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Avventura (L') -

Regia:Michelangelo Antonioni
Vietato:14
Video:Mondadori Video
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura:Michelangelo Antonioni, Elio Bartolini, Tonino Guerra
Fotografia:Aldo Scavarda
Musiche:Giovanni Fusco
Montaggio:Giovanni Fusco
Scenografia:Piero Poletto
Costumi:
Effetti:
Interpreti:James Addams Corrado, Dominique Blanchard Giulia, Enrico Bologna, Franco Cimino, Cucco Ettore, Giovanni Danesi, Dorothy De Poliolo Gloria Perkins, Gabriele Ferzetti Sandro, Lelio Luttazzi Raimondo, Lea Massari Anna, Rita Mole' , Jack O'connell Vecchio dell'isola, Giovanni Petrucci Principe Goffredo, Renato Pinciroli, Renzo Ricci Padre di Anna, Esmeralda Ruspoli Patrizia, Angela Tomasi La Principessa, Vincenzo Tranchina, Monica Vitti Claudia
Produzione:Cino Del Duca, Produzioni Cinematografiche Europeeroma - Soc. Cinematographique Lyre, Parigi
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Collettivo dell’Immagine
Origine:Italia - Francia
Anno:1960
Durata:

148'

Trama:

Anna, figlia di un ambasciatore a riposo, fidanzata a Sandro, giovane architetto, viene invitata con Claudia, una sua amica, a una gita sullo yacht di un ricco costruttore. La crociera si svolge nella zona delle isole Eolie, nell'incanto di superbe vedute marine, delle quali però nessuno dei partecipanti sembra accorgersi. Ad un certo punto i gitanti sbarcano su un piccolo scoglio; tra Anna e Sandro ha luogo un'accanita discussione. All'improvviso minaccia un temporale e tutti si affrettano verso la nave; ma al momento di imbarcarsi s'avvedono che Anna è sparita. Lo yacht deve ripartire per evitare la tempesta, ma Sandro e Claudia rimangono sullo scoglio per cercarla. Come sfuma la speranza di trovarla, i due sentono che nei loro cuori c'è un sentimento nuovo che li unisce, e si rendono conto che la ricerca di Anna era in realtà soltanto un pretesto. Essi raggiungono Taormina, dove ritrovano nel corso di una riunione mondana i loro compagni di crociera: nessuno chiede notizie di Anna, tutti si rendono conto delle nuove relazioni stabilitesi tra Sandro e Claudia. Ma la notte stessa Sandro dà prova della sua leggerezza ed incostanza, abbandonandosi ad un'avventura occasionale. Claudia dopo il primo momento di ribellione si rassegna a perdonarlo.

