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Volto segreto - Masques

Regia:Claude Chabrol
Vietato:No
Video:Gala Film International Video, Empire Video
DVD:
Genere:Poliziesco
Tipologia:Mass media
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Odile Barski, Claude Chabrol
Sceneggiatura:Odile Barski, Claude Chabrol
Fotografia:Jean Rabier
Musiche:Matthieu Chabrol
Montaggio:Monique Fardoulis
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Philippe Noiret, Anne Brochet, Roger Dumas, Bernadette Lafont
Produzione:Mk2 Productions, Films A 2
Distribuzione:Mikado
Origine:Francia
Anno:1987
Durata:

120'

Trama:

La giovane aspirante attrice Madeleine è scomparsa dopo un soggiorno nella villa di Christian Legagneur, un attempato presentatore televisivo e, a quanto lui dice, si troverebbe ora in Australia. Roland, il fratello della ragazza, per chiarire una buona volta il mistero che lo assilla, assume lo pseudonimo di Wolf fingendosi scrittore e ottiene da Christian di registrare una serie di interviste sulla di lui vita e i suoi successi. Trasferitosi per alcuni giorni nella villa di Legagneur nei dintorni di Parigi, Roland trova un rossetto nella camera già abitata dalla sorella e la sua racchetta con tanto di iniziali. Qui conosce anche alcune persone (la massaggiatrice del padrone di casa con marito, una stagionata segretaria-direttrice ed un autista-cuoco, che è muto) ma soprattutto la figlioccia di Christian, Catherine. Questa si innamora di colpo del simpatico ospite: Christian, il suo tutore, l'ha raccolta dopo il mortale incidente in cui sono periti i genitori, ne protegge la salute precaria e sembra colmarla di premure. L'attivissimo Roland, frugando di giorno e di notte per ogni dove e leggendo anche i documenti chiusi nella piccola cassaforte di casa, scopre che l'avido tutore ha spogliato Catherine di ogni suo avere e quasi sadicamente ne comprime ogni anelito ad una vita più normale e libera. Roland scopre anche che la sorella era stata eliminata da Christian in combutta con la banda dei suoi accoliti (la massaggiatrice e il consorte sembrano però all'oscuro della faccenda), poiché la poveretta aveva intuito le malefatte di Legagneur. Christian - ormai preoccupato - dà ordine alla segretaria e al muto (che muto poi non è) di sopprimere Catherine, la quale viene drogata, messa nel cofano dell'auto vettura e trasportata in una discarica di vecchie macchine di proprietà dello stesso Legagneur, per esservi seppellita previo schiacciamento. Roland arriva in tempo e salva in extremis la ragazza. L'ultima puntata del gioco televisivo condotto da Christian Legagneur sarà conclusa dall'arrivo della Polizia parigina.

