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Te' nel deserto (Il) - Sheltering Sky (The)

Regia:Bernardo Bertolucci
Vietato:No
Video:Pentavideo
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura americana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo “Il tè nel deserto” di Paul Bowles
Sceneggiatura:Bernardo Bertolucci, Mark Peploe
Fotografia:Vittorio Storaro
Musiche:Ryuichi Sakamoto
Montaggio:Gabriella Cristiani
Scenografia:Ferdinando Scarfiotti, Gianni Silvestri
Costumi:James Acheson
Effetti:
Interpreti:Debra Winger (Kit Moresby), John Malkovich (Port Moresby), Campbell Scott (George Tunner), Jill Bennett (Signora Lyle), Timothy Spall (Eric Lyle)
Produzione:Jeremy Thomas - Silvio Berlusconi Communications
Distribuzione:Penta
Origine:Gran Bretagna
Anno:1990
Durata:

138’

Trama:

Nel 1947, due facoltosi coniugi americani in crisi provenienti da New York, lui Port Moresby, musicista a corto d'ispirazione, lei Kit, scrittrice ormai priva d'inventiva, intraprendono un viaggio in Africa, con l'amico George Tunner che va in cerca di avventure, mentre essi sperano che un qualche cosa li aiuti a uscire dalla loro crisi coniugale. Sono sposati da dieci anni e si vogliono ancora bene, nonostante un raffreddamento nei rapporti, che li ha indotti a dormire in camere separate. Alloggiati con Tunner nell'entroterra di Tangeri, in un albergo che la guerra ha ridotto al degrado, Port e Kit finiscono con concedersi entrambi un diversivo extra coniugale. A lui va male: rischia infatti il linciaggio da parte dei "protettori" di una prostituta indigena, che lo ha soddisfatto tentando di derubarlo; lei per poco non viene sorpresa dal marito mentre dorme con Tunner. A questo punto tentano di riannodare i loro rapporti e ridestare la passione, durante una passeggiata fra scoscendimenti sassosi. Decidono infine di separarsi da Tunner e si addentrano insieme nel deserto del Sahara, adattandosi ai costumi delle carovane, fra crescenti difficoltà e disagi. Port si ammala di tifo, e Kit cerca disperatamente un medico, un ospedale, qualcuno che l'aiuti, mentre il marito attende in preda al delirio. Trovano finalmente precario rifugio in uno squallido forte semiabbandonato della Legione straniera, sprovvisto di un minimo d'igiene e di assistenza sanitaria. Qui Port muore, nonostante gli sforzi della moglie, che lo assiste con dedizione. Priva di mezzi, Kit si unisce a una carovana di Tuareg in marcia nel deserto, ed è ben presto preda del giovane beduino Belgassim, che la costringe a vestirsi da ragazzo arabo e la impone al suo contrariatissimo harem. Lasciata libera da Belgassim e scoperta come donna, Kit viene brutalmente aggredita dai Tuareg. Riprende i sensi quasi inebetita in un ospedale di Tangeri e viene ricondotta all'albergo da un'assistente sociale americana. Qui rifiuta di rivedere Tunner, che l'ha sempre cercata, e vaga come un'automa fra i tavoli del bar, frequentato mesi prima insieme al marito, mentre dal suo tavolo d'angolo, immobile ed enigmatico come allora, un vecchio saggio recita con voce monotona le proprie amare considerazione sulla vita.

Critica 1:Tutto è meraviglioso salvo che il film, affidato alle sensazioni e alla grande forma, arriva soltanto in parte a comunicare e a far condividere la disperazione amorosa e la pulsione autodistruttiva del racconto.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:



