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Giardino segreto (Il) - Secret Garden (The)

Regia:Agnieszka Holland
Vietato:No
Video:Warner Home Video (Gli Scudi)
DVD:
Genere:Fantastico
Tipologia:I bambini ci guardano
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori
Soggetto:Tratto dall'omonimo romanzo di Frances Hodgson Burnett
Sceneggiatura:Caroline Thompson
Fotografia:Roger Deakins
Musiche:Zbigniew Preisner
Montaggio:Isabelle Lorente
Scenografia:Stuart Craig
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Andrew Knott (Dickon), John Carroll Lynch (Lord Craven), Kate Maberly (Mary Lennox), Heydon Prowse (Colin Craven)
Produzione:Fred Fuchs, Fred Roos, Tom Luddy
Distribuzione:Warner Bros.
Origine:Usa
Anno:1993
Durata:

102'

Trama:

Una sinistra villa gotica nella brughiera inglese spazzata da vento, una famiglia che custodisce un oscuro segreto, uno splendido giardino dove possono fiorire amore e amicizia e dove è possibile fugare le sofferenze del corpo e della mente. La scoperta e le cure dedicate a un giardino segreto che divide il loro rifugio e favorisce tra loro la nascita di una preziosa amicizia cambiano per sempre la vita e la personalità di tre ragazzini solitari: Mary, spirito battagliero e indipendente; Colin, giovane invalido viziato e irascibile; e Dickon, ragazzo di campagna semplice e d'animo gentile.

