mary Carr accetta di sposarlo.

Critica 1:Storia vera di Christy Brown (1932-81), nono di tredici figli di una famiglia operaia irlandese, paraplegico dalla nascita, che riuscì a esprimersi col piede sinistro, diventando un apprezzato pittore e scrittore. Opera prima dell'irlandese J. Sheridan, ha molti meriti: la performance tormentata di D. Day-Lewis (premio Oscar come protagonista insieme con B. Fricker, la madre, premiata come non protagonista) e, nonostante il taglio edificante e nobilmente irrealistico del racconto, una ruvida sobrietà nella descrizione dell'ambiente operaio, con tocchi di umorismo e notazioni che rimandano alla Dublino di Joyce, più volte citato, e alla Liverpool di Terence Davies.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Scrive Heinrich BölI in Diario d'Irlanda che in quel paese vive la donna con i piedi più belli dei mondo; è Mary Mc Namara che ora sta per partorire il suo quarto figliolo: “A quest'ora laggiù nella stanza, lampade ad olio e candele ardono davanti a tutte le immagini sacre e i piedi di Maria che cercano un punto di appoggio, premono contro le sbarre del letto scivolano e appaiono fuori: bianchi, teneri, vigorosi i piedi più belli che la giovane moglie del medico abbia mai visto... Piedi mai visti a nessuna stella dei cinema, certo i piedi più belli dei mondo: bianchi, teneri, vigorosi, mobili quasi fossero mani, piedi di Atena, piedi di Giovanna D'Arco”.
Chissà se anche i piedi della signora Brown avranno spinto contro le sbarre del letto, nella corsia dell'ospedale di Dublino in quella notte del 1932 quando mise al mondo suo figlio Christy. E saranno stati belli i suoi piedi? Di sicuro erano forti, perché un po' di quella forza devono averla tramandata al piccolo Christy che farà dei suo piede il punto di forza di tutta la sua vita. ll mio piede sinistro racconta infatti la storia di Christy Brown nato con una lesione cerebrale che lo condanna ad una paralisi totale: l'unica parte relativamente mobile del suo corpo è appunto il piede sinistro. È proprio a partire dalla scoperta delle potenzialità d'uso, delle risorse che anche un solo piede può permettere, che il piccolo Christy dimostra alla sua famiglia prima e al mondo poi, di essere dotato di sensibilità, generosità, talento, insomma di essere normale.
Certo nella realtà le cose, di solito, vanno un po' diversamente: per esempio questo tipo di malattie peggiorano con il passare degli anni, anziché migliorare come avviene per Christy; e poi non tutti hanno la sua forza di volontà, c'è chi si lascia andare, chi diventa totalmente passivo, chi incattivisce ingabbiato in un corpo che lo costringe all'immobilità. Se pensiamo che solo la perdita del pollice di una mano comporta la riduzione del cinquanta per cento delle capacità prensili, possiamo immaginare cosa deve essere la vita di un uomo che può muovere solo un piede. Nonostante tutto questo Christy ce la farà: conquisterà la notorietà come pittore e scrittore e, finalmente, anche l'amore tanto sognato. Che poi, cinematograficamente, tutto questo abbia il sapore un po' troppo dolce di una bella favola non mi sembra abbia molta importanza, del resto il film è basato su di una storia vera e, quindi, possiamo immaginare che i fatti si siano svolti più o meno proprio così. Paradossalmente proprio quello che di solito è un difetto, cioè il restare un po' a mezza strada, in questo film è un pregio: un po' tragedia e un po' commedia, un po' di pietismo ma non troppo, niente miracolose guarigioni ma un po' di miglioramento e, soprattutto, niente gigionismo di plastica alla Rain Man.
Del resto la formazione di Christy, avviene né più né meno come quella di tutti gli altri ragazzi del quartiere, scorazzato da questi su di una rudimentale carriola, egli condivide e a volte subisce i giochi e gli scherzi di tutti gli altri; la scoperta dei cosiddetti misteri del sesso sui giornaletti per esempio, con l'esperto di turno che spiega: “Ci ficchi dentro il tuo "coso" per una mezz'oretta e poi nascono i bambini, se ce lo tieni un'ora nascono i gemelli”. I rimproveri per i ritardi all'ora del tè, ecc.
Un film insomma che ci sembra viaggiare sui tranquilli binari di una aurea mediocrità: accademico quanto basta per farlo sembrare un film impegnato, manierato al punto giusto, l'esordiente Jim Sheridan si dimostra capace di cucinare un piatto a tratti gustoso, a tratti insipido ma nell'insieme abbastanza gradevole.
Daniel Day Lewis si è portato via l'Oscar per la migliore interpretazione, per quanto possa valere se il premio aumenterà le quotazioni del simpatico attore inglese, questo non potrà che farci piacere: non capita tutti i giorni di premiare un attore che recita con i piedi: “Piedi mobili quasi fossero mani, piedi di Atena, piedi di Giovanna D'Arco”.
Autore critica:Achille Frezzato
Fonte critica:Cineforum n. 293
Data critica:

4/1990

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Mio piede sinistro (Il)
Autore libro:Brown Christy

A cura di: Redazione Internet
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