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Per favore… non mordermi sul collo - Fearless Vampire Killers (The)

Regia:Roman Polanski
Vietato:14
Video:Mgm Home Entertainment (Gli Scudi)
DVD:
Genere:Commedia - Horror
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Gerard Brach, Roman Polanski
Sceneggiatura:Gerard Brach, Roman Polanski
Fotografia:Douglas Slocombe
Musiche:Krzyszstof Komeda
Montaggio:Alastair Macintyre
Scenografia:Wilfred Shingleton
Costumi:Sophie Devine
Effetti:
Interpreti:Jack Macgowran (Prof. Abronsius), Roman Polanski (Alfred), Alfie Bass (Shagal), Sharon Tate (Sarah), Terry Downes (Koukol), Ferdy Mayne (Conte Von Krolock), Ian Quarrier (Herbert)
Produzione:Cadre Films – Filmways - Gene Gutowski
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Gran Bretagna
Anno:1967
Durata:

107’

Trama:

Il professor Abronsius, autore di importanti studi sul fenomeno del vampirismo, giunge con il suo assistente Alfred nei pressi di un castello della Transilvania nel quale ha posto la sua base un gruppo di vampiri. Sospinto dalla sua curiosità di scienziato Abronsius penetra nel castello, insieme ad Alfred, il quale è intenzionato a portare in salvo una giovane locandiera rapita dal capo dei vampiri, il conte von Kroloc. I due cadono ben presto prigionieri di von Kroloc, il quale decide di trasformarli in vampiri (è sufficiente un morso sul collo da parte di un vampiro per rimanere irrimediabilmente contagiati) ed associarli al suo gruppo. Prima che von Kroloc riesca a realizzare il suo disegno, Abronsius e Alfred riescono pero' a fuggire portando con loro la bella locandiera rapita. Imperdonabile errore, poichè la locandiera è già stata trasformata da von Kroloc in vampira e non tarderà a contagiare anche lo sventurato Alfred.