Critica 1:Un giallo alla rovescia, non soltanto per la scomparsa di Anna, data e non spiegata, ma per i meccanismi narrativi che tendono alla dispersione, alla dilatazione, alla lentezza. Le psicologie rarefatte dei personaggi lasciano il posto agli eventi, alla scoperta delle cose, delle atmosfere, del paesaggio (da Lisca Bianca al barocco di Noto). L'instabilità dei sentimenti è il tema centrale insieme con la difficoltà della comunicazione e il vuoto dell'esistenza (borghese). Splendida fotografia in bianconero di Aldo Scavarda. Nastro d'argento 1961 alla musica di Giovanni Fusco.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Michelangelo Antonioni (Ferrara, 29 settembre 1912) era reduce da un insuccesso (Il grido). Prima di allora, sette documentari (girati fra il 1943 e il '50), quattro film (Cronaca di un amore, I vinti, La signora senza camelie, Le amiche) e l'episodio di un film inchiesta (“Tentato suicidio” in L'amore in città) avevano creato l'immagine di un regista che tentava di uscire dai modelli sociologici e narrativi del neorealismo per imporre la nozione di un cinema sperimentale, analitico, attento al malessere dei sentimenti, all'incerto (e talvolta melodrammatico) procedere delle esperienze individuali. In questa direzione, Il grido (che più tardi sarebbe stato rivalutato, sino al punto da considerarlo un film chiave della carriera antonioniana) rappresentava il massimo sforzo di approfondimento: il cammino dell'operaio verso il buio della disperazione si svolgeva con una compostezza che ammorbidiva ogni punta drammatica, come se il destino del protagonista (e delle sue donne) fosse tanto inevitabile da soffocare il dolore e la lotta. Soltanto l'epilogo tragico usciva, di colpo, dall'atmosfera rarefatta del film: un sussulto di esplicita consapevolezza che pareva contraddire l'indeterminazione del tema.
L'avventura, realizzato in circostanze assai difficili nel corso del 1959 e presentato al festival di Cannes del '60 (dove ottiene un premio speciale) consiste nella progressiva dissoluzione di ogni illusoria fiducia nella possibilità di programmare la vicenda umana. Ciò che spicca, con evidenza via via maggiore, è il flusso ininterrotto dei comportamenti, uno legato all'altro senza una ragione apparente. La chiarezza con la quale l'azione progredisce è naturale: non nasconde alcun mistero, non ammette il ricorso ad alcuna trascendenza. La storia è scarna, in qualche punto quasi elementare, affinché possa avere - come ha ricordato il regista - “il suo corso interno”, si sviluppi secondo necessità e non secondo un ordine precostituito dall'esterno, come spesso accadeva nel cinema che proprio allora gli autori più interessanti (i francesi in particolare) cominciavano a sovvertire.
Due amiche, Anna e Claudia, partono per una vacanza alle isole Lipari. Le accompagna Sandro, un architetto che di Anna è l'amante. Fra i due esiste una tensione di cui si afferrano soltanto alcuni motivi ma che non si può realmente spiegare, così come non si spiega l'improvvisa e cupa furia con cui Anna costringe Sandro a possederla prima di partire. Li ritroviamo insieme a un gruppo di fatui amici che navigano verso l'isoletta di Lisca Bianca. Claudia assiste senza volerlo a un litigio fra i due, cerca di distrarsi. Nel pomeriggio si accorgono che Anna è scomparsa. Gli amici battono l'isola in lungo e in largo, scrutano nei profondi canaloni che precipitano a picco nel mare. Il motoscafo va a Lipari per dare l'allarme. Sull'isola rimangono Claudia, Sandro e Corrado. Minaccia il temporale. Si rifugiano in un capanno, vi passano la notte. Claudia è disperata, non sa darsi pace. Giungono i carabinieri con i sommozzatori, ma ogni sforzo è inutile: Anna sembra volatilizzata. Arriva anche il padre di Anna (un autorevole diplomatico in pensione) a bordo di un elicottero. Sandro, saputo che a Milazzo hanno fermato alcuni contrabbandieri e pensando che Anna abbia potuto allontanarsi con la loro barca, corre a controllare, mentre Claudia compie una perlustrazione sulla vedetta della Guardia di Finanza. A Milazzo Sandro non scopre nulla. Apprende soltanto che è arrivata anche Claudia. La trova alla stazione in procinto di partire per la residenza dei principi presso i quali si sono dati appuntamento gli amici. Claudia scongiura Sandro di non seguirla. Ha paura che qualcosa possa accadere. Ma Sandro salta anche lui sul treno. “L'unico modo per aiutarci è di stare insieme”, le dice. Claudia, esitando, lo respinge. Le loro strade si dividono. Sandro segue quella che crede sia una nuova traccia e cerca a Messina un giornalista, ma senza costrutto. Claudia è nella casa dei principi, coinvolta in sgradevoli esperienze e imbarazzanti incontri. Nel frattempo, Sandro giunge in una località isolata dove Anna sarebbe stata vista. Nulla. Quando sta per andarsene, vede arrivare Claudia, che ha scoperto dov'era. Sono insieme, ora. Ogni resistenza è caduta. Si sentono liberi, la sorte di Anna non li angustia più. Fanno l'amore su un colle, in un paese nuovo e mai abitato. Vanno a Noto, vivono intensamente un'avventura che sembra averli trasformati: soprattutto Sandro che, come architetto, si sente fallito e ha l'impressione di prostituirsi al servizio di uno speculatore. Dopo Noto, Taormina, in un grande albergo. Qui ritrovano i loro amici, che li invitano a una festa. Sandro accetta volentieri. Claudia no: è troppo stanca per divertirsi. Va a letto. All'alba, oppressa dall'angoscia (teme che sia tornata Anna), si alza, gira per i saloni dell'albergo. E in un angolo vede Sandro abbracciato a una qualunque sgualdrina di lusso. Fugge, esce sul piazzale, raggiunge una terrazza sul mare. Sandro la segue, camminando incerto. Si lascia cadere su una panca, singhiozza. Claudia si è fermata. Ha perduto di colpo ogni forza. Poi, lentamente, si avvicina. Mette una mano sulla spalla di Sandro, gli accarezza i capelli. Con La notte (1961) e L'eclisse (1962) Antonioni proseguirà il discorso sull'ambiguità dei comportamenti umani, con uno stile altrettanto rigoroso: i momenti “ vuoti ”, in cui non accade nulla, si alternano, senza motivazione alcuna, agli episodi in cui i fatti acquistano un ritmo inutilmente incalzante. La composizione - delicata, ferma, elegante - delle immagini e dei suoni risolve in luminosa armonia questa laica ricerca di una verità che consiste nella ricerca stessa, senza fine.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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