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Sur - Sur

Regia:Fernando E. Solanas
Vietato:No
Video:San Paolo Audiovisivi
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Fernando E. Solanas
Sceneggiatura:Fernando E. Solanas
Fotografia:Felix Monti
Musiche:Astor Piazzolla
Montaggio:Juan Carlos Macia, Pablo Mari
Scenografia:Fernando E. Solanas
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Antonio Ameiteiras , Lito Cruz (El Negro), Philippe Leotard (Roberto), Susu Pecoraro (Rosi), Miguel Angel Sola (Floreal)
Produzione:Cinesur Buenos Aires - Pacific Productions Paris
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Argentina
Anno:1988
Durata:

118'

Trama:

Dopo cinque anni di prigione, in una notte del 1983, un operaio di Buenos Aires, Floreal, viene liberato dalla prigione: la dittatura militare è finita. Il suo primo pensiero è quello di di riabbracciare la moglie Rosi ed il suo bambino. Arrivato davanti la porta di casa, però, esita ,con il dubbio che la moglie lo abbia tradito con il suo caro amico Roberto. Preso dai ricordi, e accompagnato dal fantasma del suo amico 'El Negro', Floreal vaga tutta la notte fra le vie del quartiere Sud. All'alba, mentre il fantasma si dissolve, Floreal torna a casa dalla moglie commossa e felice.

Critica 1:Buenos Aires 1983. Finita la dittatura militare, Floreal (M.A. Sola), giovane proletario porteno, è libero dopo cinque anni di carcere. Divisa in quattro capitoli ("La tavola dei sogni", "La ricerca", "Amore e nient'altro", "Morire stanca") che potrebbero essere titoli di tanghi, l'azione se si può parlarne in un film onirico dove i morti si mescolano con i vivi si svolge in una notte. C'è ancora come in Tangos-L'esilio di Gardel, la musica di Astor Piazzolla, ma si ascoltano vecchi tanghi famosi di Anibal Troilo, Pores, Esposito, cantati dalla voce rauca di R. Goyeneche. Gli stessi dialoghi sembrano spesso tolti da testi di tango in questo viaggio notturno e frammentato alla ricerca di un'identità straziata dalla lontananza e dalla persecuzione. La dimensione politica non è assente, ma è soprattutto un film sull'amore e la gelosia. Triste, ma aperto alla speranza, all'attesa. (…)
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Buenos Aires, 1983. Fine della dittatura militare. Floreal, prigioniero politico rilasciato dopo cinque anni di carcere, ritorna al suo quartiere. E notte, sulla piazza deserta di fronte al Cafè Sur dalla saracinesca sbarrata, mentre il vento leggero fa volare le cartacce e sfilaccia i brandelli di nebbia e sullo sfondo si ode il suono struggente del bandoneòn, sul selciato sconnesso si materializzano i fantasmi del passato ad evocare la lacerazione del tessuto umano e sociale che il regime dittatoriale ha prodotto: anni di utopie irrealizzate ed amori appassionati, di repressione fanatica ed unioni troncate.
Il mosaico si ricompone per frammenti, senza una precisa sistematicità, e più del dato documentario restituisce il materiale fluido della memoria in un continuo attraversamento, avanti e indietro, della frontiera mobile ed elastica tra presente e passato, tra percezione e ricordo. Floreal è tornato per capire il senso del suo essere di nuovo libero in un paese democratico, si chiede se valga ancora la pena riabbracciare sua moglie e suo figlio, ricominciare a vivere e a ricostruire coraggiosamente dei rapporti personali e politici intensamente vissuti e terribilmente messi alla prova, dopo che tanti amici sono morti o se ne sono andati, dopo che anche Rosi lo ha tradito con Roberto, «il francese» ora tornato in Corsica. La piazza è desolata ed il cafè Sur ha cambiato gestione, ma la notte ben presto si popola di «assenze» che incessantemente entrano ed escono dal campo della presenza. «II negro» è la prima e la più importante di queste assenze-presenti, colui che accompagna Floreal nel viaggio attraverso la città di notte e attraverso la memoria, alla scoperta del valore della vita e dell'amore, dietro il velo della nostalgia. «Il negro» è il delegato sindacale del mattatoio, barbaramente ucciso in mezzo alla strada cinque anni prima, ed ora tornato dall'oltretomba a ripercorrere con l'amico quegli anni di grandi desideri e di assurdi supplizi.
Il film ha una struttura complessa e composita, operando su una molteplicità di livelli e di registri. L'avvio è segnato dal ritorno a Buenos Aires dello stesso Solanas dall'esilio francese, teatro della sua precedente opera. Gli si fa incontro «il negro» schernendolo per esser tornato a fare un film d'amore; ed è proprio lui ad assumere l'iniziativa cominciando a raccontare la storia del giovane operaio Floreal. Egli dunque assume il ruolo di narratore e nel contempo agisce come personaggio in tutti e tre i livelli compresenti ed interagenti nel film: personaggio del racconto primo che parla al regista e narratore del racconto secondo, fa da interlocutore privilegiato e da guida al protagonista del racconto secondo ed infine riaffiora, di nuovo in qualità di personaggio, dal passato rivissuto nella riflessione e nel ricordo. Non a caso «il negro» è morto: egli ha raggiunto la visione distaccata e obiettiva della realtà e della storia, degli intrighi politici e dei rapporti personali («da morti si sa tutto e si vede tutto») ed è il perfetto Virgilio di questo laico viaggio agli inferi.
Al primo livello appartengono le canzoni, i vecchi e nuovi tangos intrisi di malinconia di Astor Piazzolla e di Anibal Troilo; essi fanno riferimento alla sorgente primaria di emissione del discorso, in ultima istanza all'autore stesso. Perciò il loro valore è quello classico di un coro, che sottolinea e commenta gli eventi, riprendendone ed evidenziandone i temi. Ma nel contempo gli esecutori dei brani si situano all'interno della fabula e vi agiscono come personaggi a pieno titolo.
La narrazione procede per accumulazione di frammenti apparentemente isolati a livello spaziotemporale da quelli immediatamente contigui; il passaggio dal presente al passato è fluido e incessante, con anticipazioni e retrospezioni sempre incomplete, sempre rinvianti al di là di sé, all'opera intera, ad una fitta rete di echi e richiami che la intessono e la involgono in una circolarità di riferimenti che è la circolarità stessa della memoria, fatta di lampi e di associazioni ideali, ignara della logica quantitativa e spazializzante della cronologia. Perciò, questo film così profondamente intessuto di un fantastico «quotidiano» e di una calda sensualità tipicamente sudamericani sembra aver ben assimilato, dalla cultura europea e dall'esilio francese del suo autore, la lezione proustiana.
Persino all'interno della singola immagine i piani temporali si confondono e si intrecciano, in giochi di specchi che la frantumano e moltiplicano ricorrendo altresì ad una mescolanza di realtà o eventi anche spazialmente eterogenei. Solo la terza parte conserva un andamento più lineare, che sembra in parte rinunciare all'eccezionale commistione di suggestioni figurative, ritmiche e plastiche che caratterizzano soprattutto le prime due sezioni dell'opera. Ma in tal caso è la notevole intensità drammatica della progressione narrativa a fare del macro-segmento in questione un punto di forza del film, di cui fa emergere con estrema lucidità e altrettanta sensibilità i temi centrali: il bisogno e l'attesa, il desiderio e l’amore, la gelosia e la speranza.(…)
Autore critica:Angelo Conforti
Fonte critica:Cineforum n. 280
Data critica:

12/1988

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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A cura di: Redazione Internet
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