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Domenica -

Regia:Wilma Labate
Vietato:No
Video:01
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Wilma Labate, Sandro Petraglia, Sandro Roberti, tratto dal romanzo "Ronda del Guinardo" di Juan Marsé
Sceneggiatura:Wilma Labate, Sandro Petraglia, Sandro Roberti
Fotografia:Alessandro Pesci
Musiche:Paolino Dalla Porta
Montaggio:Daniel C. Hoffman, Enzo Meniconi
Scenografia:Marta Maffucci
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Claudio Amendola (Sciarpa),Domenica Giuliano (Domenica), Annabella Sciorra (Betibu'), Rosalinda Celentano (Suor Luciana), Valerio Binasco (Porcaro), Peppe Servillo (Commissario), Jessica Maresca, Giuseppe Incoronato, Luana Sarno
Produzione:Sidecar Films & Tv - Rai Cinema
Distribuzione:Mikado
Origine:Italia
Anno:2001
Durata:

95’

Trama:

Gravemente ammalato ma ormai rassegnato a non fare altro per sé, Sciarra, ispettore di polizia a Napoli, riceve un incarico da espletare nell'arco di una giornata: si tratta di andare dalle suore a prelevare Domenica, una ragazzina appena adolescente, e accompagnarla all'obitorio, dove dovrà procedere al riconoscimento del cadavere dell'uomo che forse è stato il suo stupratore. All'istituto gli dicono che Domenica è uscita per sbrigare alcune commissioni, che non sono mai veramente chiare. Comunque Sciarra la ritrova, le chiede di seguirlo all'obitorio, ma la ragazzina all'inizio rifiuta. Dopo qualche litigio, accetta a patto che lui le permetta prima di finire alcune cose rimaste in sospeso. Sciarra acconsente, e così segue Domenica in certe zone nascoste e appartate della città: lei si ferma per partecipare ad una rappresentazione sacra, poi incontra in un capannone un giovane nordafricano con cui dice di volersi sposare. Sciarra, stanco e affaticato per la malattia, la perde, la ritrova, la sgrida, infine in macchina arrivano all'obitorio. Ma qui Domenica dice che l'uomo non è quello che ha approfittato di lei. Sciarra torna al commissariato ed ha toni duri verso i suoi superiori: ha capito che cercano di fare passare per suicidio la morte avvenuta invece nel corso dell'interrogatorio. Arriva sera. Al porto Sciarra sta per imbarcarsi sulla nave che lo porterà in Sicilia: a casa della sorella trascorrerà i suoi ultimi giorni. Domenica lo raggiunge per salutarlo, gli regala un paio di occhiali, gli strappa la promessa che lui tornerà per farle da testimone di nozze. Quindi Sciarra sale sulla nave che lo porta via.

Critica 1:Domenica ricorda il disperato Rosetta dei Dardenne, Palma d'oro a Cannes nel '99, ma il film della Labate, di cui mi è piaciuto La mia generazione, non è disperato: quella bambina priva di affetti è instancabile, si muove sulle sue gambe lunghe e magre, con determinazione, verso la vita, si aggrappa ai sogni, se la cava. L'interprete scelta tra 700 coetanee, è magnifica, coi grandi occhi neri e la faccina qualunque che esprimono amarezza, energia, inquietudine, ribellione, umiliazione, amore. Amendola è struggente nell'improvviso sentimento paterno che lo obbliga alla speranza. Annabelle Sciorra, napoletana bruna, è l'amore mancato del poliziotto.
Autore critica:Natalia Aspesi
Fonte criticaD di Repubblica
Data critica:

