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Billy Elliot - Billy Elliot

Regia:Stephen Daldry
Vietato:No
Video:Universal
DVD:Columbia
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Lee Hall
Sceneggiatura:Lee Hall
Fotografia:Brian Tufano
Musiche:Stephen Warbeck, Jam, T-Rex, Clash
Montaggio:John Wilson
Scenografia:Adam O'Neill
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Julie Walters, Jamie Bell, Jamie Draven
Produzione:BBC, Studio Canal, WTZ, Arts Council of England, Tiger Aspect, Working Title Films
Distribuzione:Uip
Origine:Gran Bretagna
Anno:2000
Durata:

110'

Trama:

La cittadina mineraria del nord dove Billy vive con il padre, il fratello e la nonna afflitta dall'Alzheimer, ha colori grigi e spenti, cieli lividi e abitanti incattiviti da uno sciopero che dura da troppi mesi e che li ha ridotti a una povertà tangibile. A casa di Billy i pochi soldi bastano appena per i generi di sussistenza e per le lezioni settimanali di pugilato, tradizione di famiglia a cui ci si aspetta che anche il ragazzino renderà onore. Ma la palestra dove Billy prende molti più pugni di quanti riesca a darne, condivide gli spazi con il corso di danza classica tenuto dalla signora Wilkinson. Uno sparuto gruppo di goffe anatroccole in tutù, che però si muovono seguendo un codice che parla direttamente al cuore di Billy. Quando Billy accetta la sfida di unirsi al gruppo di ragazze, forse sa già di aver compiuto una scelta fondamentale. Ovviamente, dimostra subito di avere un talento naturale. E la maestra, dalla lingua tagliente, la sigaretta a catena e il cuore d'oro, già lo vede sfuggire a un destino di mediocrità, sfolgorante su un palcoscenico. Ma prima occorre sfondare i pregiudizi di un padre e un fratello che considerano la danza una cosa "da ragazze e invertiti", superare l'ostacolo di ristrettezze economiche che costringono a distruggere il pianoforte della madre morta per farne legna da ardere, dimostrare che può accendersi il fuoco bruciante della passione anche in mezzo alla disperazione di chi si sente predestinato alla sconfitta.

Critica 1:Billy Elliot poteva facilmente diventare una specie di Flashdance britannico, ma Daldry e Lee Hall, autore della sceneggiatura, sanno creare un abile equilibrio tra il crudo realismo quotidiano della vita dei minatori e i momenti di puro "musical", in cui il piccolo protagonista scatena le sue energie nella danza. Gran parte del merito va a un casting efficacissimo, con Gary Lewis - Orphans, My Name Is Joe - ruvido e affettuoso padre, Julie Walters disincantata insegnante di danza, Jamie Draven, il fratello di Billy, un palpabile concentrato di rabbia proletaria e lo stupefacente talento di Jamie Bell, scelto tra oltre duemila candidati, ottimo ballerino e misuratissimo attore, con un volto chiuso e angoloso che si apre, raramente, in un irresistibile sorriso. La danza di Billy è un piccolo atto eversivo che riesce a diventare occasione di riscatto per tutta la comunità. Billy può "farcela", può "diventare qualcuno", anche se il talento lo indirizza verso un campo poco conosciuto e guardato con sospetto. Come in Grazie, signora Thatcher e in The Full Monty, sembra che solo l'espressione artistica riesca a fornire una via d'uscita dalla crisi. Ma in Billy Elliot non é il gruppo a emergere: il caparbio Billy non cerca il riscatto per tutti, bensì l'affermazione personale, la possibilità di esprimersi come individuo. Il suo successo é un simbolo per il gruppo ma, soprattutto, é l'affermazione del diritto di essere se stessi. Il percorso di Billy è contrappunto da una scelta di canzoni che sottolineano ed enfatizzano i contenuti delle immagini. Lo scatenato numero per le strade è coreografato su A Town Called Malice dei Jam. Le canzoni dei T-Rex - Get It On, I Love to Boogie, Children of the Revolution - sono la colonna sonora privata di Billy, quella pubblica ha il ritmo di London Calling dei Clash, Shout to the Top e Walls Come Tumbling Down degli Style Council, brani che riecheggiano nei testi le situazioni a cui forniscono il contrappunto musicale.
Autore critica:Luisella Angiari
Fonte criticaDuel
Data critica:

