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Siero della vanità (Il) -

Regia:Alex Infascelli
Vietato:No
Video:01 Home Entertainment
DVD:01 Home Entertainment
Genere:Thriller
Tipologia:Mass media
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura:Antonio Manzini, Niccolo' Ammaniti
Fotografia:Stefano Ricciotti
Musiche:Morgan
Montaggio:Esmeralda Calabria
Scenografia:Cosimo Gomez
Costumi:Elisabetta Montaldo
Effetti:
Interpreti:Francesca Neri (Sonia Norton), Margherita Buy (Lucia Allasco), Barbara Bobulova (Azzurra), Valerio Mastandrea (Franco Berardi), Marco Giallini (Michele Benda), Maddalena Maggi (Ester Bonanni), Luis Molteni (Rocco piccolo), Giovanni Argante (D. Calaciuria), Ninni Bruschetta, Nicola Padano, Barbara Bonanni, Lucio Vinciarelli, Marica Coco, Armando De Razza
Produzione:Rai Cinema, Rodeo Drive
Distribuzione:01 Distribution
Origine:Italia
Anno:2003
Durata:

92'

Trama:

La sparizione di alcuni personaggi dello spettacolo è al centro dell'interesse dei media. Il guru televisivo Sonia Norton parla di "un attacco senza precedenti al cuore di una nazione". Le indagini vengono affidate a Lucia Allasco, ex ispettore di polizia, ancora in fase guarigione dopo un incidente avvenuto due anni prima. Le viene affiancato un collega, Franco Berardi, e presto i due scoprono che esiste un collegamento fra Sonia Norton e i personaggi scomparsi.

Critica 1:Diciamo subito che la sfida del 37enne Infascelli, replicata alla seconda prova dopo Almost blue e di nuovo con il sostegno di una firma di spicco - lì Lucarelli, qui Ammaniti autore del soggetto - è di quelle difficili: strutturare un thriller che funzioni come si deve, come sa il maestro del genere Dario Argento.
L'intreccio c'è anche se fa leva su un motivo largamente usurato e tardivamente ricalcato su tanti esempi americani: la piovra televisiva madre di tutti i mostri. E che le interpretazioni servono piuttosto bene il film, a cominciare da Margherita Buy negli insoliti panni di una poliziotta depressa e inselvatichita dopo un incidente di percorso che l'ha resa claudicante e incline ad attaccarsi alla bottiglia. Ma va da sé che è anche quella tra i suoi colleghi che mantiene fino alla fine integra la sua dirittura morale.
C'è un talk show condotto da tale Sonia (Neri) che riassume in sé un vasto campionario dei nostri mostri televisivi avidi di esporre pezzi di vita (e viene in mente la saggezza del vecchio Hitchcock che diceva di preferire, nel cinema, i "pezzi di torta" alla "tranches de vie"): i nomi dei modelli metteteceli voi. A forza di sequestri di persona gli inquirenti capiscono che stanno sparendo dalla circolazione tutti i partecipanti a una certa puntata di alcuni anni prima. Tutti meno uno... Più che entusiasmo per la prova in sé vogliamo esprimere compiacimento per una giovane personalità d'artista che va a rafforzare una squadra di trentenni di valore.
Autore critica:Paolo D'Agostini
Fonte criticaLa Repubblica
Data critica:

16/4/2004

Critica 2:C'è una sola cosa peggiore della cattiva televisione ed è l'anatema etico, il j'accuse moralistico. Per fortuna Alex Infascelli è un tipo sveglio, un regista già di mestiere (nonostante sia arrivato solo all'opera seconda), uno a cui piace sporcarsi le mani: Il siero della vanità con la sua vitalità grottesca, la sua scomposta bizzarria, il suo sgargiante eclettismo riesce a bombardare il piccolo schermo senza emettere comunicati sindacali o tirare la volata ai finti penitenti. Da un soggetto di Niccolò Ammaniti - che ricorda quello trasposto da Marco Risi nello sfortunato L'ultimo capodanno - il film trae la parabola feroce e tuttavia esilarante della misteriosa sparizione degli ospiti di un talk-show condotto dall'onnipotente Sonia Norton (Francesca Neri). Meno male che delle indagini s'occuperà la poliziotta Lucia, già traumatizzata da un incidente...
Una Margherita Buy straordinaria per come riesce a tirar fuori nel suo primo ruolo d'azione l'intensità e il fascino dati per troppo tempo in pegno ai narcisi del giovanottismo, guida le giravolte di un thriller che non è un thriller, un noir che non si cura delle verosimiglianze, un horror che trova la realtà più allucinante delle metafore socio-psicanalitiche. Tutti insieme rabbiosamente: dall'ex Br Adriana Faranda in un bel cammeo all'autore delle musiche Morgan dei Vertigo, da Mastandrea nel ruolo del novellino ambizioso al «paesaggio-attore» sorprendente di una Roma notturna e labirintica, in parte estranea in parte funzionale allo sfavillio del circo mediatico che in fondo non tradisce le pulsioni dell'uomo-massa bensì le reincarna in un mix d'impudicizia disarmante. Travolgendo le regole del giallo logico e plausibile, il film s'afferma come un vero pezzo unico, un blob sogghignante, un gioco di rimandi in cui la schizofrenia autoreferenziale predomina sull'allegoria benpensante.
Autore critica:Valerio Caprara
Fonte critica:Il Mattino
Data critica:

17/4/2004

Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



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