Critica 1:È la storia della decenne Mary Lennox che, accolta nel maniero di uno zio misantropo, vi riporta la gioia di vivere e riesce anche a rimettere in piedi il malandato cuginetto: la felicità è lì, a portata di mano, nel magico, inaccessibile giardino. Scritto nel 1910 da Frances Eliza Hodgson Burnett (1849-1924), sceneggiato da Caroline Thompson e prodotto dall'American Zoetrope di Francis Ford Coppola, il film è impeccabile per figurazione (...) Da non perdere la luce dei paesaggi dello Yorkshire e certi primi piani della piccola K. Maberly. Già filmato nel 1949 dalla M-G-M.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:La polacca Agnieszka Holland ci sa fare con i ragazzini. Dopo Europa Europa e Olivier Olivier ecco qui Mary Mary , ribattezzato Il giardino segreto per dovere di riconoscenza nei confronti dell'autrice del romanzo da cui il film è tratto, prima impresa hollywoodiana della nostra polacca (anche se girata in Gran Bretagna) dopo quelle europee successive al suo esodo. Comunque Agnieszka ha sempre mantenuto i rapporti con la terra natia: come responsabile della musica ha ottenuto Zbigniew Preisner, il compagnuccio di Kieslowski (in omaggio al quale è stata utilizzata per poco più di una comparsata - nel ruolo della giovane zia defunta della protagonista - Irène Jacob, protagonista di La doppia vita di Veronica).
Trionfo del doppio anche qui. Mary Mary perché all'inizio facciamo la conoscenza di una ragazzina di dieci anni, Mary appunto, la quale non potrebbe essere più altezzosa, antipatica, snob e scostante di come è. D'accordo, i suoi genitori (esponenti dell'alta società britannica in India, all'epoca dei fasti dell'impero) la trascurano e poi la lasciano orfana per colpa di un improvviso terremoto; d'accordo, viene spedita attraverso i mari, non c'è nessuno che l'aspetti allo sbarco in Inghilterra, viene ospitata in un castello dell'interno che ha trecento stanze di cui forse tre o quattro senza ragnatele, sperduto nelle nebbie; ma questo non giustifica il suo comportamento impossibile. Poi c'è la Mary numero due che vien fuori a poco a poco dalla prima, quando scopre che accanto ai ruderi vicini alla magione c'è un giardino nascosto, quasi inaccessibile, ma che con l'aiuto di un coetaneo figlio di una persona di servizio lo si può frequentare e far rifiorire, ottenendo così un'oasi di serenità in un ambiente che sembrava dominato dall'angoscia. Il padrone è un povero gobbo (povero per la gobba, ricco per casata e sostanze) vedovo inconsolabile. Ha perduto anni prima l'adorata mogliettina, sorella della madre di Mary (è dunque lo zio-tutore della ragazzina) e da allora o si rinchiude nel castello escludendo la luce e il sole, o compie lunghi viaggi all'estero per stordirsi e non pensare. Ma ciò che cambia definitivamente la piccola Mary è il rendersi conto che c'è chi sta peggio di lei, o almeno così credono tutti. Si tratta di Colin, il piccolo figlio del padrone di casa, segregato in una camera che ha le imposte inchiodate, sempre a letto, assistito dalla servitù (il padre non si fa mai vedere), sottoposto a cure crudeli. Dicono tutti che patisce un morbo misterioso che lo immobilizza e che lo condurrà a morte precoce, ed il primo ad esserne convinto è proprio lui, il piccolo lord. Ma quando quella curiosona di Mary penetra nella stanza proibita e scopre il cuginetto, non ci mette molto a strapazzarlo ma anche a convincerlo che fuori c'è il sole, che vicino c'è il giardino, che nel prato spuntano i fiori, che si può camminare e correre e giocare a nascondino, lei, lui e il compare Dickon. Quando il lord tornerà da uno dei suoi inutili viaggi si troverà davanti il figlioletto che sgambetta allegramente e capirà che si può di nuovo vivere e amare. Cambiata Mary (lei che non piangeva mai impara a piangere, e col suo pianto insegna agli altri a ridere) cambia anche Colin e anche suo padre: l'unico che non cambia è Dickon, ma quello è un contadino figlio di contadini, lui lo sa da sempre che la vita è dura e che per stare al mondo bisogna darsi da fare.
In questa doppia vita di (quasi) tutti i personaggi (cambia anche l'inflessibile, severa, cattiva governante: anche a lei scappa la lagrimuccia, nel finale) c'entra naturalmente l'autrice del libro originario, che di bambini ricchi ma infelici che poi diventano felici se n'intendeva (suo è anche il romanzo Little Lord Fauntleroy, Il piccolo Lord appunto). Non per niente Frances Eliza Hodgson Burnett (Manchester 1849-New York 1924) era chiamata “the romantic lady", come suona il titolo di una sua biografia. Ma c'entra tanto la Holland, che ha abbandonato i toni risentiti dei film girati in Polonia, ma anche quelli dei risultati "francesi", sottolineando gli aspetti da favola che sono già nella pagina. Mi pare di ricordare che la versione in immagini del 1949 (Il giardino segreto, Mgm, regia Fred MacLeod Wilcox, protagonista Margaret O'Brian; ma ce n'era stata un'altra nel 1919) fosse più vicina al racconto infantile tout court, quotidiano, "realistico", ancorché rorido di buoni sentimenti.
Qui la Holland ha presente certamente i risultati "dickensiani" del buon cinema inglese di un tempo, gli Oliver Twist, le Grandi speranze, gli Idoli infranti ecc., ma condisce la vicenda con un abbandono addirittura patetico alla cifra gotica e soprattutto alla cifra lirico-magica. Il pettirosso che indica alla protagonista l'ingresso del giardino segreto è chiaramente da favola, e così gli animaletti (conigli, cerbiatti, agnellini) che popolano il parco. E il Lord lontano viene richiamato al castello da una "fattura" dei tre ragazzi, descritta con compiaciuto senso del sovrannaturale. Ma è soprattutto il ripetersi delle sequenze della "primavera" a dare questo tono fiabesco, con il lirismo espanso del risveglio della natura e del fiorire a vista dei bulbi di giglio, tutto troppo sottolineato, troppo insistito, troppo abbandonato al sentimentalismo. Colpa anche del musicista, che si lascia andare alla propensione già mostrata altrove per le paginone corali e sussiegose, qui francamente fastidiose.
Il risultato complessivo è positivo per l'accuratezza della fattura e per gli apporti tecnici, tutti di prim'ordine. La pàtina della fotografia e del colore è eccellente, e la recitazione di classe anche da parte dei ragazzini (certo, quella di Maggie Smith nei panni dell'acida governante è inarrivabile; ma anche il sorriso della servetta buona-pasta Laura Crossley si inserisce bene nel concerto); in fondo però siamo al prodotto impeccabile, ricco, fatto bene e s-ciao, come dicono in Alta Italia (pronuncia la "esse" staccata dal resto). E con delle sottolineature ridondanti nelle frasi del romanzo riportate di quando in quando (la protagonista racconta in prima persona) sopra situazioni che già rendono benissimo quanto si vuol dire, come Mary che commenta “ I miei genitori pensavano solo a se stessi” o “La casa sembrava morta. Era come avvolta da un incantesimo” quando le immagini ci dicono esattamente le stesse cose. Insomma in questo giardino crescono fiori sontuosi ma non più belli che nei giardini spagnoli, indiani, delle streghe, della felicità, o di gesso che siano succedutisi sullo schermo.
Coppola, produttore esecutivo, ci mette un po' di suo nella presenza del tenebroso Lord, gobbo, maledetto, escluso, avvolto nel tabarro nero, nascosto dal cappellaccio nero, in giro per la brughiera in una carrozza nera. È Dracula, non c'è dubbio, un Dracula a lieto fine, redento dall'amore.
Autore critica:Ermanno Comuzio
Fonte critica:Cineforum n.333
Data critica:

