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Tesoro della Sierra Madre (II) - Treasure of the Sierra Madre The

Regia:John Huston
Vietato:No
Video:Broadcast
DVD:
Genere:Avventura
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Bruno Traven dal suo romanzo omonimo
Sceneggiatura:John Huston
Fotografia:Ted Maccord
Musiche:Max Steiner
Montaggio:Owen Marks
Scenografia:
Costumi:
Effetti:Hans F. Koenekamp, William C. Mcgann
Interpreti:Humphrey Bogart (Fred C. Dobbs), Walter Huston (Howard), Tim Holt (Bob Curtin), Bruce Bennett (James Cody), Barton MacLane (Pat McCormick), Alfonso Bedoya (Cappello d'oro), Arthur Soto Rangel (Presidente), Manuel Dondé (El Jefe), José Torvay (Pablo), Margarito Luna (Pancho), Robert Blake (ragazzo messicano), Jacqueline Dalya (ragazza vistosa), John Huston (uomo vestito bianco)
Produzione:Henry Blanke per la Warner Bros-First National Picture
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1948
Durata:

126'

Trama:

Messico. Fred, senza soldi e senza lavoro conosce un vecchio cercatore d'oro e, affascinato dai suoi racconti, lo convince a partire per la Sierra Madre. A loro si unisce un altro giovane compagno. I tre riescono a trovare l'oro; ma l'avidità li renderà spietati.

Critica 1:Elettrizzante e disperato melodramma sull'avidità umana tradotto dal giovane John Huston in un tenebroso bianco e nero: memorabili le sequenze notturne accanto al fuoco che disegnano sinistri bagliori sui volti degli assatanati e sospettosi protagonisti. Nel lontano 1948 portò tre Oscar alla famiglia Huston: per la regia e la sceneggiatura al figlio John; come migliore attore non protagonista al padre, uno straordinario Walter, che supera perfino Humphrey Bogart, detto fra noi, esageratamente gigione.
Autore critica:Massimo Bertarelli
Fonte criticaIl giornale
Data critica:

6 maggio 2001

Critica 2:(…) Goffredo Fofi ha parlato di “essenza western” del film, cogliendo il riferimento evidente ad una serie di elementi che provengono tutti direttamente dal genere classico per antonomasia del cinema americano: l'assalto al treno, la corsa all'oro, la sparatoria con i banditi e l'inseguimento da parte dei federali, i bivacchi intorno al fuoco, il vecchio ironico e saggio, di cui Walter Huston costruisce un esemplare di straordinaria forza. Ma ci sembra possibile capovolgere il discorso. Riteniamo cioè che il film abbia piuttosto un'“apparenza” western, ma finisca per sradicarne alla base gli stilemi e l'ideologia. Non ci troviamo più di fronte all'universo armonico e unitario che Huston nel film successivo sembra essersi rassegnato a celebrare. Alla nostra analisi si è presentata una realtà scissa e disomogenea: la donna non rappresenta il premio morale per l'eroe, ma soltanto un possibile tranquillo rifugio dopo la sconfitta; il successo materiale resta un sogno irrealizzabile anche per i personaggi positivi della fabula, beffati allo stesso modo del malvagio Dobbs; i valori tradizionali, come l’amicizia e la lealtà, sono tutt'altro che a portata di mano, poiché le azioni umane soggiacciono alla legge dell'individualismo e della sopraffazione; i personaggi non hanno certezze bensì percorrono un faticoso itinerario verso un'amara consapevolezza (compreso lo stesso Howard, che rifiutando lo statuto di verità assoluta alla propria saggezza empirica ha accettato, una volta ancora, di metterla alla prova).
Mentre altri autori della sua generazione illustrano splendidamente la teoria della frontiera, formulata fin dal 1893 dallo storico Frederick Jackson Turner, Huston la mette in questione, comincia a sottoporla a quella analisi critica che solo una ventina d'anni più tardi darà i suoi frutti. La rapacità che si cela dietro la leggenda del pionierismo riproduce le caratteristiche che giustificano il modello sociale capitalistico. La sequenza della discussione sulla spartizione dell’oro, che abbiamo già esaminato, esplicita questi temi: Dobbs vorrebbe applicare rigidamente le norme delle società di capitali, Howard con un moto di disgusto precisa il senso di quella che sarà la sua scelta definitiva; egli disprezza e condanna quei principi fino al punto di rinnegare lucidamente e consapevolmente il modello di vita che da essi dipende. Così Huston anticipa strutture narrative e tematiche che saranno centrali nel film sulla crisi del sogno americano e soprattutto negli western crepuscolari degli anni '60. Howard che rimane con gli indios può far pensare al personaggio interpretato da Robert Ryan che, al termine di The Wild Bunch (Il mucchio selvaggio, 1969) di Sam Peckimpah, si unisce ai ribelli messicani. Howard è, come tutti i personaggi hustoniani, uno sconfitto in partenza che però non rinuncia alla lotta e alla ricerca, obbedisce ad un preciso codice d'onore, pur avendo la perfetta consapevolezza di vivere in un mondo dominato dai rapporti di forza; perciò la sua scelta è completamente priva di nostalgia: la leggendaria epopea della frontiera è ai suoi occhi una ben misera realtà di avidità e violenza.
In relazione a questo ordine di considerazioni, il film introduce un'altra interessante novità nel superamento dell'etnocentrismo, attraverso la contrapposizione tra il modello sociale capitalistico e quello più autentico ed umano rappresentato dalla tribù di Indios. Un atteggiamento di tal sorta, destinato ad essere ripreso ed ampliato più tardi, costituisce un ulteriore contributo alla revisione critica del mito e alla dissoluzione dei generi classici, tendenze che si affermeranno pienamente solo a partire dagli anni '60. (…)
Autore critica:Angelo Conforti
Fonte critica:Cineforum n. 277
Data critica:

9/1988

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Tesoro della Sierra Madre (Il)
Autore libro:Traven Bruno

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