Critica 2:Nel 1947 una coppia di agiati americani in crisi (viaggiatori, non turisti) sbarca a Tangeri e si sposta verso l'interno. Lui muore di tifo, lei s'unisce a una carovana di nomadi tuareg sino ad Agades (Niger) attraverso il Sahara algerino. Da un romanzo (1949) di Paul Bowles un film intimista da camera, dove la "camera" è la vastità del deserto, articolato come una sinfonia in tre movimenti, storia di un viaggio interiore iscritto in un viaggio reale. Terza storia d'amore nell'itinerario di B. Bertolucci, ma senza romanticismo, nonostante le aperture melodrammatiche. L'onda lunga del dolore si acquieta nell'incontro conclusivo di Kit (l'intensa D. Winger) con Paul Bowles, il suo autore, sotto il segno di una malinconia che forse ne è la convalescenza. Fotografia di Vittorio Storaro, musiche di Ryuichi Sakamoto e Richard Horowitz.
Autore critica:
Fonte critica:Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 3:Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci ha ottenuto almeno due risultati del tutto inaspettati: ha dato popolarità (sui giornali, ma anche nelle classifiche di vendita) al romanzo di Paul Bowles da cui è tratto, nonché allo stesso Bowles, una stravagante figura di letterato-viaggiatore su cui pochi sarebbero stati disposti a scommettere fino a pochi mesi fa; e ha reso la critica cinematografica italiana (almeno quella dei grandi quotidiani) sorprendentemente compatta, come da anni non accadeva. C'era insomma aria di capolavoro annunciato, intorno al film, come non era successo nemmeno per L'ultimo imperatore. (…) A rileggerla col senno di poi, la carriera di Bernardo Bertolucci appare un'alternanza, voluta o inconscia, tra grandi imprese produttive e «piccoli» film. Un piccolo film (addirittura commissionato dalla tv) era Strategia del ragno, mentre un'opera più impegnativa, se non altro per motivi di cast e di riprese all'estero, era Il conformista, se rapportato al momento e alla giovane età del regista. Grandi imprese per antonomasia sono state Novecento e L'ultimo imperatore (e tale promette di essere il prossimo, annunciato film su Buddha), mentre a suo modo un piccolo film era Ultimo tango a Parigi, che sicuramente è il titolo più somigliante a Il tè nel deserto. Piccoli film, ovvero: pochi personaggi, una struttura drammaturgica chiusa su poche, ben definite ossessioni. Ora, il problema - apparentemente secondario, in realtà fondamentale - è che nove Oscar sono un fardello pesantissimo. Quando uno ha vinto nove Oscar non può più fare «piccoli film», o li può fare solo in grande: pare una contraddizione, ma è - a nostro parere - il vero problema produttivo ed espressivo del Tè nel deserto. Nato come una storia d'amore concentrata su tre personaggi (in realtà su due, perché il terzo lato del triangolo è debole e scompare ben presto), il film si è allargato fino a diventare una sorta di kolossal dei sentimenti. La stessa cosa era successa anche all'Ultimo imperatore, ma lì non c'erano tre personaggi rappresentativi solo di se stessi, lì c'erano (che piacessero o no) la Cina, l'Impero, il Potere, la Rivoluzione, la Storia, tutti con la maiuscola. Il tè nel deserto è invece un film di lettere minuscole in cui tutto è privato, minimale. Kit e Port, un po' come Marlon Brando e Maria Schneider, sono due amanti che tendono a dimenticarsi del mondo. Ma l'amore totalizzante, che così potentemente esplodeva nell'appartamento parigino di Ultimo tango, rischia di disperdersi nei deserti dell'Africa. La chiusura stilistica di Ultimo tango, la macchina da presa «costretta» a muoversi entro quattro pareti erano perfettamente funzionali alla natura del soggetto; gli ampi spazi del Tè nel deserto sono in qualche modo incongrui, o comunque non riescono (se non raramente) a creare un contrasto fertile fra l'intimità dei personaggi e l'immensità che li circonda.
E forse indicativo di questa difficoltà il modo in cui Bertolucci tenta di «aprire» la storia: prima spedendo John Malkovich a vivere una frettolosa, e pericolosa avventura con una prostituta; poi giocando la prima metà del film su una situazione di triangolo che è chiaramente transitoria (Kit e Port, si capisce benissimo, aspettano solo il momento di ritrovarsi soli, di morire insieme); infine, dopo la morte di lui, regalando a Debra Winger una storia d'amore «postuma» con un principe tuaregh che è soprattutto occasione per i virtuosismi coloristici di Vittorio Storaro. Solo in due momenti la tensione altissima dell'amore fra Kit e Port viene a galla, e diventa tangibile quello che secondo Bertolucci è il vero tema di coppia (stabilendo dei rimandi intertestuali un po' gratuiti, è come se Kit e Port fossero due amanti che hanno visto Ultimo tango, e vivono nella coscienza che l'amore folle è comunque caduco, e che qualcosa di tragico sta sempre per accadere). I due momenti suddetti sono la bellissima scena in cui i due tentano di fare l'amore sul ciglio di un monte, con il deserto sotto di loro, e veramente l'infinito dell'Africa sembra bloccarli, abbacinarli (peccato che la scena cada non appena i due aprono bocca; finché è muta, è stupenda). E la sequenza, davvero molto intensa, della morte di Port. (…)
Autore critica:Angelo Conforti
Fonte critica:Cineforum n. 302
Data critica:

3/1991

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Tè nel deserto (Il)
Autore libro:Bowles Paul

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