Critica 1:Il prof. Abronsius, vampirologo, e il suo giovane assistente Alfred si arrampicano sugli specchi per non trasformarsi in vampiri e salvare la bella Sarah nel castello del conte von Krolock, in Transilvania. Polanski si prende una vacanza e fa un film da spettatore, badando soprattutto al livello figurativo e tirando fuori il meglio del suo aguzzo umorismo ebreo-polacco. Ne esce una commedia fantastica più che una parodia di garbo irresistibile, ricca di invenzioni, divertente e semplice, nella sua raffinatezza. Scritto dal regista col francese Gérard Brach.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:« I vampiri sono i morti che escono la notte dai cimiteri per succhiare il sangue dei viventi, alla gola o al ventre, dopodiché vanno a mettersi nelle fosse ». Cosí la pellaccia illuminista di Voltaire, sulle cui labbra aleggia un aristocratico sorriso. Ad esso si contrappongono però i volti seri di compassati intellettuali che consacrano nel XVIII e XIX secolo le loro forze allo studio delle malefiche divinità della notte.
I vampiri nascono dalle tenebre dell'inconscio umano incapace di afferrare il reale e di esorcizzare scientificamente le sue irrazionali paure. La vampirologia dei Collin de Plancy, dei Dom Augustin Calmet, dei Berger de Xivray sta alla psicanalisi come gli studi sull'alchimia e sulla pietra filosofale stanno all'economia politica e alle leggi scientifiche dell'accumulazione di capitale.
Il fascino inquietante del mistero e la concrezione plastica, in immagini fosche e decadenti, dell'istinto irrazionale che si cela nell'uomo e nella storia, hanno spesso spinto il cinema nel gorgo dell'horror. Dal romanzo di Bram Stoker, Dracula, prende spunto il capolavoro di Murnau, Nosferatu (1922), le cui angosce scavate in chiaroscuri espressionisti lasciano intuire il macabro volo del pipistrello nazista. «Superato il ponte di passaggio di Nosferatu», sentenzia Ado Kirou, «raggiungeremo la perfetta espressione dell'Amore e della Ribellione ». Proposizione un po' enfatica di fronte a cui si aprono prospettive assai incerte. Nel 1931 anche Hollywood scopre Dracula e affida a Ted Browning la realizzazione dell'omonimo film, in cui il fascino delle atmosfere irreali e del sottile fantastico finisce per prevalere sulla tensione drammatica.
Inizia la lenta discesa verso l'horror piattamente commerciale della serie dei «Dracula» di Lambert Hillyer, Erle Kenton, Paul Landres e Terence Fisher, vampirologo tra i vampirologi del XX secolo. L'horror diviene una reiterata aggressione alle coronarie dello spettatore che paga il biglietto per il piacere masochistico di essere spaventato. Masochismo del tutto particolare, perché il fruitore del film vuole provare terrore senza subire una vera violenza psicologica, vuole esorcizzare angosce e inibizioni nella paura senza pericolo che può dare la rappresentazione filmica. È questa dimensione dei film dei vampiri ad affascinare Polanski, che realizza il film con spirito di spettatore. «La parodia non era nelle mie intenzioni. La mia idea era il racconto di fiabe, vale a dire qualcosa che può far paura ma è piacevole. E c'era anche l'avventura. I due (Abronsius e Alfred) vanno insieme, un po' nello spirito dei bambini. I due fanno parte dell'atmosfera che volevo rendere. Voi sapete, quel desiderio infantile di avere paura senza pericolo, di poter ridere della vostra paura. Un po', se si vuole, un viaggio, a Disneyland... Ho avuto voglia di realizzare Per favore... non mordermi sul collo come spettatore. Come cineasta che vuol dire qualcosa di nuovo e di importante c'è Cul de sac » (« Cahiers du Cinéma » 208 1969). L'angoscia di Cul de sac viene esorcizzata in Per favore... non mordermi sul collo dall'humour ebreo-polacco di Polanski, l'humour diabolico di cui parla Jean-Marie Drot, disposto a prendersi gioco di tutto, anche dell'umorista.
La nostalgia dei miti romantici viene qui riproposta sotto le comiche spoglie della mitologia vampirica, il grottesco che accompagna il profanatore del maniero di Northumberland si stempera nel farsesco, tratto espressivo che caratterizza la figura del professor Abronsius. Il professore, docente all'università di Kònisberg, luminare della vampirologia, noto soprattutto come autore di libri sui pipistrelli, è personaggio insolito anche nella pittoresca galleria polanskiana: diverso dagli omini surreali dei cortometraggi polacchi, ha in comune con essi la verve ingenua e naîve, trasfigurata dalla potenza fantastica di un'immaginazione alla Meliès. Caricatura sbozzata con pochi tratti essenziali, incrocio ridicolo di Einstein e Don Chisciotte, Abronsius incarna la goffa tracotanza idealistica della scienza decisa a sgominare i mulini a vento dell'irrazionale e destinata all'esilarante capitombolo finale. Attraverso il disegno dell'arzillo vegliardo Polanski manifesta la sua divertita perplessità per quanto riguarda il contributo decisivo che la scienza dovrebbe portare allo sviluppo sociale dell'umanità.
Il personaggio di Abronsius è stato spesso condotto dai critici sul banco degli accusati, colpevole delle indubbie sfasature ritmiche del film. « Con la sua silhuette divertente, sarebbe perfettamente al suo posto in una farsa, ma Per favore... non mordermi sul collo non è quella che si può
chiamare una farsa e la sfasatura tra Abronsius e gli altri personaggi è troppo evidente nella misura in cui quelli, considerati con un'ironia che non è esente da finezza, conservano costantemente gli uni uno spessore umano e gli altri una dimensione fantastica e mitica, mentre quello appare dalle prime immagini sino alla fine come una caricatura disegnata a grandi tratti, simili a quelle che si vedono nei giornali umoristici o in certi disegni di animazione ». Non si può condividere del tutto l'opinione qui riportata di Hadiquet, se si vuol credere a quanto afferma Polanski a proposito del motivo ispiratore del film. « Le cose (che sono al di là del puro divertimento) non sono quelle che mi hanno spinto a fare il film, ma .piuttosto l'idea generale, l'ambiente, l'atmosfera e reminiscenze di fatti vissuti quando ero piccolo » (« Cahiers du Cinéma » 208 1969). I vampiri, dunque, gli scienziati pazzi, gli assistenti tremebondi, gli albergatori fauneschi, sono fuochi fatui accesi dalla contemplazione trasognata dei paesaggi incantati della Transilvania e modellati dalla memoria dell'esule polacco con i timbri cromatici della terra navale.
