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Sopravvivere con i lupi -

Regia:Vera Belmont
Vietato:No
Video:
DVD:Eagle
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi, I bambini ci guardano, La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Vera Belmont
Fotografia:Pierre Cottereau
Musiche:
Montaggio:Martine Giordano
Scenografia:Anette Reuther
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Benno Fürmann (Reuven), Marie Kremer (Janine), Guy Bedos (Jean), Michele Bernier (Marthe), Franck de la Personne (Sig. Valle), Mathilde Goffart (Misha), Anne-Marie Philipe (sig.ra Valle), Paul Emile Petre (Leopold)
Produzione:Stéphan Films, Saga Film, Motion Investment Group
Distribuzione:Videa Cde
Origine:Francia
Anno:2007
Durata:

90’

Trama:

Belgio, 1942. Misha ha 7 anni e conduce un'esistenza raminga e appartata insieme al padre e alla madre costretti a continui spostamenti a causa delle persecuzioni naziste. Purtroppo, i genitori non riescono più a fuggire e vengono arrestati mentre la bambina viene accolta in casa di una famiglia che vede in lei un vantaggio economico. In quella casa nessuno sembra dimostrarle benevolenza fatta eccezione per lo zio Jean, un uomo che le insegna ad amare la natura e a rispettare gli animali. Venuta a conoscenza della destinazione dove potrebbero essere stati portati i suoi genitori, Misha decide di intraprendere un avventuroso viaggio verso l'Europa dell'Est alla loro ricerca. Sola e spaventata, Misha troverà aiuto e conforto in una famiglia di lupi che la aiuteranno a sopravvivere e a superare gli ostacoli che di volta in volta le si presentano durante il suo viaggio disperato attraverso Belgio, Germania e Polonia fino all'arrivo in Ucraina.

Critica 1:Misha è una bambina ebrea costretta a nascondersi coi genitori nel Belgio occupato dai nazisti. Rimasta sola, in seguito ad un rastrellamento della Gestapo, viene accolta come sguattera e in cambio di denaro da una famiglia della provincia di Bruxelles. La paura di essere denunciata alla polizia e il desiderio di ritrovare i suoi genitori, deportati nell'est d'Europa, la spingeranno ad affrontare un interminabile viaggio in compagnia di una bambola e di un branco di lupi.
Non è facile portare sullo schermo il dramma di una bambina vittima della guerra e della persecuzione razziale. Forse è per questo che la regista francese Vera Belmont ha preferito concentrarsi maggiormente sulla descrizione del carattere della piccola protagonista piuttosto che sulla tragedia storica in se stessa. Trasposizione del romanzo "romanzato" di Misha Defonseca, che ha combinato finzione, ricordi e verità storica, Sopravvivere coi lupi è dichiaratamente una favola dove ognuno ha un proprio e preciso ruolo. I nazisti appartengono a un mondo differente, in cui la grazia e la bontà che contraddistinguono la famiglia di Misha sono bandite e non riescono a trovare una corrispondenza. Anche gli ambienti e la musica, che abbandona le sonorità ebraiche per i sottofondi più drammaticamente cinematografici di Émilie Simon, concorrono ad evidenziare la radicale differenziazione tra i due universi, quello del Bene (Misha e i lupi della foresta) e quello del Male (i lupi nazisti), e a rafforzare la struttura favolistica del film.
Nella vita piena di amore di Misha cala puntualmente la notte, interrompendo per sempre la serenità del suo svolgimento. Successivamente alla cattura dei genitori e all'intervallo bucolico nella fattoria del buon e gentile Ernest, l'elemento favolistico ha il sopravvento sulla realtà effettiva. A questo punto la narrazione si fa eccessivamente emozionale, strumentalizzando il coinvolgimento dello spettatore, concedendosi concessioni "spettacolari", usando consapevolmente stereotipi e convenzioni tipicamente cinematografiche e dando prova di un didascalico modo di confrontarsi con la Shoah. A partire dal titolo e da quel 'lupo', raffigurato (già) nelle favole antiche come simbolo della voracità, della forza avida e della prepotenza contro l'innocente indifeso.
Ispirato a una storia "vera", come precisa il titolo di testa, Sopravvivere coi lupi illustra l'articolazione del reale (la Shoah) e dell'immaginario (il viaggio attraverso la foresta). Prossima al Selvaggio dell'Aveyron, consacrato da Truffaut (Il ragazzo selvaggio), Misha finisce per rifugiarsi nel bosco, muovendosi a quattro zampe, arrampicandosi sugli alberi, rotolandosi sulle foglie, fuggendo di fronte al mostro umano. Più sola di Mowgli nel Libro della giungla, la protagonista, privata dei genitori, perde la percezione di sé e degli altri. Il suo recupero civile, il passaggio dallo stato di natura a quello di cultura, avverrà attraverso un eccesso di sentimento e l'acquisizione di un padre adottivo.
Nonostante le migliori intenzioni il film della Belmont resta sospeso tra la realtà storica e la favola, senza il coraggio di affondare e risucchiare lo spettatore nella tana del Bianconiglio con 'Alice', dentro un mondo parallelo in cui completare un percorso autentico e catartico di rinascita. Una favola grigia che si sognava nera per tenere lontani i bambini dall'orrore, difendendo il loro diritto innegabile a essere felici.
Autore critica:Marzia Gandolfi
Fonte criticamymovies
Data critica:

