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Qualcuno volò sul nido del cuculo - One Flew over the Cuckoo's Nest

Regia:Milos Forman
Vietato:No
Video:Domovideo, San Paolo Audiovisivi, L'unità Video, Warner Home Video
DVD:Warner Home Video
Genere:Drammatico
Tipologia:Le diversità, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Milos Forman, dal romanzo omonimo di Ken Kesey
Sceneggiatura:Bo Goldman, Lawrence Hauben
Fotografia:Haskell Wexler
Musiche:Ed Bogas, Jack Nitzsche
Montaggio:Richard Chew, Sheldon Kahn, Lynzee Klingman
Scenografia:Paul Sylbert
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Michael Berryman, Peter Brocco, Danny de Vito, Brad Dourif, Louise Fletcher, Sydney Lassick, Jack Nicholson
Produzione:Saul Zaenz e Michael Douglas per Antasy Films - United Artists
Distribuzione:Cineteca del Friuli
Origine:Usa
Anno:1975
Durata:

135'

Trama:

In un ospedale psichiatrico tutto ordine e pulizia arriva un giorno il giovane Randle P. McMurphy, che, condannato per reati di violenza, spera, spacciandosi per matto, di sottrarsi al carcere: ai medici il compito di scoprire se sia o no un simulatore. La sua comparsa, intanto, porta lo scompiglio in quel chiuso ambiente di repressione mascherata, di intransigente disciplina imposta e mantenuta da una ferrea capo-infermiera, la signorina Ratched: l'allegro McMurphy volge in burla le sedute psicanalitiche di gruppo, si improvvisa radiocronista di immaginarie partite di baseball, organizza una "scappata" in barca coi suoi compagni, impianta una squadra di basket. Più i ricoverati, però, gli stringono fiduciosi intorno, contagiati dal suo spirito di disubbidienza, più la Ratched stringe la vite del sistema repressivo. Forte dell'amicizia di un gigantesco indiano, che si era finto sordomuto, McMurphy decide di fuggire con lui. Prima, però, regala agli amici una festicciola notturna, con due ragazze fatte entrare clandestinamente. La Ratched scopre uno dei ricoverati, il mite Jimmy, tra le braccia di una di loro: lo terrorizza, facendo leva sul suo complesso di colpa, e il giovane si uccide. McMurphy, infuriato, salta al collo della capo-infermiera, quasi la strozza. Condotto in sala operatoria e sottoposto a lobotomia, McMurphy diventa una larva d'uomo che l'indiano, prima di evadere, soffoca pietosamente con un cuscino.