28/2/2001

Critica 2:C'è uno miniera in sciopero in una città dell’Inghilterra del Nord del 1984 (gli anni del thatcherismo più duro). C'è lo scorcio insolito di una strada che si butta direttamente nel mare. Ci sono tutte le cose allineate che abbiamo imparato a riconoscere fin dalla fine Anni '50 con il free cinema e i dintorni. E i minatori sull'orlo della disperazione, i poliziotti allineati con gli scudi, i padri e i fratelli maggiori ruvidi, attaccati alla boxe, ai picchetti, alla birra. E poi c'è un ragazzino di undici anni che ai guantoni da pugile (tramandati da suo nonno a suo padre e a lui) preferisce le scarpette con le punte rinforzate da ballerino classico. “Ma non vuol dire essere finocchio!”, esclama Billy davanti allo stupore adirato del padre e del fratello maggiore. Vuol dire solo uno passione e un talento, vuol dire uscire (con uno metafora visivo un po' troppo esplicita) dalla prigione di mattoni e carbone che la vita ha predisposto dalla sua nascita. Figlio di minatori, Billy invece vuol fare il ballerino, il cigno bianco del lago (che apparirà nella scena finale, nel famoso allestimento londinese di tre anni fa, danzato da soli uomini). Un po' di Loach e, soprattutto, tanto Mark Herman di Grazie, signora Thatcher!, dove al posto del balletto e del futuro di un ragazzino (“Diamo almeno a Billy una possibilità”, dice il padre quando si convince) erano in gioco la passione per la musica e l'onore della banda dei minatori: lo sceneggiatore Lee Hall (che ha seminato nella storia pezzi della sua vita di adolescente a Newcastle) e il regista Stephen Daldry non nascondono i loro rimandi, anche se li lavorano dalla prospettiva dell'adolescenza e del sogno della danza. I balletti improvvisati da Billy (soprattutto quello centrale, tra i muri, sul tetto, per strada) entrano con piglio antirealistico. La retorica dei sentimenti e delle riconciliazioni è tenuta sotto stretto controllo, tanto stretto, però, che rischia di riaffacciarsi e apparire più ingombrante (mentre nel film di Herman era trionfalmente, popolarmente esibita, e perciò "giusta"). Ma la miscela funziona, il ritmo non si allenta, gli attori (in testa la grande Julie Walters maestra di danza) sono perfetti. E poi, chi non ha mai ballato da solo per sfogarsi?
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte critica:Film TV
Data critica:

27/2/2001

Critica 3:Billy vive in una famiglia di minatori, in cui la sopravvivenza si fa sempre più difficile e i rapporti diventano sempre più conflittuali e tesi man mano il duro sciopero si prolunga. Billy frequenta la scuola e ha la responsabilità della nonna non autosufficiente. La madre, morta, è sempre presente nei suoi pensieri; gli ha lasciato in eredità il pianoforte e la passione per la musica, l’aspirazione alla bellezza, e una lettera per il giorno del suo diciottesimo compleanno, che egli ha già aperto e recita a memoria per sentire parole di tenerezza, stima e fiducia, che non sente dal padre che pure lo ama. Questi desidera per Billy un destino diverso, come altri padri vede una prospettiva possibile di riscatto nella boxe e lo costringe a frequentare la palestra, con i calzoncini e i guantoni del nonno. Il bambino invece sogna Fred Astaire, il ballerino preferito dalla madre, e appena può suona il piano. Quando il padre scopre il suo interesse per la danza, scoppia lo scontro e si determina una forte incomprensione: per il padre, come per il fratello, infatti, secondo stereotipi radicati della differenza di genere, i ragazzi fanno pallone, pugilato, lotta, il balletto è cosa per ragazze o omosessuali.
La danza è invece la grande passione di Billy, un forte elemento di costruzione della sua identità: inizialmente è un desiderio di cui egli stesso deve riconoscere la legittimità per non sentirsi una femminuccia, quando da una parte della palestra i sui compagni si allenano sul ring e dall’altra lui, unico maschio tra le bambine in tutù, esegue i primi esercizi sulle scarpine a punta. Per coltivare la sua passione non esita poi a contrapporsi al padre, a prendere lezioni di nascosto, a esibirsi con fierezza davanti a lui nella palestra la notte di Natale. È questa sua dimostrazione di volontà a modificare l’atteggiamento negativo del padre che capisce come la danza sia per Billy la sola occasione di riscatto sociale e farà di tutto, anche essere tentato di tradire i compagni in sciopero, per realizzare il desiderio del figlio e sostenerlo nelle fasi di incertezza e di paura. Da questo momento anche il fratello cambierà atteggiamento e i rapporti fra i tre diventeranno più affettuosi e intensi.
Il ruolo di sostegno della scelta di Billy, che non può essere svolto dalla madre se non indirettamente attraverso le parole della lettera “sii sempre te stesso”, è assunto da Mrs. Wilkinson, l’insegnante di danza. Ella ha un atteggiamento burbero e severo rispetto alle incertezze di Billy, è attenta e a suo modo amorevole ma senza mai sostituirsi alla madre, è ferma nella convinzione di vedere giusto, coraggiosa nello sfidare i pregiudizi maschili e le resistenze del padre e del fratello, pronta a favorire il distacco del ragazzo da lei e la sua autonomia. La sessualità e l’identità sessuale sono un tema presente nel film, oggetto dei discorsi tra Billy e Debbie e tra Billy e Michael. Debbie, anche se la più piccola, sembra dei tre la più sciolta e sicura: gli parla dei rapporti sessuali dei genitori, dell’insoddisfazione della madre, cosa che fa sospettare a Billy di piacere a Mrs. Wilkinson; dopo una lotta con i cuscini sul letto della sua cameretta, inizia un innocente tentativo di seduzione; quando Billy sta per partire per Londra, osa andare un po’ oltre nelle sue timide avance, senza successo. Michael è il compagno di scuola, l’amico con cui Billy si misura rispetto all’identità sessuale, con cui riflette sul rapporto tra danza e omosessualità, di cui accetta amichevolmente l’affetto. Lo ritroviamo, adulto, vestito da donna, al balletto del Covent Garden a contemplare commosso l’esibizione dell’amico.
Autore critica:Carla Colombelli
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



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