13/2/2001

Critica 2:Lo sguardo di Wilma Labate é ancora lucido, come in La mia generazione, ma il registro è un altro. Di nuovo un racconto duro, ma questa volta accostato senza farsi ammaliare da istanze drammatiche troppo esacerbate, specie dal punto di vista espressivo. È poetico, lieve, ironico, ma inesorabile al momento giusto. Un senso di candido stupore accompagna la regista nel suo incedere verso i personaggi: lento, partecipe, ma sufficientemente scostato per disegnarne forme e cadenze senza farsi tremare la mano. Un po' alla Soldini, con quel bisogno costante di sublimare, sempre frapposto fra azione e osservazione. E con gli stessi protagonisti: anime fragili e orfane (di madri, padri, figli, riferimenti sociali) ma dignitose, coraggiose, orgogliose. La piccola Domenica, come le acrobate soldiniane, si destreggia come può sul trapezio dei giorni, fra la luce e il buio - splendidamente fotografati - la musica e i silenzi, di una Napoli "innocente e maledetta". Come la sant'Oliva che interpreta a teatro, trafitta da fulmini e saette ma sempre miracolosamente pronta a rialzarsi. Come la Mouchette bressoniana, che la regista dichiara apertamente averla segnata più di ogni altro film (già in La mia generazione, sullo sfondo di un'inquadratura di Francesca Neri, ne appariva la locandina). Esseri violentati dalla vita e dal destino, colti davanti a fiumi in cui gettarsi: chi quasi per gioco, chi per errore, chi per morire, chi per imparare a nuotare. A sopravvivere. Accanto, il commissario impersonato da Claudio Amendola, idealmente il proseguimento dell'ex terrorista che interpretava nel precedente film: stesse fratture col mondo e con sé, stesso ostinato bisogno di significare la propria esistenza. Ma al posto di un poliziotto, umano e insoddisfatto come lui ma pur sempre portatore di conservazione, non può che essere una ragazzina a fargli spalancare gli occhi e il cuore sul proprio fallimento. Un essere simile, ancora, ma puro e innocente. Mimì, che da grande vuole assomigliare all'eroina sciapita del videoclip, senza sapere che questo non accadrà mai. Purtroppo, per fortuna.
Autore critica:Omar Contrafatto
Fonte critica:Duel
Data critica:

28/2/2001

Critica 3:(…) Qualsiasi riferimento al giorno festivo è puramente casuale, perché Domenica è il nome di una bambina, un’orfana di undici anni che attraversa le vie di Napoli in compagnia di un poliziotto. L’ispettore Sciarra (Claudio Amendola) è incaricato di condurre all’obitorio la ragazzina, che dovrebbe identificarvi il cadavere del suo presunto violentatore. Prima di arrivarci è lei, invece, a guidare l’uomo in un viaggio iniziatico nel ventre della città, tra matrimoni e funerali dove va a raccogliere elemosine, «bassi» e bancarelle, scugnizzi e immigrati; una Napoli segreta e miserabile, innocente e corrotta come da tradizione, ma molto lontana dagli stereotipi che le tradizione le ha appiccicato addosso. Troppo grande per la sua età, diffidente e ostile, Domenica (Domenica Giuliano) si rivela capace di gesti di tenerezza verso i più piccoli, indifesa e bisognosa, a sua volta, di affetto. Tra lei e il poliziotto, ugualmente soli, nasce un rapporto breve e intenso che ha in nuce tutte le caratteristiche (gelosia paterna inclusa) di quello tra un padre e una figlia. Però Domenica è destinata a nuovi abbandoni: dopo la partenza di un amico che si trasferisce al Nord, tocca a Sciarra, malato e in congedo dalla polizia, imbarcarsi per la Sicilia. Liberamente adattato dal romanzo di Juan Marsè Ronda del Guinardo e sceneggiato da Sandro Petraglia e Wilma Labate, Domenica contiene un piccolo sottointrigo poliziesco e alcuni flashback; ma è incentrato quasi esclusivamente sulla giornata napoletana della strana coppia. La regista lo nutre di ben metabolizzate memorie cinematografiche: dal Ladro di bambini a Ladri di biciclette, a L’amore molesto di Martone (la rappresentazione della città). Ne ricava un film che coinvolge lo spettatore senza bisogno di indulgere mai al gusto più facile. Non sempre così bene utilizzato, qui Claudio Amendola è al suo meglio; perfetta anche la scelta della giovanissima attrice che ha il ruolo del titolo. L’americana Annabella Sciorra compare in un paio di sequenze.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

4/2/2001

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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