Critica 1:Da un romanzo di Ken Kesey: pregiudicato, trasferito in clinica psichiatrica, smaschera il carattere repressivo e carcerario dell'istituzione. La rivolta dura poco, ma lascia qualche segno. Premiato con cinque Oscar (film, regia, Nicholson e Fletcher, sceneggiatura di Bo Goldman e Laurence Hauben) come non succedeva da Accadde una notte (1934) è un film efficacemente e astutamente polemico sul potere che emargina i diversi e sul fondo razzistico della psichiatria. La sostanza del romanzo onirico di Kesey, scritto in prima persona, è depurata e trasformata in allegoria nell'adattamento scenico che ne fece Dale Wasserman e che forma la base della sceneggiatura. (Fu portato in scena nel 1963 da Kirk Douglas che spinse il figlio Michael a produrre il film.) Ottima squadra di attori che comprende anche il pellerossa W. Sampson.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:In Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) l'intento metaforico (…) si fa più netto e, insieme, più sfuggente, nel senso di un'ambiguità appassionata. Tanto che anche i suoi esegeti più attenti, Beniamino Placido (“Il cùculo dalle uova d'oro”, in Ombre Rosse n. 15/16) e Michel Sineux (“Big mother is watching you”, in Positif n. 179) hanno saputo coglierne - ci pare - solo un aspetto parziale.
D'accordo, facendo i conti col romanzo di Kesey, Forman mette in scena alcuni topoi caratteristici della tradizione culturale americana.
Esemplare, sotto questo aspetto, è l'analisi che ne fa Placido, che rimanda a Leslie A. Fiedler, non solo a quello di Amore e morte nel romanzo americano (Longanesi, 1963), ma anche de Il ritorno del pellerossa (Rizzoli, 1973). L'ospedale psichiatrico è un ghetto creato dalla società e da essa riempito di “diversi”, in cui le terapie di recupero “nuove” e “democratiche” sono solo la maschera di una falsa coscienza che cela intenzioni repressive. In questo “West della follia” (Fiedler) è possibile imbattersi in alcune figure chiave dell'immaginario americano. Miss Ratched è una Harmah Duston in camice inamidato, presenza castratrice e fortezza inespugnabile (“No, fratello - dice Mc Murphy - quella non punta mica ai tuoi occhi.... Alle tue balle, fratello, alle tue sempreamate balle”, la lobotomia assume l'evidente significato di una privazione dei genitali e il tentativo di strangolamento dell'infermiera ha le modalità dello stupro). Il rapporto Mc Murphy-Bromden è modellato su quelli “classici” tra il bianco e il selvaggio, da Natty Bumppo-Chingachgook (Cooper) a Ismaele-Queequeg (Melville). Solo che qui le cose vanno a finire in maniera diversa, assistiamo al “.... primo vero Liebestod nella nostra lunga letteratura dedicata all'amore fra uomini bianchi e di colore, ed è la prima volta, sicuramente, che il partner indiano della coppia sopravvive al fratello bianco”.
Tutto vero. Ma il cinema, come diceva Stalin, è un'altra cosa. Specialmente quando Hollywood deve fare i conti con la Vecchia Europa, quando i miti americani vengono filtrati attraverso ossessioni e frustrazioni di un esule d'Oltre Cortina, che li investe con una consistente proiezione autobiografica.
Così l'ospedale psichiatrico come istituzione totale capace di annullare la volontà e organizzare il consenso (molti fra i “malati” sono ricoverati non coatti, e temono un altrove nel quale disporre liberamente di se stessi) rimanda alla funzione, tristemente nota, che le cliniche psichiatriche hanno, nell'Est europeo, di carceri per dissidenti. E se la televisione (non) trasmette partite di baseball, gioco, si sa, tipicamente americano, la radio, in una rara apparizione, parla del muro di Berlino (siamo nei primissimi anni '60), aprendo un significativo spiraglio su altre realtà di segregazione.
Inoltre, se è vero che miss Ratched è un miscuglio di Hannah Duston e Hal 9000, la caratterizzazione che Forman dà al personaggio stravolge parzialmente quella del testo letterario. La sua lontanissima, superegoica glacialità, più che a Margot Macomber, lo apparenta ad alcune terribili creature del sommo scrittore cecoslovacco di lingua tedesca del '900 Franz Kafka. In particolare, il suo rapporto con Billy Bibbit, del quale essa provoca praticamente il suicidio, ci sembra ricordare da vicino quello padre-figlio ne La condanna.
La presenza di elementi mutuati dalla cultura nazionale - o, se si preferisce, di ossessioni personali - arriva, come già accennavamo, fino ad una discreta ma percettibilissima autobiografia. Gli archetipi americani subiscono un processo di contaminazione e vengono piegati alle personalissime angosce del regista. Il capo indiano, in particolare, ci pare il personaggio su cui Forman proietta maggiormente la propria ombra: non a caso è quello sul quale lavora di più rispetto al romanzo. Il Bromden di Kesey, infatti, è uno schizofrenico in preda ad allucinazioni, che, raccontando in prima persona la vicenda, la deforma attraverso le lenti della follia. Nel film egli ci appare molto più lucido, il suo simulato sordomutismo ne testimonia la volontà di osservare inosservato. Il “grazie” pronunciato di fronte al chewing-gum è l’inizio di una comunicazione lungamente rinviata, di una sintonia pazientemente attesa, il culmine di una ricerca che ha per scopo la fusione complementare dell’elemento di contraddizione interno con quello esterno al sistema. Il suo rapporto col ribelle – ma born to lose – Mc Murphy capovolge la lezione degli archetipi, la presa di coscienza passa attraverso il civilizzato, lasciando il selvaggio il gesto debitamente simbolico delle frantumazione delle sbarre-vetrata e la fuga verso altrettanto simboliche montagne.
Milos Forman, “stranger in Paradise”, sembra farsi schermo di questa ombra gigantesca. Il suo trincerarsi dietro alla discrezione, se non al silenzio, nasconde probabilmente un’attesa. Forse quella del ritorno, quando l’Utopia avrà diritto di cittadinanza. E sarà iniziata l’età dell’Acquario.
Autore critica:Paolo Vecchi
Fonte critica:Cineforum n. 191
Data critica:

1-2/1980

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Qualcuno volò sul nido del cuculo
Autore libro:Kesey Ken

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