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Questi giorni -

Regia:Giuseppe Piccioni
Vietato:No
Video:
DVD:Biblioteca Rosta Nuova, Biblioteca Ospizio
Genere:Drammatico
Tipologia:Amicizia, Disagio giovanile, Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Marta Bertini - (romanzo), Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Atalanta Ridolfi
Sceneggiatura:Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Atalanta Ridolfi
Fotografia:Claudio Cofrancesco
Musiche:Valerio C. Faggioni
Montaggio:Alice Roffinengo
Scenografia:Giada Calabria
Costumi:Emanuela Naccarati
Effetti:
Interpreti:Maria Roveran (Liliana), Marta Gastini (Caterina9, Laura Adriani (Angela), Caterina Le Caselle (Anna), Filippo Timi (Professor Mariani), Alessandro Averone (Guglielmo), Mina Djukic (Mina), Sergio Rubini (papà di Angela), Margherita Buy (Adria), Giulio Corso (Valerio)
Produzione:11 MARZO FILM, PUBLISPEI, RAI CINEMA
Distribuzione:Bim
Origine:Italia
Anno:2016
Durata:

120'

Trama:

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell'incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l'attendono una misteriosa amica e un'improbabile occasione di lavoro.

Critica 1:(...) Esponente di quella generazione del cinema italiano apparsa negli anni Ottanta (...) Piccioni è un regista non etichettabile, perché sia nella leggerezza della commedia che in storie più dure e dolorose (...) appare libero da quella «tradizione» del cinema italiano (commedia in testa) a cui sembra per forza, e specie appunto nella sua generazione, si debba guardare. Questi giorni è una storia d'amore e di amicizia, e insieme un romanzo di formazione (...) nel quale a crescere, o meglio a cambiare, sono però un po' tutti, gli adulti e i ragazzi, le madri e i figli. (...) Piccioni (...) guida con delicatezza e pudore le sfide sempre importanti nella loro dimensione quotidiana che incontrano le sue protagoniste, ne sa guardare i momenti di spaesamento, le incertezze e insieme l'energia che si mischiano con naturalezza confondendosi come i loro sentimenti. È la vita che scorre nelle sue infinite sfumature, in una dimensione «ordinaria», quella di una relazione fatta di frammenti, di slanci e di fratture, che la macchina da presa cattura e rende storia senza utilizzare i contenitori «generazionali» anche se l'orizzonte delle protagoniste è quello di oggi, ne condivide le incertezze, gli entusiasmi, le parole. Le conosciamo lì, in quel momento, è il movimento che attraversano che il film segue, quel tempo breve in cui però si dispiegano molte possibilità, un orizzonte aperto, in divenire, un flusso impalpabile di delicata intensità. Il piacere di un cinema che sa ancora sorprendersi di sé stesso.
Autore critica:Cristina Piccino
Fonte criticail manifesto
Data critica:

9/9/2016

Critica 2:Quattro amiche: Caterina, Liliana, Anna e Angela e una città di provincia. La prima ha ricevuto una proposta di lavoro in un hotel stellato a Belgrado e ha scelto di accettarla. Le altre decidono di accompagnarla portandosi dietro i loro problemi: una malattia, un innamoramento non convenzionale, una gravidanza agli inizi. Il viaggio costituirà per tutte un momento di svolta. Giuseppe Piccioni aveva lasciato un segno nel cinema italiano con il suo secondo film, un on the road che attraversava la penisola (Chiedi la luna) leggendone i mutamenti. Torna ora a percorrere strade che lo portano fuori dal nostro sempre meno rappresentabile Paese per concentrarsi su quattro giovani attrici che aderiscono totalmente al suo progetto. Lo si comprende da alcuni sguardi e gesti che sembrano quasi rubati dalla macchina da presa.
Ognuna di loro è alla ricerca di se stessa ma, al contempo, tutte sembrano voler fuggire da ciò che le agita nel profondo. Mostrano però, rispetto alle figure maschili che lasciano a casa o a quelle che incontrano sul cammino, uno scatto in più, una capacità di affrontare la vita senza quegli infantilismi che Piccioni dispensa a piene mani anche agli adulti Timi e Rubini.
Il suo è un cinema che ha sempre avuto un'attenzione particolare per il femminile ma la declinava su personaggi più maturi. Oggi invece, come faceva il troppo rapidamente dimenticato Eric Rohmer, prende dalle nuove generazioni non solo idee ma anche parole e atteggiamenti che traduce in emozioni.
Nel passato Piccioni esponeva la sua visione della vita affermando che viviamo tutti in accampamenti provvisori. Oggi sembra voler offrire alle sue protagoniste (a cui non manca il supporto di una sempre più partecipe Margherita Buy) un futuro un po' più stanziale. Lo dichiara (e questo è l'unico neo del film) con una molteplicità di finali che definiscono, almeno temporaneamente, alcune situazioni che sarebbe stato meglio affidare allo spettatore, lasciandolo di fronte a tante candele accese nei bicchieri, ognuna con una sua interpretazione possibile.
Autore critica:Giancarlo Zappoli
Fonte critica:mymovies.it
Data critica:



Critica 3:(..) il film di Giuseppe Piccioni è tratto da un romanzo ancora inedito: “Color Betulla Giovane” di Marta Bertini che il regista adatta per lo schermo. La storia raccontata è quella un gruppo di amiche in una città della provincia italiana. La loro non è un’amicizia travolgente, non hanno neanche delle particolari affinità. Stanno insieme per abitudine, fatta di piccoli riti quotidiani e di entusiasmi occasionali. Liliana (Maria Roveran già in Piccola Patria di Alessandro Rossetto) studia all’università e prepara la sua tesi di laurea con poca convinzione, sembra più spinta dall’attrazione latente che prova verso il suo professore (Filippo Timi) di letteratura inglese. La madre (Margherita Buy) è una parrucchiera che rifiuta l’inesorabile passare degli anni, si veste come fosse ancora una ragazza, e tende ad avere con sua figlia un forzato rapporto da amica. Angela (Laura Adriani) è impelagata in una storia amorosa con un ragazzo più grande di lei che la rende infelice, ma dalla quale fatica a staccarsi e soffocata da un padre (Sergio Rubini) che tratta lei, la sorella e la madre come delle marionette ai suoi ordini. Poi c’è Anna (Caterina Le Caselle), l’ingenua del gruppo. Di lei sappiamo solo che suona il violino al conservatorio insieme al suo fidanzato e che aspettano un figlio. Infine, Caterina (Marta Gastini) anima irrequieta del gruppo, segretamente innamorata di Liliana, insoddisfatta della sua vita decide di accettare un lavoro in un hotel all’estero e lasciare l’Italia per un po’.
La prima parte del film, attraverso un montaggio frammentato, è spesa per la presentazione dei personaggi. Si trasforma in road movie nella seconda, quando le quattro amiche partono tutte insieme alla volta di Belgrado. Sarà proprio la dimensione del viaggio, poco gioiosa, a mettere in evidenza le loro differenze e incompatibilità. Il loro futuro carico di promesse, si infrange tra inadeguatezze, gelosie, incomprensioni, malattie tenute nascoste. Tra soste non programmate e imprevisti vari capiranno che la loro amicizia non durerà per sempre. Rimarrà forse solo il ricordo sbiadito di questi giorni di viaggio trascorsi insieme. (…)
Autore critica:Andrea La Bozzetta
Fonte critica:cineforum.it
Data critica:

12/9/2016

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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