Polanski è un pittore che ama datare poeticamente le sue opere segnando la cifra sullo sfondo dei paesaggi. La brulla e geometrica cornice scenografica di Il coltello nell'acqua è l'anima del dramma mancato sul lago di Masuria; il mistero dei canali di Amsterdam anticipa lo strano comportamento della ragazza di La collana di diamanti; le crepe e le voragini in cui sembra sprofondare la Londra di Repulsion introducono il lento processo di dissociazione di Carol; la marea che sale intorno a Northumberland a cancellare la strada che porta al castello, prepara il minaccioso crescere del dramma oltre i livelli di sicurezza.
I paesaggi della Transilvania appaiono trasfigurati al tocco della bacchetta magica di Marc Chagall. L'esule Chagall vivifica l'amore e il ricordo della sua Russia, tornando sulla tela alle pianure innevate, ai silenzi dei boschi, per accenderli della luce fantastica che il suo pennello sa sprigionare. Sulle orme stilistiche di Chagall, Polanski torna a rivisitare con la memoria la Polonia dell'infanzia. La sordina della nostalgia filtra il ricordo, smussa le asprezze della scenografia reale: i paesini addormentati nelle valli risplendono delle luci dei presepi, i cieli si tingono di irreali bagliori turchini, !e nevi, distese a perdita d'occhio, sfumano il loro candore in un magico azzurrino. Per Polanski, Polonia «è» solo paesaggi. Paesaggi di un incantesimo bello e lontano a cui si guarda forse con nostalgia ma senza rimpianto. La nostalgia senza rimpianto sconfina in breve nella nostalgia del rimpianto: l'incantesimo perde l'angoscia del possibile sortilegio reale per tramutarsi in fiaba, dove si può avere paura senza pericolo, ma in cui vibra l'amarezza del gioco piacevole e insensato.
La scenografia di Per favore... non mordermi sul collo è cartina tornasole necessaria per misurare la diversa funzionalità dei personaggi all'assunto narrativo. Le personalità dei protagonisti dei film di Polanski non hanno passato né futuro ma si sviluppano e si formano al contatto diretto e spesse volte casuale con la natura e con altri personaggi, in un rapporto di causalità univoca o reciproca. La comicità farsesca di Per favore... non mordermi sul collo non nasce meccanicamente dallo stravolgimento parodistico degli ingredienti narrativi tipici del « genere horror », ma dall'utilizzazione di tale procedimento all'interno dei rapporti che si vengono a stabilire tra i personaggi o tra essi e l'ambiente. La fede ebrea di Shagall, albergatore-vampiro, acquista pregnanza espressiva quando la giovane donna, sul punto di essere vampirizzata, cerca invano di sbarrargli la strada con il crocefisso.
Gli specchi non riflettono da che mondo è mondo l'immagine dei vampiri; ma il particolare acquista rilevanza quando questa legge dell'«ottica vampirica» svela l'identità dei profanatori. I brani piú esilaranti di Per favore... non mordermi sul collo nascono da un meccanismo di conflittualità tra elementi eterogenei, che scoprono in essa la loro vera natura. Dialettica che coinvolge non soltanto i personaggi e l'ambiente, ma anche la struttura formale dell'opera, la cui comicità trova modo di sprigionarsi con maggiore efficacia nel montaggio per stacchi finemente ironico e allusivo che caratterizza la parte iniziale del film, piuttosto che nelle concitate scene di azione, che si svolgono tra le mura del castello a mimare lo spirito d'avventura alla Verne. Nelle scene d'apertura infatti, girate negli interni fumosi della locanda di Shagall o sulle piste ghiacciate intorno al paesino, si respira l'aria frizzante dell'umorismo ebreo-polacco, che prende fuoco all'osservazione del minimo dettaglio in grado di collegare l'erotismo dilagante nella locanda, dove sostano Abronsius e Alfred, e il vampirismo, ombra minacciosa che sovrasta il paese ma di cui è vietato parlare. Eros e aglio, eros e crocefissi, eros e denti aguzzi, èros e nubomania si accavallano, si sovrappongono, balzano fuori all'improvviso da sotto i tavoli, dalle camere da letto, dalle tinozze contese, lungo stretti corridoi, giú per le scale, in fondo a botole e a barili di vino, in un carosello di sentimenti contrastanti, di risate raggelate dalla discesa di un vampiro, di paure tenute a lungo in bilico sulla corda dell'angoscia perché piú ridicolo sia il tonfo finale, provocato da un montaggio sfrontato e beffardo.
Von Krolok, il Dracula polanskiano, vampirizza Sarah, la bella figlia di Shagall di cui Alfred è innamorato. La scena è vista dall'assistente di i Abronsius in soggettiva, attraverso il buco della serratura. Al culmine della tensione e del truculento, quando lo spettatore avverte la sintoniatica contrazione allo stomaco alla Terence Fisher, viene sorpreso con rapido stacco dal primo piano di Alfred che penzola fuori la lingua in segno di disgusto. La tensione, frantumata dallo sberleffo, si scatena in riso isterico. Molto meno felice il racconto dell'avventura dei due vampirologi nel castello, dove scene e dialoghi perdono progressivamente quota, se si eccettua la travolgente impennata dell'approccio d'amore tentato da Herbert, vampiro pederasta, ai danni del malcapitato Alfred sulle tracce di Sarah, prigioniera nel castello. Anche qui eros e vampirismo accendono la scintilla comica, che esplode poi in un fuoco d'artificio di impreviste trovate keatoniane e di surreali estri harpo-marxiani.
La comicità di Polanski non è dunque mai comicità di personaggi ma piuttosto comicità di situazioni. E in questa osservazione c'è la spiegazione piú plausibile della relativa eterogeneità espressiva del personaggio di Abronsius rispetto alla struttura dell'opera. La figura del professore cerca di attingere il farsesco attraverso un moto interno di tipo psicologico, che si correla alla struttura narrativa per mezzo di un procedimento analogico e non di subordinazione causale: la tensione comica cresce cosí su se stessa a vuoto e non sa andare al di là dei limiti caricaturali. Il tratto grosso della caricatura mantiene d'altra parte un fascino fiabesco, che appare assolutamente negato alla fredda parodia cerebrale che raggela i personaggi di Von Krolok, del suo servo, creatura immonda tutta stupore e ferocia, e di Sarah, languida fino all'evanescenza, perfida, vanitosa e vampira come tutti i personaggi femminili polanskiani.
Autore critica:Stefano Rulli
Fonte critica:Roman Polanski, Il Castoro Cinema
Data critica:

3/1975

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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