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Selma-La strada per la libertà - Seloma

Regia:Ava DuVernay
Vietato:No
Video:
DVD:01 Distribution
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti umani - Esclusione sociale, Diritti Umani - La libertà, Diritti umani - La politica e i diritti, La storia, Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Paul Webb
Fotografia: Bradford Young
Musiche:John Legend - La canzone "Glory" è di John Legend e Common
Montaggio:Spencer Averick
Scenografia:Mark Friedberg
Costumi:Ruth E. Carter
Effetti:Susan MacLeod, Dottie Starling
Interpreti:David Oyelowo - Martin Luther King Jr., Tom Wilkinson - Presidente Lyndon B. Johnson, Cuba Gooding Jr. - Fred Gray, Alessandro Nivola - John Doar, Carmen Ejogo - Coretta Scott King, Lorraine Toussaint - Amelia Boynton, Tim Roth - Governatore George Wallace,Oprah Winfrey - Annie Lee Cooper, Tessa Thompson - Diane Nash, Giovanni Ribisi - Lee C. White, Common - James Bevel, Colman Domingo - Reverendo Ralph Abernathy, Martin Sheen- Frank Minis Johnson, Dylan Baker - J. Edgar Hoover, Wendell Pierce - Reverendo Hosea Williams, Niecy Nash - Richie Jean Jackson, Lakeith Lee Stanfield - Jimmie Lee Jackson,André Holland - Andrew Young, Jeremy Strong - James Reeb, Stephan James - John Lewis,Ruben Santiago-Hudson - Bayard Rustin, Omar J. Dorsey - James Orange, Corey Reynolds - CT Vivian, Nigel Thatch - Malcolm X, E. Roger Mitchell - Reverendo Frederick Reese
Produzione:Oprah Winfrey, Jeremy Kleiner, Christian Colson, Dede Gardner per Cloud Eight Films, Celador Films, Harpo Films, Pathé, Plan B Entertainment
Distribuzione:Notorious Pictures
Origine:Gran Bretagna
Anno:2014
Durata:

127'

Trama:

Nella primavera del 1965 una serie di eventi drammatici cambiò per sempre la rotta dell'America e il concetto moderno di diritti civili: un gruppo di coraggiosi manifestanti, guidati dal Dr. Martin Luther King Jr., per tre volte tentò di portare a termine una marcia pacifica in Alabama, da Selma a Montgomery, con l'obiettivo di ottenere l'imprescindibile diritto umano al voto. Gli scontri scioccanti e la trionfante marcia finale portarono infine il Presidente Lyndon B. Johnson a firmare, il 6 agosto di quell'anno, lo storico Voting Rights Act.

Critica 1:Siamo nel 1965, non nel 1839 dei negrieri di «Amistad» né nel 1845, l'epoca di «12 anni schiavo». Eppure c'è da vergognarsi a vedere oggi, in questo robusto film dell'afroamericana Ava DuVernay, come venivano ancora trattati i negri (si diceva ancora così, e non neri) negli Stati Uniti, in quelli del Sud profondo almeno. (...) Il film della DuVernay ricostruisce con puntiglio un importante episodio di questa lotta non violenta condotta da King per la liberazione del suo popolo (...). Merito non ultimo del film, privo di particolari guizzi di regia ma profondamente sobrio, è di mostrarci Luther King (interpretato senza enfasi dal somigliante David Oyelowo, con la voce italiana di Simone Mori) anche nella sua vita privata, con la moglie Coretta lasciata troppo sola e i quattro figlioletti, i suoi sconforti, le sue perplessità, le sue sfide e le sue sconfitte. (...) Quello che non si vede è che Martin Luther King il 4 aprile 1968 sarà ucciso a Memphis a soli 39 anni. Come nel 1963 a Dallas John Fitzgerald Kennedy, che sosteneva l'integrazione razziale, e come l'antischiavista Abramo Lincoln, assassinato da un fanatico sudista il 14 aprile 1865. Anche questa è, o era, l'America.
Autore critica:Franco Colombo
Fonte criticaL'Eco di Bergamo
Data critica:

17/2/2015

Critica 2:Nel 1963 il Ku Klux Klan aveva fatto saltare in aria una chiesa battista a Birmingham, uccidendo quattro ragazzine. L’anno dopo Martin Luther King ricevette il Nobel per la pace e da subito usò il suo potere mediatico per trattare con il presidente Lyndon B. Johnson una riforma federale delle norme per il diritto di voto che mettesse fine alle discriminazioni razziali perpetrate impunemente dai funzionari dei singoli stati. Dopo l’ennesima umiliazione subita da una donna, Annie Lee Cooper, a cui venne ripetutamente negata l’iscrizione alle liste elettorali, il reverendo King con un manipolo di attivisti sbarcò a Selma per organizzare una marcia di protesta.
La preparazione della marcia, osteggiata sia dal potere locale, inquieto per l’agitarsi dello spettro dei diritti civili in quel che restava del Sud schiavista, che da Johnson, impegnato in ben altre priorità tra cui il futuro disastro militare in Vietnam, diede vita a una reazione a catena destinata a cambiare per sempre la faccia democratica dell’America.
Selma, diretto dalla regista afroamericana Ava DuVernay, ricostruisce quei giorni alternando scene madri rigonfie di musica enfatica e brutali poliziotti picchiatori alle trattative affannose che avevano luogo dietro le quinte, lontane dai riflettori dei media, dove l’ambiguità politica si rispecchiava nella necessità di compromessi.
E se la retorica progressista appesantisce le sequenze di massa, girate con diligenza ma senza originalità, è proprio nello sguardo gettato sulle zone d’ombra della politica americana che Selma trova una sua più compiuta ragion d’essere. I faccia a faccia tra King, Johnson, l’osceno governatore dell’Alabama Wallace e i vari consiglieri e militanti, hanno una tensione giusta, un ritmo interno, una pulizia stilistica che assecondano la costruzione drammaturgica del film.
Quel che ne esce è un ritratto di King allo stesso tempo sfaccettato e monocromo: un personaggio che, pur raccontato attraverso una positività tetragona a volte troppo simile a quella di un santino da portafoglio, mostra una moderna consapevolezza dell’agire politico e un’intraprendenza furibonda nascosta sotto l’apparente calma monastica.
La non violenza implica una violenza altrui – da ribaltare e utilizzare a proprio vantaggio – e King sapeva che le guerre non si vincono senza perdite. Certo, la narrazione risolve frettolosamente alcuni possibili punti di frizione – il “rivale” Malcolm X viene quasi ricondotto all’ovile per poi essere rapidamente liquidato – e la netta, e giusta, divisione tra buoni e cattivi viene sottolineata non senza ridondanze.
Selma esprime una posizione ovviamente condivisibile in una delle lotte fondanti di ogni ideale democratico – quella per l’uguaglianza, un diritto così ovvio da non essere ancora pienamente acquisito – e si costruisce come un film didattico, orgogliosamente obamiano, capace di smuovere le coscienze come un potente volantino illustrativo, senza perdersi in altre ambizioni. (...)
Autore critica:Federico Pedroni
Fonte critica:cineforum.it
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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