4/1994

Critica 3:Il film è tratto dal racconto di ambientazione ottocentesca scritto da Frances Hodgson Burnett. Una storia fantastico-fiabesca che rappresenta una classica lettura per ragazzi. Il nucleo narrativo è costituito dall’affidamento di una piccola orfana ai suoi parenti più diretti. Per la piccola Mary si tratta di un doppio choc. Oltre al dolore per la perdita dei genitori, nonostante essi avessero sempre dimostrato solo un’attenzione formale verso di lei, Mary deve anche confrontarsi con un ambiente completamente nuovo.
Tanto era caldo e soffocante il clima in India (metafora degli obblighi imposti dal ruolo di rappresentanza svolto dai genitori, cui la piccola era obbligata a sottostare), tanto è freddo e inospitale quello che Mary trova in Inghilterra. Una metafora, questa nuova caratteristica ambientale, della severa rigidità imposta da Lord Craven alla governante che sovrintende agli affari della casa. Nella nuova residenza la protagonista deve anche fare a meno di quelle continue attenzioni da parte dei domestici cui era abituata quando viveva coi genitori. Il trasferimento da una dimensione all’altra rappresenta quindi, simbolicamente, il passaggio a una nuova fase della vita di Mary, una tappa decisiva nel percorso di crescita e formazione del personaggio. Alla fine del racconto, infatti, colei che era stata abituata a essere servita, avrà imparato a mettersi al servizio degli altri, rinunciando a ogni facile privilegio e a quel suo atteggiamento viziato e scontroso.
Sentendosi sola e abbandonata, Mary impara a dar valore alla presenza degli altri, a coltivare l’amicizia. Come quella con Martha, la giovane cameriera, che attraverso la provocazione stimola la piccola ad andare a mettere il naso fuori dalla casa. Oppure quella con Deacon, il contadinello che sul suo cavallo bianco rappresenta l’anelito alla libertà. Infine quella con Colin, strappato dall’ostinazione di Mary a una condizione di malattia permanente cui è stato costretto dalla cronica disperazione del padre. Una figura, quest’ultima, la cui profonda sofferenza è nascosta dietro all’apparente ferocia. Esemplare perfetto di quei genitori che scaricano sui figli il proprio male di vivere.
Metafora efficace delle profonde trasformazioni che hanno luogo in casa Craven è l’ambiente naturale. Mary arriva nel cupo castello dello Yorkshire durante la stagione invernale, quando la natura all’interno del giardino pare essere morta, come la donna che soleva frequentarlo. Ma a primavera le radici dei bulbi prendono a crescere velocemente, così come i fiori e le farfalle. Infrangendo il divieto del padre, il piccolo Colin viene portato all’aria aperta e può quindi rinascere alla vita.
Decisivo, in tal senso, il ruolo di Mary, che dopo aver esplorato per prima il giardino scoprendone le meraviglie nascoste e le qualità miracolose, diventa la guida per gli altri personaggi, riuscendo a restituire allo zio quella voglia di vivere che sembrava aver perduto per sempre. Interessante ancora, sempre a proposito del ruolo esercitato nel film dalla rappresentazione della natura, la presenza simbolica degli animali, tra i quali, oltre al cavallo di Deacon, ci sono la lepre che osserva Mary mentre corre nel parco, il pettirosso che invita la piccola a entrare nel giardino, il capretto che impara, come Colin, a reggersi in piedi da solo.
Autore critica:Umberto Mosca
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Giardino segreto (Il)
Autore libro:Burnett Frances Hodgson

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