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Grande uno rosso (Il) - Big Red One (The)

Regia:Samuel Fuller
Vietato:No
Video:Golden Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La guerra, La memoria del XX secolo, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Samuel Fuller
Sceneggiatura:Samuel Fuller
Fotografia:Adam Greenberg
Musiche:Dana Kaproff
Montaggio:Morton Tubor
Scenografia:Peter Jamison
Costumi:
Effetti:Jeff Clifford, Peter Dawson, Kit West
Interpreti:Lee Marvin (Sergente), Mark Hamill (Griff), Robert Carradine (Zeb), Bobby Di Cicco(Vinci), Kelly Ward (Johnson), Stephane Audran (Wallon), Ken Campbell (Lemchek), Joseph Clark (Shep),Todd Corman (paracadutista), Howard Delman (Smitty), Alain Doutey (Broban), Colin Gilbert (Dog Face Pow), Serge Marquand (Ransonnet), Siegfried Rauch (Schroeder), Doug Werner (Switolski)
Produzione:Lorimar Television
Distribuzione:Cineteca Antoniana – Cineteca Palatina - Collettivo dll’Immagine - Zari
Origine:Usa
Anno:1980
Durata:

111'

Trama:

Non sapendo che la grande guerra è terminata da poche ore, un sergente americano uccide un giovane soldato tedesco in cui si è imbattuto, che invano tenta di fargli capire la realtà. La seconda guerra mondiale vede il sergente ancora in piena attività. Il reparto cui appartiene è denominato 'Il grande Uno rosso' ed i suoi componenti sono divenuti leggendari per il loro coraggio. Dalla Tunisia alla Sicilia, dalle coste della Normandia fino in Belgio il reparto si fa onore. Stranamente, però, mentre la 'sporca cinquina' (il sergente ed altri quattro veterani) prosegue invulnerabile tutti i giovani rincalzi muoiono come mosche. Giunti in Cecoslovacchia entrano in un campo di concentramento nazista. Qui il sergente si trova, come trent'anni prima, faccia a faccia con un tedesco e gli spara. Ma questa volta, memore di un film già visto, si prodiga per tentare di salvarlo.

Critica 1:Grazie alla guida di un vecchio sergente, quattro fanti americani, appartenenti alla divisione "The Big Red One", sopravvivono a quattro anni di guerra sui vari fronti, dall'Algeria alla Germania. Una lezione di cinema. E di guerra. Film autobiografico, è il testamento di S. Fuller, la sintesi della sua esperienza bellica. Fa il contropelo ai film bellici hollywoodiani e lo dedica ai superstiti perché (come dice R. Carradine, alter ego di Fuller nel film) "la sopravvivenza è l'unica vera gloria in guerra". Non sono poche le scene memorabili e ancor più rari i film che della guerra raccontano gli aspetti bizzarri e tremendi.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…)Dunque, istintivamente - e senza sapere perchè - non volevo incastrarmi in un film del tipo « avventure di John Wayne »: non con un film che concerneva la Prima Divisione di Fanteria, perchè era un'unità realmente esistente. E qualcosa del genere mi preoccupava un po' senza che io lo sapessi. Non è esatto dire che mi preoccupava - mi turbava. Qualcosa non funzionava. La mia storia non aveva nulla a che vedere con lo stile eroico abituale. Un gruppo di uomini si batte come una macchina contro un altro gruppo di uomini che si batte come una macchina, e la macchina si scontra con la macchina: bene. In effetti è la morte in marcia che corre contro la morte in marcia e si scontra con essa, e quando la morte si batte con la morte, chi vince? Chi perde? Perciò Marvin divenne il simbolo della morte, e c'è un Tedesco, Schroeder, che è il simbolo del nemico, e alla fine si incontrano. Ho un buon capovolgimento dalla situazione, alla fine. (…)
E' molto semplice, sia il romanzo che il film, un disegno molto semplice. Molto complicato per quanto riguarda le persone che vi agiscono: nessuno sa chi diavolo si batte contro chi, ci si spara addosso, si spara a tutti, gli altri sparano a tutti, il nemico ci spara addosso, noi spariamo sul nemico, noi ci spariamo tra di noi ... Ma tutto ciò non è che un unico pot pourri di sangue e di violenza. Nè urrah, nè urla, nessuno grida: «Avanti!». Niente cariche. Ciascun uomo è una non-entità, tutti sono destinati al completo oblìo, anche se sopravviveranno. Perchè c'è un'altra collina, e dietro a quella ce n'è un'altra, e dietro c'è un fiume, e dietro un altro paese, e un altro paese, e un altro paese. E io volevo ottenere questa sensazione: si diventa un robot ben lubrificato, salvo che si possiede un senso che i robot non possono avere, quello dell'autoconservazione. E' l'unica differenza. (…)
Autore critica:Samuel Fuller
Fonte critica:Il Cinema di Samuel Fuller (a cura di P. Tortolina e A. Rubini)
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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