2007

Critica 2:Doveva forse essere il pendant del Libro della giungla il romanzo Sopravvivere coi lupi, nelle intenzioni della scrittrice che divenne un caso letterario per aver raccontato come, bambina ebrea, si salvò alle persecuzioni naziste riuscendo a fuggire da Bruxelles e sopravvivendo a inenarrabili avventure nei boschi, salvata da morte certa dai lupi. Salvo poi confessare che la storia era inventata totalmente (come sembrerebbe anche il nome, Defonseca Misha) e che lei non era neanche ebrea ma cattolica.
A vedere il film di Véra Belmont, un esordio piuttosto ambizioso, coproduzione ampiamente europea, si capisce ancora più chiaramente che si tratta di una parabola, di un viaggio attraverso l'Europa, con le sue lingue diverse dal francese al tedesco, al polacco, al russo per poi tornare al punto di partenza. Le vicende potrebbero rappresentare il buco nero in cui buona parte di una generazione è stata inghiottita nell'ultima guerra, non fosse per un che di patinato, incerto se parlare a un pubblico di piccoli (abituati da Disney al protagonista che perde i genitori e se la cava lo stesso) o di grandi. Tanti sono stati i soldati che hanno effettivamente compiuto il viaggio di ritorno dalla prigionia a casa, ma qui il protagonista assoluto è una bambina che sembra la versione femminile del piccolo Macaulay Culkin, dispettoso e capace di cavarsela benissimo da solo senza mamma e papà e senza neanche carte di credito. Storia fondamentalmente ecologica, integralmente animalista, accompagna la piccola Misha verso i fatidici lupi del titolo. C'è da ricordare che «lupi» (come ci ricorda anche una famosa canzone di Aznavour) erano definiti i nazisti che stavano per occupare Parigi, in un interessante rapporto speculare cambiato di segno. Misha ama i suoi giocattoli a forma di animale, ama le api e i cani del fattore e saprà come trattare anche i lupi che, a un'ora dall'inizio del film cominciano a fare sentire il loro ululato. Scappata fortunosamente a nazisti, a belgi che la tenevano in semischiavitù in cambio di soldi, scappa nei boschi attraversando nazioni in guerra. Si sfama rubando nei casolari, impara a sbranare la carne cruda come gli amici lupi e, in un curioso e problematico rovesciamento di Cappuccetto rosso, cerca di uccidere anche il cacciatore che aveva ammazzato il suo lupo preferito.
A parte l'iconografia dei film sui nazisti, il film si appoggia a parecchie citazioni, da Il ragazzo selvaggio, come dal classico film ungherese Da qualche parte in Europa come da L'infanzia di Ivan e a questo punto siamo arrivati tra le truppe russe: infine abbiamo un film che mette ben chiaramente in evidenza, con tanto di cartina geografica e bandierine, per quelli che non lo sapessero, che non sono stati solo gli americani ma anche le truppe sovietiche a sconfiggere i nazisti.
Autore critica:Silvana Silvestri
Fonte critica:Il Manifesto
Data critica:

3/5/2008

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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