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Scomoda Verità (Una) - An Inconvenient Truth

Regia:Davis Guggenheim
Vietato:No
Video:
DVD:Paramount home entertainment
Genere:Documentario
Tipologia:denuncia, Natura e ambiente
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Davis Guggenheim
Fotografia:Davis Guggenheim, Bob Richman
Musiche:Michael Brook
Montaggio:Jay Lash Cassidy, Dan Swietlik
Scenografia:
Costumi:
Effetti:Brian Fisher, Brian George, Kevin Prendiville
Interpreti:Al Gore (attore), Billy West(voce), George W. Bush, G. Bush, Ronald Regan (filmati di repertorio)
Produzione:Lawrence Bender Productions, Participant Productions
Distribuzione:United International Pictures
Origine:USA
Anno:2006
Durata:

100’

Trama:

Il film offre uno sguardo appassionato e d'ispirazione alla fervente crociata di un uomo che cerca di fermare l'implacabile avanzata del riscaldamento globale smascherando i miti e i fraintendimenti che lo circondano. Quest'uomo e' il precedente Vice Presidente Al Gore, che alla vigilia della sconfitta alle elezioni del 2000, ha cambiato il corso della sua vita per mettersi in trincea, con uno sforzo incondizionato per aiutare a salvare il pianeta da cambiamenti irrevocabili.

Critica 1:Una scomoda verità è un documentario di Davis Guggenheim a sfondo ambientale che vuole mostrare, sulla base di ricerche scientifiche, i rischi del riscaldamento globale provocato dall’emissione di diossido di carbonio e di altri gas che provocano l’effetto serra. Questo film si basa dunque su una serie di serate, a metà tra conferenza scientifica di divulgazione e spettacolo, che Al Gore ha tenuto in tutto il mondo dopo la sconfitta alla corsa per la Casa Bianca nel 2000. Come lo stesso Gore scherzosamente si autodefinisce il protagonista di Una scomoda verità è quindi “l’ex futuro presidente degli Stati Uniti”, un uomo che nonostante la controversa mancata elezione, ha trovato un modo tutto personale per battersi per quello in cui crede da decenni. Gore infatti ha appreso del problema del surriscaldamento globale già alla fine degli anni ’60 e dalla sua elezione alla Camera dei Rappresentanti negli anni ’70 si è impegnato per la sensibilizzazione delle forze politiche e dell’opinione pubblica a tale riguardo. Come vicepresidente ha preso parte alle negoziazioni per il protocollo di Kyoto del 1997, che com’è noto non è stato ratificato da due paesi: Stati Uniti ed Australia.
Il documentario di Guggenheim ha quindi una forte impronta biografica sulla figura di Gore e spesso indugia (anche se brevemente) su alcune questioni anche molto personali e su dolori familiari passati e recenti. Da un punto di vista narrativo questi frammenti integrano le apparizioni pubbliche di Gore, e aiutano a tratteggiare un ritratto completo e profondamente umano. Le sue conferenze mostrano dati persuasivi sulle trasformazioni che il riscaldamento globale ha provocato sul nostro pianeta nel ventesimo secolo, dimostrando come un’azione concreta diretta all’inversione di questa tendenza apparentemente inarrestabile sia soprattutto un “imperativo morale”. Non si tratta però solo di predizioni apocalittiche. Il discorso di Gore, molto organizzato ed incalzante nelle argomentazioni, lascia spazio all’ironia e alla speranza, pur sottolineando l’urgenza della situazione. Quello che è davvero importante è che chiunque può adottare comportamenti virtuosi per la diminuzione dell’emissione di diossido di carbonio, e nei titoli di coda vengono mostrate una serie di regole d’oro con tanto di quantitativi di Co2 risparmiati da ogni “buona abitudine”. Sfortunatamente nell’edizione italiana non sono stati inseriti dei sottotitoli in questa sezione, per cui se nei cinema verranno distribuiti dei volantini leggeteli e conservateli, o in alternativa visitate il sito ufficiale del film. Una scomoda verità è il primo documentario “carbon-neutral”, le emissioni di Co2 sono state cioè controbilanciate da appropriate misure a carattere ambientale (il primo film in assoluto ad avere questa caratteristica è stato “The day after tomorrow”).
Autore critica:Mauro Corso
Fonte criticaFilmFilm.it
Data critica:



Critica 2:Al Gore, ex futuro presidente degli Stati Uniti, come ama definirsi, torna sulla scena a sei anni dalla clamorosa sconfitta elettorale del 2000 per parlare di gas serra e riscaldamento terrestre. Argomenti destinati a divenire tragicamente ordinari ma che per anni sono stati negati da governi, scienziati e giornalisti. Dopo l'omonimo libro, l'ex braccio destro di Bill Clinton si propone come uomo immagine di questo documentario che è principalmente una summa delle conferenze da lui tenute in giro per il mondo. Grafìci, animazioni e istantanee provenienti dall'intero pianeta corredano le sue parole, volte a dimostrare quale sia il pericolo di distruzione imminente che ci minaccia e di cui siamo i principali responsabili. Un pericolo che si è già palesato, ad esempio con l'uragano Katrina, ma anche con le inondazioni sempre più frequenti, lo scioglimento dei ghiacciai e le ampie aree a rischio di desertificazione. A partire dalla metà del secolo scorso la popolazione si è triplicata e le emissioni di anidride carbonica sono aumentate esponenzialmente, dando luogo a un inspessimento dell'atmosfera che trattiene i raggi solari causa del riscaldamento terrestre. Al Gore si fa portavoce di tesi ormai accreditate e porta in luce lo scioglimento progressivo dei due poli quale cartina tornasole di quanto stia avvenendo e le cui conseguenze sono facilmente prevedibili. Da qui a pochi anni le coste dell'India, dell'Africa, dell'America stessa potrebbero in parte venire sommerse dalle acque con un impatto non solo ambientale ma anche sociale ed economico devastante.
Candidato all'Oscar, Una scomoda verità è stato presentato a Cannes, Sundance Festival e in Italia ha partecipato alla rassegna tenutasi a dicembre alla Casa del Cinema di Roma e voluta dalle Nazioni Unite, Desert Nights: Tales From The Desert, per celebrare un ecosistema unico e contemporaneamente sensibilizzare sul tema della desertifìcazione. La causa che muove Al Gore e il regista Davis Guggenheim (E.R., 24, NYPD, Gossip) è senza dubbio nobile. Peccato per quell'indugiare insistito sulla figura umana e politica dell'ex presidente che a tratti scavalca l'essenza di questo documentario, fino a farlo apparire uno spot elettorale ben confezionato. Magari in vista delle elezioni presidenziali 2008.
Autore critica:Claudia Mangano
Fonte critica:Il Mucchio Selvaggio
Data critica:

Gennaio 2007

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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