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Sophie Scholl - Die Letzten Tage -

Regia:Marc Rothemund
Vietato:No
Video:
DVD:Cecchi Gori
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti umani - La politica e i diritti, Diventare grandi, I giovani e la politica, La memoria del XX secolo, Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Fred Breinersdorfer
Fotografia:Martin Langer
Musiche:
Montaggio:Hans Funck
Scenografia:Jana Karen-Brey
Costumi:Natascha Curtius-Noss
Effetti:
Interpreti:Julia Jentsch (Sophie Scholl), Fabian Hinrichs (Hans Scholl), Gerald Alexander Held (Robert Mohr), Johanna Gastdorf (Else Gebel), André Hennicke (Richter Dr. Roland Freisler), Florian Stetter (Christoph Probst), Johannes Suhm (Alexander Schmorell), Maximilian Bruckner (Willi Graf), Jorg Hube (Robert Scholl), Petra Kelling (Magdalena Scholl), Franz Staber (Werner Scholl), Lilli Jung (Gisela Schertling)
Produzione:Goldkind Filmproduktion
Distribuzione:Luce
Origine:Germania
Anno:2005
Durata:

117’

Trama:

Dall'arresto all'esecuzione, gli ultimi giorni di vita di Sophie Scholl, una giovane studentessa tedesca che insieme e al fratello e pochi altri nel 1943 in Baviera tentò di opporsi al nazismo con il gruppo della "Rosa bianca".

Critica 1:Una cosa è sicura. Berlino vuole avere memoria. E in un festival, come quello di quest'anno, pieno di pellicole che si spingono a rispolverare gli ingombri del passato nazista, il nuovo film tedesco Sophie Scholl - die letzten Tage del trentaseienne Marc Rothemund non poteva che fagocitare le attenzioni di giornata. Attesa, battage pubblicitario, prime pagine dei giornali locali a far da cassa di risonanza e a rilanciare un dibattito che qui è sempre carne viva. Del resto, da queste parti toccare l'argomento è come avvicinarsi a una fiamma in movimento. Non è mai una cosa neutrale. Tira in ballo l'identità di un popolo, ne riaggiorna la coscienza e ne allunga la coda fino al presente. E questo, oggi più che mai, visto che nelle ultime stagioni è stata proprio una rosa di registi tedeschi ad avvertire l'urgenza e la necessità di riattraversare la montagna scura della propria storia. Da Rosenstrasse di Margarethe von Trotta al Volker Schlöndorff di Der neunte Tag, passando per Dennis Gansel (Napola) fino ad arrivare all'ultimo e controverso Der Untergang di Oliver Hirschbiegel che vede un Bruno Ganz trasfigurato a immagine del Führer. Insomma, messe a fuoco e riletture incalzate dalle generazioni «venute dopo», come nel caso della pellicola di Rothemund presentata ieri nella sezione del concorso. Non un senso di colpa che si trasferisce per contagio a ogni sbalzo generazionale, ma un senso di responsabilità che si traduce in un passaggio di testimone. Ed è proprio in questa prospettiva che Sophie Sholl- die letzten Tage torna a riproporre una delle vicende topiche della resistenza al nazismo, andando a scandagliare gli ultimi sei giorni di vita di una giovane studentessa di Monaco che, messa sotto processo per alto tradimento alla patria, preferisce la ghigliottina a ogni compromesso col carnefice. Una rilettura «drammatica» e documentata, resa possibile dal ritrovamento dei verbali degli interrogatori della Gestapo venuti alla luce con l'apertura degli archivi della DDR. E così eccoci rituffati nella livida primavera del 1943, la battaglia di Stalingrado sta sparando le ultime cartucce e il gruppo della «Rosa bianca» riversa nelle buche delle lettere della Germania volantini contro Hitler. Sophie (Julia Jentsch) e Hans Scholl sono due fratelli impegnati in prima linea in questa «battaglia di parole», nascosti nei sotterranei di una tipografia clandestina, finché non decidono di progettare un'azione più radicale. Infiltrarsi di soppiatto nei corridoi dell'università e sparpagliare il proprio dissenso con una serie di plichi di fogli. Quando tutto sembra filare per il verso giusto, ecco l'intoppo, un bidello li vede e li fa subito arrestare dalla Gestapo. E così, dopo un inizio che scatta in piedi movendosi sulle ritmiche di un thriller, il film s'inabissa nelle stanze claustrofobiche in cui avvengono gli interrogatori e si rannicchia nella teatralità di un duello dialogico. Da una parte, l'ufficiale nazista Mohr (Alexander Held), papillon bordeaux al collo, occhi a forbice e la continua ricerca di un crollo. Dall'altra la ragazza che ribatte composta a ogni accusa e dice la verità solo dopo aver ricevuto notizia della confessione del fratello. In un'atmosfera calcata sul chiaroscuro, tra tende messe a bloccare la luce del giorno e lampade puntate ad abbagliare gli occhi dell'imputata, la donna si mantiene salda e non accetta le opportunità di salvarsi, offerte da Mohr in cambio di un'abiura delle proprie idee. Una fermezza che si corrobora sempre più durante il processo-imbroglio e con la condanna finale decretata prima ancora di essere emessa. Pur non aggiungendo nulla di nuovo a livello cinematografico, Sophie Scholl è una pellicola testamentaria che funziona a stazioni nel suo lento avvicinarsi al martirio, senza per questo chiudere la propria protagonista nella scatola di un eroismo sopra le righe.
Autore critica:Lorenzo Buccella
Fonte critical'Unità
Data critica:

16/2/2005

Critica 2:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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