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Poison - Poison

Regia:Todd Haynes
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:letteratura drammatica, Letteratura francese - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Todd Haynes
Sceneggiatura:Todd Haynes
Fotografia:Maryse Alberti, Barry Ellsworth
Musiche:James Bennett
Montaggio:Todd Haynes, James Lyons
Scenografia:Sarah Stollman
Costumi:Jessica Haston
Effetti:
Interpreti:Edith Meeks (Felicia Beacon), Millie White (Millie Sklar), Buck Smith (Gregory Lazar), Anne Giotta (Evelyn McAlpert), Lydia Lafleur (Sylvia Manning), Ian Nemser (Sean White), Rob Labelle (Jay Wete), Evan Dunsky (Dott. MacArthur), Marina Lutz (Hazel Lamprecht), Barry Cassidy (Officer Rilt)
Produzione:Bronze Eye Productions - Poison L.P.
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1991
Durata:

85’

Trama:

Film composto da tre episodi: "Hero", "Horror" e "Homo". Poison è stato il primo lungometraggio scritto e diretto da Haynes. Ispirato agli scritti di Jean Genet, è l'intreccio di tre storie di trasgressione separate tra loro. Il film è stato presentato per la prima volta al Sundance Film Festival del 1991, dove è stato premiato come Miglior Film, con il Gran Premio della Giuria. Ha poi partecipato ad una ventina di festival, guadagnandosi il Teddy Award al Festival Internazionale del Film di Berlino e il Premio della Critica al Locarno International Film Festival, prima della sua uscita al cinema.

Critica 1:Haynes costruisce questa sua prima opera come un esercizio di stile proteso a imitare forme, generi e singoli esempi di film, ad un tempo omaggiandoli e sbeffeggiandoli con tocco ironico. Il primo episodio è girato nello stile di un tipico documentario-intervista, di cui deride la possibilità di cogliere la realtà attraverso un finale dai toni fantastici e vagamente mistici, mentre il secondo imita i b-movie di fantascienza degli anni '50, fin dalla scelta del bianco e nero. Il terzo, infine, è l'omaggio più diretto a Jean Genet, ai cui racconti il film è ispirato. "Homo" riunisce infatti la teatralità colorata del fassbinderiano Querelle (nei flashback ambientati nel riformatorio) alla sensualità dirompente ed esplicita di Un chant d'amour, nelle scene ambientate nel carcere, non a caso girate con una fotografia livida che sfiora un monocromatismo che rimanda alla fotografia in bianco e nero del corto genettiano. Nell'insieme un film curioso, soprattutto per il suo polistilismo (i frammenti dei tre episodi vengono continuamente alternati), ma anche piuttosto epidermico, molto meno provocatorio e scontroso di quanto non si dica di solito.
Autore critica:Mauro Giori
Fonte critica
Data critica:



Critica 2:Il film è costituito da tre storie (ispirate ai temi della normalità, della devianza e della punizione) che si susseguono parallelamente per tutta la durata della pellicola. Haynes si appropria abilmente di diversi generi narrativi: nel primo episodio, la storia di un bambino di sette anni che scompare dopo aver ucciso il padre viene raccontata come un reportage scandalistico; il secondo una metafora sull'Aids, è strutturato secondo gli stilemi di un film del l'orrore in bianco e nero degli ann '50/60; il terzo si ispira al Miracle de la rose di Jean Genet (Haynes usa come dialoghi passi tratti dall'opera dello scrittore, alternandoli a battute tratte da racconti pornografici gay) ed è ambientato in una prigione degli anni quaranta. Questo episodio, dove aleggia un'atmosfera fassbinderiana alla Querelle, è forse il più riuscito. Ricostruisce la storia della brutale iniziazione sessuale del protagonista in un riformatorio e le sue successive esperienze erotiche tra le mura del carcere, decisamente prive di tenerezze.
Autore critica:Vincenzo Bugno
Fonte critica:Cineforum n. 303
Data critica:

4/1991

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Ispirato agli scritti di Jean Genet
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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