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Gorilla nella nebbia - La storia di Dian Fossey - Gorillas in the Mist

Regia:Michael Apted
Vietato:No
Video:Warner Home Video (Mini Scudi)
DVD:
Genere:Avventura
Tipologia:Natura e ambiente
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dall'autobiografia di Dian Fossey
Sceneggiatura:Tab Murphy, Anna Hamilton Phelan
Fotografia:John Seale
Musiche:Maurice Jarre
Montaggio:Stuart Baird
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Sigourney Weaver (Dian Fossey), Bryan Brown (Bob Campbell), Julie Harris (Roz Carr), John Omirah Miluwi (Sembagare), Constantin Alexandrov (Van Vecten), Iain Cuthbertson (Louis Leakey), Iain Glen (Brendan), David Lansbury (Larry), Peter Nduati (Capo Batwa), Maggie O'neill (Kim), Waigwa Wachira (Mukara)
Produzione:Arnold Glimcher Terence Clegg per Universal e Warner
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1988
Durata:

130’

Trama:

La giovane appassionata e volitiva Dian Fossey, abbandonato il fidanzato, dal nativo Kentucky si reca nel Congo, per svolgere delle ricerche sul comportamento dei gorilla. Con infinita pazienza e non senza rischi, avvicina e studia gli animali e di costoro apprende ed imita il linguaggio ed i gesti, per trasmettere successivamente allo scienziato Louis Leakey i risultati ottenuti. Con l'aiuto del fido Sembagare e di pochi indigeni è costretta a lottare sia contro gli uomini della tribù dei Batwa, i quali uccidono i gorilla per rivenderne la testa e le zampe, sia contro il cinico europeo Van Vecten che, commerciando per gli zoo, tenta di catturare i giovani animali. Dian poi combatte contro l'ostilità delle autorità locali che solo in un prosieguo di tempo le mettono a disposizione tre uomini per cacciare i bracconieri. Dopo un felice periodo di lavoro e d'amore con il fotografo Bob Campbell, Dian, ormai celebre per le sue ricerche, che hanno consentito di salvare da sicura estinzione questa specie dei gorilla, durante una notte viene misteriosamente uccisa.

Critica 1:Storia di Dian Fossey, partita per l'Africa centrale nel 1967, che dedicò diciotto anni allo studio dei gorilla di montagna, proteggendoli dalla rapacità feroce dei bracconieri. Fu uccisa per mano di ignoti nel 1985. Storia di un sogno e di un'ossessione e, nonostante il finale, ritratto di una vincente, ha tutti gli handicap dei film biografici: superficiale, ripetitivo, prolisso. Un film d'attrice, comunque: le scene di S. Weaver con i gorilla (alcuni finti, mimi truccati dall'esperto Rick Baker) sono emozionanti. Un'Africa inedita di montagne e nebbie, ben fotografata da John Seale. 5 nomination, nemmeno un Oscar. Basato su un libro autobiografico di D. Fossey.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Dian Fossey è stata senza dubbio una donna dotata di un carattere forte, ma soprattutto appassionato e coraggioso. Non so se fosse «inevitabile» che il cinema se ne interessasse, certo è che una vita avventurosa come la sua può facilmente stimolare alla realizzazione di un film.
Essendo indiscutibilmente sul personaggio della Fossey che il film doveva basarsi, il materiale che poteva nutrire l'elaborazione filmica si divideva, da un lato nei suoi scritti autobiografici e sui frutti delle sue ricerche, dall'altro su ciò che di lei è stato detto e scritto. Il progetto vero e proprio si chiarisce là dove si caratterizza il taglio interpretativo - biografico. Taglio che, peraltro, risulta rigidamente incanalato e perseguito. Tra i tratti messi in risalto dall'adattamento cinematografico quello che risulta più chiaro è quello che condiziona
la considerazione del film come rispondente ad un'operazione biografico - descrittiva.
Fin dalle prime battute viene alla luce il fatto forte, decisivo, della Fossey, già dal primo incontro con il professor Leakey, voluto e conquistato lottando, quasi, con i fotografi e gli ammiratori - veri o presunti - che lo circondano al termine di una conferenza. La sua richiesta di svolgere attività di ricerca in Africa è più che una domanda o una supplica. È una richiesta appassionata, una assunzione di responsabilità. Esprime una questione di vitale importanza ed è già, in fondo, un gesto di sfida tramite cui ella viene a porsi, prima ancora che come ricercatrice capace, come persona fortemente motivata, di una che al di là del confronto di un curriculum scientifico o del proprio valore, strappa il consenso al suo soggiorno in Africa con la grinta. Questo diventerà ben presto l'aspetto peculiare del personaggio attraverso cui verranno filtrati e prenderanno consistenza gli avvenimenti tratti dalla sua vita sui monti Virunga.
Con il trascorrere del tempo, degli anni, con il maturarsi di una diffidenza nei confronti di chi intendeva affiancarla e di scontro con chi, per interesse, violava le regole della zona protetta in cui lei operava, si verifica la messa in rilievo di due aspetti del carattere della protagonista. Da un lato un idealismo inteso come forza inesauribile attraverso cui tutto ciò che esula dalle sue ricerche, dal proprio lavoro, viene sacrificato, annullato. Idealismo che risulta tutto risolto sul piano passionale e che ha, comunque, una connotazione positiva, nutrendosi di un impegno espresso concretamente. Idalismo dunque praticato con tenacia e pazienza. Tuttavia, col tempo, in esso si produce lo svilupparsi di un aspetto degenerativo, e dunque negativo: l'autoconvincimento della propria unicità e della propria indispensabilità, di essere la sola persona in grado di non scendere a compromessi di sorta per la salvaguardia dei gorilla di montagna. Il timore di subire da altri una delusione rispetto all'impegno da lei portato avanti. Si può rimproverare al film di non prendere affatto in considerazione il valore delle ricerche della Fossey, in sostanza tralasciate, privilegiando il lato avventuroso e lasciandoci il ritratto di una scienziata in cui (e questo in parte anche giustamente dal punto di vista biografico) l'esigenza della lotta per la sopravvivenza dei gorilla si fa via via più pressante rispetto all'attività di ricerca.
II regista e la sceneggiatrice si sono avviati su una strada a senso unico, e, se il film possiede sicuramente un ritmo molto elevato e coinvolgente, buon per loro (e per noi) che le parti più riuscite siano quelle sulle quali si sono orientati maggiormente i loro sforzi e che la Weaver abbia fornito una prova molto valida.
Autore critica:Fabio Matteuzzi
Fonte critica:Cineforum n. 283
Data critica:

4/1989

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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