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Uomo che sussurrava ai cavalli (L’) - Horse whisperer (The)

Regia:Robert Redford
Vietato:No
Video:Buena Vista Home Entertainment
DVD:Buena Vista Home Entertainment
Genere:Drammatico
Tipologia:Giovani in famiglia, Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di Nicholas Evans
Sceneggiatura:Richard Lagravenese, Eric Roth
Fotografia:Robert Richardson
Musiche:Thomas Newman
Montaggio:Hank Corwin, Freeman A. Davies, Tom Rolf
Scenografia:Jon Hutman
Costumi:Michael Bird, Richard Stutsman, Neil Trifunovich
Effetti:
Interpreti:Robert Redford (Tom Booker), Kristin Scott Thomas (Annie Maclean), Scarlett Johansson (Grace Maclean), Kate Bosworth (Judith), William Buddy Byrd (Lester Petersen), Chris Cooper (Frank), Don Edwards (Smokey), Steve Frye (Hank), Jessalyn Gilsig (Lucy), Ty Hillman (Joe Booker), Cherry Jones (Liz), Sam Neill (Robert), Jeanette Nolan (Ellen Booker), Dianne Wiest (Diane)
Produzione:Robert Redford e Patrick Markey per Wildwood Enterprises - Touchstone Pictures
Distribuzione:Buena Vista International Italia
Origine:Usa
Anno:1998
Durata:

160’

Trama:

Un terribile incidente di cui Grace MacLean, 14enne, rimane vittima mentre cavalca Pilgrim, lascia nella ragazza profonde ferite sul piano fisico e psicologico. Anche il cavallo resta gravemente ferito e la veterinaria consiglia di abbatterlo. La madre di Grace, Annie, direttrice a New York di una importante rivista, capisce che un forte legame unisce la figlia al cavallo, e, vincendo le resistenze del marito Robert, decide che questo rapporto va salvato e recuperato. Venuta a sapere del luogo dove si trova Tom Booker, considerato il maggior esperto di cavalli, parte per il Montana, portando con sé la figlia e il cavallo stesso. Tom accetta l'incarico ed inizia un paziente lavoro, volto a recuperare tutto ciò che l'incidente ha distrutto. E' un' operazione che si dimostra più difficile del previsto, e così il soggiorno si prolunga e Annie si vede sostituita alla guida della rivista. Così tra Tom e Annie ha modo di nascere una reciproca ammirazione e attrazione. Quando è il momento della prova finale, arriva sul luogo anche Robert. I sacrifici fatti ottengono il premio sperato: Grace sale di nuovo su Pilgrim, che la conduce con docilità. Robert, che ha intuito il legame creatosi tra Annie e Tom, riparte, lasciando la moglie sola con se stessa. Poco tempo dopo, Annie capisce che il suo posto è accanto al marito e alla figlia, e lascia il Montana per fare ritorno a New York.

Critica 1:Una ragazzina e un cavallo. Una famiglia della borghesia medio-alta newyorkese nella quale serpeggiano sintomi di crisi. Altri ragazzini, e cavalli, vacche e tori, sperduti nel panorama del Montana. E un'altra famiglia, di fattori, per la quale il tempo ha una scansione diversa. Anche qui, riaffiorano le crisi nell'anima degli individui (che, parafrasando una battuta del film, possono anche essere venuti dal cielo, ma sono comunque uomini). Ma, appunto, c'è un tempo diverso per lenirle. Quanto tempo occorre per guarire un cavallo (o un altro animale, o un uomo) ferito nel corpo e nell'anima? È soprattutto questo tempo, questo ritmo necessario, che il film di Redford cerca di cogliere. Le tre ore di L'uomo che sussurrava ai cavalli non sono troppe; forse, per la soggettiva impaurita di Pilgrim, bellissimo cavallo devastato da un incidente, e per la disperazione della sua padroncina, sono addirittura poche. È il tempo che serve per scrollarsi di dosso la città, in un viaggio attraverso il continente sintetizzato da successive panoramiche, per rientrare nel mito, alle radici di un'America sognata. Quasi un western, forse l'ultimo western possibile, dopo la corsa pazzesca di Cimino Verso il sole. Quasi un ultimo tentativo della Gente comune del primo film di Redford per ricucire una sintonia familiare sempre più critica. Quasi una storia d'amore, intessuta di sguardi, capelli, mani, corpi che si sfiorano, per il momento inimitabile di un giro di ballo. Un film classico, che accetta tutti i fischi dell'improponibilità del cinema classico, e che si costruisce sull'equilibrio dei piani classici. La regia di Redford accompagna la finezza della sceneggiatura di Richard LaGravenese, un maestro del dettaglio, capace di spurgare tutto il sensazionalismo da best seller mediocri, come questo e come il libro all'origine di I ponti di Madison County di Eastwood. E alla fine Redford, ultimo cowboy, resta in cima all'inquadratura, per vedere il suo amore che torna in città.
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

