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Mulino del Po (Il) -

Regia:Alberto Lattuada
Vietato:No
Video:Ricordi Video, Vivivideo, Panarecord
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura italiana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal secondo volume del romanzo "Il mulino del Po" di Riccardo Bacchelli
Sceneggiatura:Federico Fellini, Tullio Pinelli
Fotografia:Aldo Tonti
Musiche:Ildebrando Pizzetti
Montaggio:Mario Bonotti
Scenografia:Aldo Buzzi, Luigi Gervasi
Costumi:Maria De Matteis
Effetti:
Interpreti:Carla Del Poggio (Berta Scacerni), Jacques Sernas (Urbino Verginei), Giulio Cali' (Smarazzacucco)
Anna Carena (L'Argia), Giacomo Giuradei (Princivalle Scacerni), Mario Besesti (Il Clapasson), Leda Gloria (La Sniza), Nino Pavese (Raibolini), Isabella Riva (Cecilia Scacerni), Dina Sassoli (Susanna Verginesi), Domenico Viglione Borghese (Luca Verginesi)
Produzione:Carlo Ponti per Lux Film (Roma)
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1949
Durata:

107'

Trama:

Berta, figlia della ricca molinara Cecilia Scacerni, è promessa ad Urbino, nipote di Verginesi, un agiato contadino: sul mulino galleggiante degli Scacerni si festeggia il fidanzamento. Qualche tempo dopo, l'erculeo Princivalle, fratello di Berta, per sottrarsi all'ispezione della finanza, che più volte ha accertato delle irregolarità nel funzionamento del contatore delle macine, incendia il mulino. Princivalle viene arrestato, gli Scacerni sono ridotti alla miseria; Berta è costretta ad andare a servizio dai Verginesi, mentre il suo matrimonio con Urbino è rimandato a tempi migliori. Alimentate dalla propaganda socialista, vaste agitazioni tra i contadini. Il padrone dei Verginesi, non riuscendo ad imporre la sua volontà ai contadini, dà loro lo sfratto. La lega socialista, alla quale appartengono i Verginesi, risponde con lo sciopero generale; l'intervento della forza pubblica da luogo a scontri drammatici. Durante i tumulti Berta Scacerni, non essendo solidale con gli scioperanti, viene insultata. Si è credere a Princivalle che l'insultatore sia stato Urbino, ed egli l'aggredisce e l'uccide. Troppo tardi riconosce il suo errore e va a costituirsi.

Critica 1:Dalla terza parte del romanzo (1938-40) di Riccardo Bacchelli. Affresco sulle lotte del bracciantato agricolo padano alla fine dell'Ottocento che segue tre storie parallele: l'amore tra Berta Scacerni e Orbino Verginesi, le vicende dei mugnai Scacerni, l'adesione della famiglia Verginesi alla lega sindacale. I tre livelli della narrazione (storico, critico, rituale) s'intersecano abilmente nella struttura corale del film, non senza qualche acceso risvolto erotico. Uno dei sedici film di A. Lattuada tratti da opere letterarie.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Affresco storico e saga melodrammatica al contempo, Il mulino del Po si apre sullo scenario delle profonde lacerazioni sociali che caratterizzano la campagna italiana dopo l'unità d'Italia. La tassa sul macinato (e cioè sul pane, e quindi sui poveri) ha aggravato le condizioni di un proletariato rurale già oppresso da una secolare miseria e in balia di proprietari terrieri che sfrattano e introducono la modernizzazione nel lavoro agricolo, le prime leghe socialiste organizzano la lotta contadina, mentre il governo risponde con la repressione.
Il film non prende posizioni nette, ma cerca di capire le ragioni di tutti (se si esclude la figura del padrone e quella ridicolizzata della libera pensatrice) e di tutti indica pure i limiti e le colpe (il cinismo del sindacalista capolega, l'individualismo degli Scacerni, l'ingenuità di Urbino, ecc…), cercando di proporre, in sintonia con il messaggio del romanzo del Bacchelli, un saldo ancoraggio morale nell'umanitarismo cristiano espresso dal parroco.
Su tutto e tutti sembra incombere un ineluttabile destino di dolore e sofferenza cui l'uomo tenta invano di opporsi, simboleggiato dalla solenne grandiosità del Po e dal suo perenne scorrere (pensiamo all'immagine finale del corpo di Urbino restituito dalla corrente del fiume).
Lattuada cerca di trasporre nel suo film molti dei temi e degli stimoli provenienti dal romanzo di Bacchelli. Alcuni sono tradotti con convincente efficacia, come la dimensione epica, che il regista esprime con grande vigore figurativo e narrativo (pensiamo soltanto all'intensa drammaticità della sequenza delle donne che lungo gli argini del Po sfidano l'esercito), il senso della natura e del suo partecipare alle vicende umane (pensiamo all' incombere del temporale in sintonia con il precipitare degli eventi), lo spessore antropologico (pensiamo alla festa agreste sull'aia) e lo sfondo storico-sociale (i conflitti di classe, il nascente movimento socialista, la meccanizzazione in agricoltura). Altri, invece, vengono risolti in modo un po' affrettato, come il riferimento ai valori della tradizione cristiana (rappresentato dagli appelli del parroco all'amore e alla comprensione verso il prossimo), che rimane piuttosto estraneo al corpo del film, e le vicende sentimental-amorose dei protagonisti, non approfondite nella giusta misura.
Il fatto è che, come spesso accade nei casi di traduzioni filmiche da romanzi, il regista ha dovuto concentrare nei limiti del tempo cinematografico l'ampia articolazione di un testo letterario che può disporre di ben altro respiro narrativo.
Autore critica:
Fonte critica:PacioliCinema.net
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Mulino del Po (Il)
Autore libro:Bacchelli Riccardo

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