Critica 1:Attivo dal '57, quando con Rohmer scrisse un bel saggio su Hitchcock e realizzò (grazie ad una eredità della moglie e all'aiuto di alcuni amici come gli attori Gerard Blain e Jean Claude Brialy) Le beau Serge (che qualcuno valuta il primo lavoro attribuibile a quella che sarebbe stata definita “nouvelle vague”), con Masques Chabrol è giunto alla sua trentacinquesima regia. Sarà perché conserviamo nella memoria i suoi film migliori (a nostro personale parere il suo momento più felice è stato dal '67 al '69 quando realizzò di seguito Les biches, La femme infidèle e Le boucher) e perché in più occasioni successive ci ha delusi (e in alcuni casi spudoratamente) che accostiamo i suoi film con un atteggiamento ambiguo in cui si confonde diffidenza e speranza di entusiasmi. Purtroppo la sua scarsa fortuna commerciale in Italia (sta accadendo anche con questo lungometraggio) rende alquanto rare le possibilità di vedere le sue opere, censurate dal mercato in prima (ovvero non vengono acquistate) o in seconda istanza (non vengono distribuite organicamente).
Su Chabrol esistono alcune proposizioni tipo, rintracciabili da tempo su più testi. Forse si tratta di luoghi comuni, ma alcuni sono condivisibili e sono confermati dal suo ultimo lavoro: l'influenza del cinema di Hitchcock (ed è oltre modo difficile leggere una recensione che non richiami questo riferimento, indipendentemente dal tipo di opera); l'introspezione psicologica dei personaggi e l'analisi dei loro rapporti; l'intreccio melodrammatico con uno svolgimento poliziesco o giallo; la descrizione attenta di un microcosmo sociale, quasi sempre una famiglia o un paese della provincia francese; la simpatia per i personaggi che rappresentano esistenze quotidiane prive di vibrazioni e il piacere di punire chi pratica l'eccesso e la visibilità sociale.
Verifichiamo, con rapidi cenni, incominciando dall'ispirazione hitchcockiana. Tutti i personaggi hanno una doppia personalità (con l'esclusione della vittima): il presentatore televisivo Christian Legagneur è apparentemente una pasta d'uomo, gioviale e generoso, uno di famiglia, mentre in realtà disprezza il suo pubblico, ruba patrimoni di amici, plagia una ragazza che finge di proteggere e, se serve ai suoi fini, si trasforma in assassino; il giovane giornalista, che afferma di frequentarlo per scrivere la sua biografia, in realtà è il fratello di una sua vittima (una ragazza che scoprì il suo doppio volto) che cerca di incastrarlo; anche i camerieri sembrano degli amabili e servizievoli campagnoli ed invece sono complici di malefatte di ogni tipo. Si può aggiungere l'omaggio manifesto alla serie di telefilm che Hitch presentava, sornionamente introdotto da “Funerale di una marionetta” di Charies Gounot, musica che accompagna i telequiz curati dal protagonista.
Seconda proposizione. La personalità di Legagneur (interpretato con naturale efficacia da Philippe Noiret), scaturisce gradualmente, frammento dopo frammento; è un uomo difficile da conoscere perché si atteggia sempre come individuo aperto adattandosi di volta in volta alle diverse situazioni; non appena lo troviamo simpatico, nella sua malcelata presunzione, ecco che si rende untuosamente antipatico. Solo nel gioco di rapporti che intreccia con il giovane giornalista e con Caterina, la protetta che sta defraudando, viene a galla una realtà alla quale si è tentati di opporsi fin quasi alla fine. La struttura del giallo è tutta in questo progressivo disvelamento che è di Legagneur e degli altri attraverso il succedersi di relazioni approfondite.
Terza proposizione. Legagneur è un uomo di successo che ama (almeno a parole) consolare gli afflitti. Ha raccolto in casa Caterina dopo la tragica morte dei suoi genitori e si è sempre comportato (pur essendo scapolo e di spirito godereccio) come un padre. Il giovane giornalista compie la sua indagine perché attaccato alla sorella. Ma sono la sete di denaro e di vendetta che muovono i cuori dei due rivali. I toni della commedia si stemperano gradualmente per entrare nel giallo, con tanto di tentativo di omicidio e corpi nel bagagliaio.
Quarta proposizione. La vicenda è ambientata in una sontuosa villa lontano dalla capitale dove si respira un'atmosfera familiare, si può praticare il piacere dei pranzi tradizionali e passeggiare respirando la natura e le stagioni.
Quinta proposizione. L'eroe televisivo Legagneur alla fine viene smascherato proprio durante una trasmissione, in diretta e, prima di essere arrestato, insulta i telespettatori e confessa di avere sempre detestato la bontà e chi la pratica.
In altre parole Masques è un film d'autore in cui Chabrol ripropone i motivi e i modi del suo cinema, con qualche accentuazione sul grottesco ironico che, almeno in parte, ci pare una novità. Compiuta questa operazione un poco fredda, ammirato il mestiere e Noiret, resta poco d'altro. È un'opera che sollecita e consuma al contempo le sollecitazioni, fino ad un finale troppo scontato e plateale. Un tempo simili pellicole venivano definite “di maniera”.
Autore critica:Gianluigi Bozza
Fonte criticaCineforum n. 270
Data critica:

dicembre 1987

Critica 2:Claude Chabrol non se la prende con il mezzo, ma solo con l'uso che gli uomini ne fanno. Se afferma che la televisione abbrutisce, cioè, lo fa soltanto per constatazione fenomenologica. L'ontologia non c'entra. Chabrol è troppo pragmatico per addentrarsi nei tortuosi sentieri della teoria. Christian Legagneur (per Chabrol “nomina sunt consequentia rerum”, o viceversa?) conduce uno spettacolo orribile, simile a una “corrida” per vecchietti, solo perché vive in una società disposta ad accettarle (la gioia con cui i concorrenti, che non si reggono più neppure in piedi, apprendono di aver vinto un viaggio alle Seychelles o un giro intorno al mondo) e perché egli è, personalmente, un individuo poco apprezzabile: narcisista, avaro, profittatore ed egoista sino al limite dell'omicidio. Stabilite con chiarezza queste coordinate narrative, però, Volto segreto pasticcia alquanto e stenta a trovare il tono giusto per giustificare le sue troppe anime: biografia di un vanesio, pamphlet contro i “nuovi barbari”, riflessione sulla fragilità del confine tra vittima e carnefice, commedia su un “deus ex machina” da società dei consumi, thriller incentrato sul fascino del male (Philippe Noiret) e la noiosa pochezza del Bene (Robin Renucci). Dominato dall'incertezza, il film - inevitabilmente - si scompone e si autodefinisce come un'opera “minore”. Permangono, comunque, non pochi elementi di interesse, stilisticamente esaltati dalla capacità di Chabrol di tenere l'inquadratura sullo schermo sempre una frazione di tempo maggiore a quello che la consuetudine narrativa induce ad aspettarsi: le sequenze a tavola, naturalmente, dove si mangia fagiano e si assaggia vino australiano, e dove anche un arrosto malcotto può trasformarsi in un ottimo polpettone, rovesciando la sconfitta in vittoria, poi, ci sono quei movimenti della cinepresa, sinuosi e misteriosi (tipicamente chabroliani) con cui viene descritta l'ambiguità dei rapporti tra i personaggi; e, ancora una volta, quel sottile gioco di specchi che si rifrange anche nelle solite citazioni (il tè avvelenato come il caffè di Notorius). Definizione chabroliana di oscenità: “Mostrare quello che dovrebbe essere nascosto”.
Autore critica:Aldo Viganò
Fonte critica:Claude Chabrol, Ed. Le Mani
Data critica:

1997

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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