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Iris -

Regia:Aurelio Grimaldi
Vietato:No
Video:Sirio
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:I bambini ci guardano
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Aurelio Grimaldi, Anna Maria Coglitore
Sceneggiatura:Aurelio Grimaldi, Anna Maria Coglitore
Fotografia:Massimo Intoppa
Musiche:Maria Soldatini; canzoni "Deam Ganeft Yichhes"," Yoshke Yoshke", "Khassidishe Nigun" Di Moni Ovadia
Montaggio:Cesar Augusto Meneghetti
Scenografia:Aurelio Grimaldi
Costumi:Aurelio Grimaldi, Nicoletta Taranta
Effetti:
Interpreti:Arancia Cecilia Grimaldi (Maria), Salvatore Lazzaro (marinaio), Barbara Gallo (madre), Francesco Di Leva (attore napoletano), Maurizio Nicolosi (venditore di fiori), Mariano Scalisi (padre), Enrico Tranchina (zio), Luca Badagliacco (Fratello Francesco), Gino Biscotto Volo (Fratello Giuseppe)
Produzione:Nicola Monticello per Arancia Cinema - Tele+
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:2002
Durata:

76’

Trama:

A Ustica i due fratelli più grandi, Francesco e Giuseppe, portano fiori alla mamma nel giorno del suo compleanno. Maria, la sorellina di sei anni, decide che vuole fare come loro. Escono allora tutti e tre insieme, ma poi lei va dal fioraio in piazza e dice che vuole i fiori blu, gli iris. I soldi però non bastano, e allora l'uomo le dice di andare dal padre a farsi dare quelli che mancano. Il padre di Maria lavora lontano, al faro, e la piccola, per niente impaurita, comincia ad incamminarsi. Passa davanti alla casa di una donna dove c'è un cane che le fa paura. Guglielmina, la donna, la invita ad entrare, la trattiene ma poi aspetta una importante telefonata e la congeda, dicendole che fino al faro ci sono tre chilometri di strada. Maria incontra una coppia di turisti e fa il bagno con loro. Mentre i fratelli la cercano, Maria arriva alla fermata dell'autobus, e qui c'è anche Salvatore, un giovane marinaio. Questi comincia ad offrirle caramelle, poi le fa domande su fidanzati e come si fanno i bambini, quindi la invita ad appartarsi ma in quel momento arriva l'autobus e Maria sale. Chiede i soldi ma il padre, che si era dimenticato il compleanno, dice di no. Allora lo zio la riporta in piazza, ma il fioraio sta andando via e ha venduto gli iris. Maria non si scoraggia. Individua la casa della signora che li ha comprati, li ottiene e finalmente torna dalla mamma con il regalo. Poco dopo arriva il marito: anche lui ha un mazzo di iris. Le preoccupazioni dei ragazzi finiscono. Ma Maria e Francesco sono stanchi. La giornata è stata faticosa e sbadigliano.

Critica 1:Nelle mani di Aurelio Grimaldi, lo sceneggiatore di Meri per sempre e l'autore di Le buttane e Nerolio, la peripezia di Maria diventa un pedinamento zavattiniano dell'infanzia alle prese con le regole del mondo adulto, in una collana curiosa, ma un po' addomesticata, d'incontri, un piccolo dramma 'a tappe' che illustra la comunità isolana e le bellezze naturali, con grazia ma anche con insufficiente efficacia. (...) Viene da chiedersi quanto questa bambina è stata spinta al suo progetto dalle necessità di sceneggiatura. E come è possibile che tutti siano così piacevoli e accoglienti. Tuttavia, resta la delicatezza di una storia infantile interpretata con sorprendente precisione dalla figlia di Grimaldi. Cosa rara, al cinema.
Autore critica:Silvio Danese
Fonte criticaIl giorno
Data critica:

1/2/2002

Critica 2:Curiosamente uscirà presto un altro film intitolato Iris, sulla scrittrice Iris Murdoch, ma l'iris di cui ci parla Aurelio Grimaldi è il fiore. Un mazzo di iris blu é il regalo che la piccola Maria vorrebbe comprare alla mamma per il suo compleanno. Ma poiché i fratelli maggiori le forniscono solo 1000 lire, Maria deve procurarsi il denaro altrove e percorre, nell'arco di un pomeriggio, l'intera isola di Ustica, dove vive. A sera il compleanno della mamma sarà tra i più floreali mai visti, mentre lungo la giornata Maria incrocia le vite di molte persone, impara qualcosa sul papà e sullo zio, corre anche qualche pericolo che la regia accenna con discrezione (fa capolino un pedofilo che però non raggiunge, fortunatamente, lo scopo). Aurelio Grimaldi ha fatto un film piccolo piccolo (74 minuti), scritto e girato in famiglia (la sceneggiatura è di sua moglie, Anna Maria Coglitore; Maria é interpretata dalla loro splendida bambina che ha un nome bellissimo, Arancia Cecilia), sfiorando però temi che ne fanno un singolare apologo sulla condizione dell'infanzia nella civiltà occidentale. La parola occidentale va sottolineata perché la fonte d'ispirazione è stata, per il regista di Aclà (nonché scrittore di Mery per sempre), la visione del film iraniano Il palloncino bianco. Va però aggiunto che il film ci porta in un angolo di 0ccidente davvero particolare, l'isola di Ustica: per molti italiani sarà un modo di scoprire che quel nome non allude solo ad una strage ancora misteriosa (sulla quale, coincidenza bella e curiosa, ha fatto un film importante proprio il regista di Mery: Marco Risi, Il muro di gomma). Come si diceva il film è lieve, solare, eppure nasconde una tristezza di fondo, e la bimba sfodera una cocciutaggine che fa pensare - quella sì - alle donne dei film iraniani o a certe eroine del cinema cinese. Ma il contesto é tutto italiano, e non é certo casuale che il 90% dei dialoghi (anche quelli che vedono protagonisti i bambini) verta sul tema del denaro. Ultima notazione: é un film pre-Euro, vi si parla solo e sempre di lire, il che lo rende ancora più struggente. Quasi nostalgico.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:l'Unità
Data critica:

1/2/2002

Critica 3:Aurelio Grimaldi, regista di indipendente attivismo e con tanta voglia di scandalizzare per le sorprese del sesso, cambia rotta. Dopo il Pasolini di Nerolio (al poeta tornerà ora con «Un mondo d’amore»), Le Buttane, la Donna lupo, riscopre la semplicità della cronaca, testimoniando gratitudine ai maestri del realismo Kiarostami e De Sica-Zavattini. Visibilmente influenzato dall’iraniano Palloncino bianco e dall’affetto filiale per Arancia Cecilia, la tosta bambina protagonista che vuole comprare, ma non ha i soldi, quei bei fiori blu, gli iris, per il compleanno della madre, il regista le costruisce intorno un piccolo film di famiglia, scritto appunto con la moglie Anna Maria Coglitore. In cui non ci sono stereotipi svenduti, ma i quotidiani pericoli del mondo, compreso un marinaio pedofilo (il bravo Salvatore Lazzaro). Andando a zig zag sotto il cielo di una bellissima Ustica fuori stagione, tra isolani comuni e un po’ nevrotici, il film si specchia in questa ragazzina caparbia, che non offre in saldo la solita mozione degli affetti e continua la sua pericolosa ricerca floreale fino al calar della sera. Sulla dirittura dell’ happy end casalingo, Grimaldi trova, a basso prezzo e con la cinepresa come occhio verità, un tocco lieve, sfiora la poesia, racconta la solitudine siciliana, vissuta anche con la nevrosi del telefonino (resa con patologica misura da Guia Jelo) in una serie di personaggi bozzetto che fanno un loro non retorico girotondo intorno alla piccola, la quale prova per la prima volta il problema del denaro che regge tutti i rapporti umani.
Autore critica:Maurizio Porro
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

2/2/2002

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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