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Paolo Borsellino -

Regia:Gianluca Maria Tavarelli
Vietato:No
Video:
DVD:Universal
Genere:Drammatico
Tipologia:La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Pietro Valsecchi
Sceneggiatura:Giancarlo De Cataldo, Leonardo Fasoli, Mimmo Rafele, Attilio Bolzoni, Gianluca Maria Tavarelli
Fotografia:Roberto Forza
Musiche:Paolo Buonvino
Montaggio:Alessandro Heffler
Scenografia:Maurizia Narducci, Sonia Peng
Costumi:Claudio Cordaro
Effetti:Danilo Bollettini, Franco Ragusa
Interpreti:Giorgio Tirabassi (Paolo Borsellino), Ennio Fantastichini (Giovanni Falcone), Daniela Giordano (Agnese Borsellino), Elio Germano (Manfredi Borsellino), Andrea Tidona (Rocco Chinnici), Claudio Gioe' (Antonio Ingoia), Giulia Michelini (Lucia Borsellino), Veronica D'Agostino (Fiammetta Borsellino), Nino D'Agata (Agostino Catalano), Carmelo Galati (Claudio Traina) Ninni Bruschetta (Ninni Cassara'), Pietro Biondi (Antonino Caponnetto), Ida Carrara (Maria Borsellino), Luigi Maria Burruano (Tommaso Buscetta)
Produzione:Pietro Valsecchi per Taodue Film, Rti
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:2004
Durata:

243'

Trama:

Nel 1980 Paolo Borsellino viene incaricato dell'istruttoria e delle indagini iniziate dal capitano dei carabinieri Basile, ucciso a sangue freddo a Palermo dopo aver consegnato un dossier sulle attività delle varie cosche mafiose, in particolare di quella dei Corleonesi capeggiata da Totò Riina. Si istituisce una squadra - che costituirà il famoso pool antimafia - e Borsellino pensa immediatamente ai giudici Chinnici e Falcone e ai giovani commissari Montana, Cassarà, Di Lillo e Guarnotta. Le indagini del pool portano a due chimici francesi, assoldati per raffinare un'enorme quantità di morfina acquistata in Turchia e destinata ad essere rivenduta come eroina. Si scopre poi che le più importanti banche sono coinvolte nel riciclaggio del denaro proveniente dallo spaccio della droga. Mentre i magistrati e i loro collaboratori mettono in luce una rete sempre più fitta, la loro vita privata viene sempre più esposta a minacce. Tutti loro, e le loro famiglie, vengono messi sotto scorta e la loro vita cambia radicalmente. Paolo Borsellino, accusato dalla moglie e dai suoi figli di non essere più presente in famiglia come prima, vede la sua figlia maggiore, Lucia, ammalarsi sempre più gravemente di anoressia. Quando il giudice Chinnici rimane vittima di un attentato dinamitardo, Lucia, che era molto legata anche a lui, peggiora e tutto il pool cade in preda alla paura. Il giudice Caponetto chiede di essere trasferito da Firenze a Palermo e, avendo saputo dell'arresto del capomafia palermitano Buscetta, fuggito in Brasile per salvarsi dalle faide in atto, suggerisce a Falcone di contattarlo per ottenere la sua collaborazione in qualità di pentito. Buscetta accetta e le sue rivelazioni portano all'arresto di molti mafiosi e Falcone e Borsellino ottengono di istituire un maxiprocesso. Sono stati svelati, però, troppi segreti e mentre i commissari Montana e Cassarà vengono uccisi, i due magistrati sono costretti a trasferirsi in Sardegna, nel carcere di massima sicurezza dell'Asinara, dove continuano a lavorare all'istruttoria. Il maxiprocesso, tenuto in un'aula-bunker, porta al rinvio a giudizio di settecento imputati. Falcone e Borsellino decidono di ricominciare le loro indagini dal piccolo centro di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, sede degli scambi mafiosi tra la Sicilia e gli Stati Uniti. Nel novembre 1991, Falcone lavora al progetto di una Super Procura Centrale e Borsellino indaga a Marsala, dove è stato trasferito dopo essere stato nominato procuratore, e viene a sapere da un pentito di essere nel mirino della mafia. Lui, i suoi sostituti e i cinque uomini della scorta, sono tutti in pericolo di vita. Quando il suo collega, e amico, Falcone viene ucciso da un attentato dinamitardo mentre percorre in macchina il tragitto autostradale che lo porta dall'aeroporto di Punta Raisi a Palermo, Borsellino, consapevole che gli rimane poco tempo, decide di proseguire le indagini iniziate da Falcone. Arriva la notizia dell'arrivo di un carico di dinamite destinato a lui e della presenza di Totò Riina a Palermo per cui Borsellino decide di congedare i suoi cinque uomini di scorta, ma loro rifiutano. Tra i suoi collaboratori ci sono due traditori. La morte attende lui e la sua scorta in via D'Amelio il 19 luglio 1992, dopo una visita alla sua anziana madre.

Critica 1:Paolo Borsellino è stato un magistrato in quella terra ‘disgraziata e bellissima’ che è la Sicilia, dove ha cercato di combattere la mafia e l’indifferenza. Ma soprattutto è stato un uomo, con i suoi sentimenti. Non solo la paura, legata al delicato mestiere che ha deciso di intraprendere, ma anche la tenerezza di padre, l’amore per la moglie, l’amicizia, il senso di lealtà. Nella sobria lettera scritta dal figlio Manfredi, commissario di polizia, dopo aver visto la pellicola in anteprima, si parla di umanità e di un padre che non ha mai vissuto le sue vicende con rassegnazione. In una conferenza stampa in cui si respira commozione, il protagonista Giorgio Tirabassi dice: ‘la sfida più grande è stata non fare un film strappalacrime. Era facilissimo cadere nella retorica. Persino i tecnici sempre un po’ cinici si sono lasciati catturare dalla particolare atmosfera. In qualità di romani o torinesi non è facile andare in Sicilia e raccontare i siciliani, la mafia, Falcone, Borsellino.’ Anche per questo, al di là dei personaggi principali, sono stati scelti attori e comparse siciliani. Bravissimo come sempre Ennio Fantastichini nei panni di Giovanni Falcone, poi Ida Carrara nel ruolo di Maria Borsellino e tutti gli altri.
Dal canto suo il regista Tavarelli ha spiegato che Borsellino può insegnare tante cose al di là di come si combatte la mafia e per questo il suo non è un film sulla polizia ma sulle persone. Nella scenografia sono stati inseriti vari episodi raccontati dai parenti dei protagonisti reali, tra tutti il fratello di Catalano (capo della scorta di Borsellino). Molto incisivo, poi, l’inserimento di pezzi di filmati reali, per ricordare che quello che avviene nella fiction è tutto rigorosamente vero.
Prepariamoci a vedere un film sul coraggio, che non sta solo nel fatto di rischiare la propria vita ma nella consapevolezza che un giorno, prima o poi, verrai assassinato. Come sottolinea Tavarelli ‘forse Falcone non si aspettava di essere ucciso ma quella di Borsellino è una storia di straziante consapevolezza.
Autore critica:Rossana Cacace
Fonte critica5/11/2004
Data critica:

film.it

Critica 2:
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