27/10/1998

Critica 2:Il cinema degli effetti speciali contro il cinema classico, New York, metropoli ipercinetica, contro il Montana e il West dei ranch e delle verdi vallate. Una giornalista in carriera contro il "sussurratore". Estenuante nella sua infinita ballata, L'uomo che sussurrava ai cavalli piacerà a chi ama lo sciamano dagli occhi azzurri, il narratore biondo, ultimo divo di Hollywood che ha fondato il Sundance Film Festival, oasi degli indipendenti, Robert Redford, rosolio del box-office eppure produttore esecutivo di un documentario su Leonard Peltier, attivista dei diritti dei nativi d'America, incarcerato. “Un uomo che viene dal cielo", come dice Diane Wiest nel film, ma anche un cowboy che ama la terra, e sa restare in attesa per ore accovacciato nell'erba finché il cavallo impazzito non si avvicini docile. Il film, diretto e interpretato (inusualmente) da Redford, crea lo stesso scarto spazio-temporale per lo spettatore, immerso in questo ipnotico viaggio nel Montana, dilatato per 180'. Non c'è gusto paesaggistico, anche se l'obiettivo spazia su monti e vallate, ma voglia di thriller interiore, che si sviluppa per ellissi tanto che la protagonista - la magnifica Kristin Scott Thomas (Un'estate indimenticabile di Pintilie) - nevrotica con cellulare, presto sarà a mille miglia di distanza da Manhattan immersa nello sguardo del fantasma Redford, angelo dell'apocalisse western come Clint Eastwood. Due anime del secolo cinematografico, saggi come il cinema. La storia è quella raccontata dall'inglese Nicholas Evans nel best-seller omonimo. (...) Un uomo dai poteri paranormali, un uomo dietro la macchina da presa che rallenta la velocità della pellicola e aspetta che lo sguardo impazzito si posi in macchina. Robert Redford ama questo nel romanzo di Evans: il momento dell'attesa, dell'appostarsi, in attesa che il Milagro (suo anche Quiz Show e In mezzo scorre il fiume) si compia. Ed è così che la direttrice nevrotica del settimanale Cover (la licenzieranno) s'innamora del cow-boy santone, confinato fuori dalla modernità. Perché sa entrare in contatto, e fa scintille che producono energia e rompono ogni macchina celibe. Era la storia del bellissimo Gente comune (Ordinary people), film d'esordio alla regia e Oscar, avvolgente melodramma familiare. L'uomo che sussurrava ai cavalli, sceneggiato da Eric Roth, Oscar per Forrest Gump e da Richard LaGravenese (I ponti di Madison County di Clint Eastwood), racconta, alla fine, della violenza che non è da meno in Montana, passando per Little Big Horne, luogo della caduta del generale Custer, fino al ranch dove si marchiano a fuoco le bestie... Se non fosse per quel vecchio angelo che fa guarire anime e corpi, uomini e cavalli con quel sorriso infinitamente estraneo.
Autore critica:Mariuccia Ciotta
Fonte critica:il Manifesto
Data critica:

12/11/1998

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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