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Occupazioni occasionali di una schiava (Le) - Gelgenheitsarbeit Einer Sklavin

Regia:Alexander Kluge
Vietato:18
Video:Vivivideo, Cecchi Gori Home Video (Gli Ori)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Alexander Kluge
Sceneggiatura:Alexander Kluge
Fotografia:Thomas Mauch
Musiche:Günter Kortwich
Montaggio:Beate Mainka-Jellinghaus
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Ursula Birichs (Sig.ra Willek), Traugott Burhre (Dr. Genee), Sylvia Gartmann (Sylvia), Alexandra Kluge (Roswitha Bronski), Bion Steinborn (Franz Bronski)
Produzione:Kairos-Film
Distribuzione:Goethe Institut
Origine:Germania
Anno:1973
Durata:

90'

Trama:

Per mantenere il suo Franz, che studia, e i loro tre figlioletti, Roswitha Bronski, 39 anni, procura aborti in società con l'amica Sylvia. Una lettera anonima alla polizia, però, la costringe a chiudere il suo ambulatorio. Mentre Franz si impiega, finalmente, nella fabbrica Beachamp & Co. Roswitha si impegna con Sylvia nell'attività politico-sociale, con inchieste sulle condizioni degli emigrati e sulla vita in fabbrica. In seguito, Sylvia abbandona l'attivismo per la famiglia, mentre Roswitha si batte, indomita, per impedire che la Beauchamp si trasferisca in Portogallo. Vi riesce, ma ne fa le spese Franz, che viene licenziato. Non per questo ella rinuncia alla lotta politica: venderà wurstel, in un chiosco davanti alla Beauchamp, avvolti in volantini rivoluzionari.

Critica 1:Interpretata dalla sorella e collaboratrice del regista, alfiere della rinascita del cinema tedesco tra gli anni '60 e '70, la casalinga Roswitha pratica aborti clandestini per mantenere marito e figli, rischia l'arresto, e poi passa al lavoro sociale in una fabbrica dalla quale il consorte sarà licenziato. Ispirato alla lezione di Brecht e di Adorno (e, più alla lontana, di Marx e Benjamin), Kluge persegue un cinema critico razionale e freddo, ma condito dall'ironia. Nel raccontare la presa di coscienza di una borghese nella chiave di un femminismo fortemente politicizzato, propone uno "spaccato" di una metropoli industriale di cui analizza le leggi che reggono il sistema capitalistico, le contraddizioni, gli aspetti di alienazione e provvisorietà. Meno impervia dei film precedenti, la scrittura registica assembla materiale eterogenei, citazioni, didascalie, brani poetici, voce fuori campo.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini –Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:La storia di Roswitha - per quel tanto che nei film di Kluge le storie sono importanti - può essere in prima approssimazione divisa in due parti. Nella prima la donna pratica aborti per mantenere la famiglia e il marito. Nella seconda, invece, il suo interesse abbandona quasi completamente l'ambiente familiare - anche se Roswitha rimane ad esso sempre legata: si pensi alla "nostalgia" da cui è presa sulla strada per il Portogallo - e si riversa in massima parte sul mondo esterno. Roswitha passa dalla sfera privata e personale a quella pubblica, portando nella seconda tutta la carica sovversiva e tutto lo slancio accumulati nella prima. Come valutare questo passaggio? Si tratta di una fuga, determinata dall'incapacità di sovvertire il rapporto di dipendenza dall'uomo, che si manifesta nella netta divisione dei ruoli? Oppure si tratta di una positiva scelta di una dimensione finalmente affrancata dai limiti tradizionali imposti alla donna?
A favore della prima ipotesi starebbe il fatto che Roswitha, nonostante che in un primo tempo mantenga il marito e che in seguito sia totalmente assorbita dai suoi impegni politici, non riesce ad abbandonare, in famiglia, il ruolo tradizionale (deve fare da mangiare, badare ai figli, subire le ire del marito). L'amica Sylvia, infatti, soccombe di fronte a questa scissione tra pubblico e privato e sceglie (forse sarebbe meglio dire subisce) di ritornare totalmente nel secondo.
A favore dell'altra ipotesi, invece, vale la considerazione che Roswitha, fuori del chiuso della famiglia, acquista un senso che è totalmente suo, non più mediato dall'utilità di figli e marito.
La questione, come sempre accade quando si tratta di una condizione di alienazione (che questa sia causata dal lavoro in fabbrica o dal lavoro casalingo poco importa), non è univoca: in essa al contrario si esprimono tanto una negazione quanto una negazione della negazione.
Roswitha vive nella contraddizione per l'ottima ragione che vive in una società borghese: il massimo di questa contraddizione è indicato da Kluge nella trasparente metafora degli aborti: Roswitha per potere avere più figli deve farne avere meno ad altre donne. Le leggi del mercato si strutturano secondo una logica non-umana: è l'uomo, al contrario, che deve adeguare la propria a quella dei rapporti economici. Ancora una contraddizione, questa molto meno paradossale o metaforica, è data dal fatto, già accennato, che nel piccolo nucleo familiare di Roswitha e Franz, per quello che si riferisce al rapporto tra i due, sembra essere negata la legge generale per cui chi controlla la ricchezza (la produzione) controlla il potere. In effetti è Roswitha che produce, ma è Franz che si atteggia a "capo famiglia", forte di una tradizione maschile dura a morire anche di fronte a mutamenti di struttura. Contraddittorio è infine che Roswitha possa avere la forza di ribellarsi all'interno della società (sia partecipando ai problemi generali dell'emarginazione, sia, in concreto, iniziando una vera e propria guerra con un gruppo capitalistico), ma non abbia però nè la forza nè addirittura il desiderio di fare lo stesso per ciò che riguarda il suo ruolo di "moglie" e di "madre".
Considerato da questo punto di vista, il comportamento di Roswitha è certo una "fuga". Come dice Kluge, "se non si affrontano i problemi sociali e politici nel luogo stesso in cui si pongono, cioè nella famiglia, nel privato, questi problemi non possono essere risolti". La questione, però, può essere considerata anche da un punto di vista diverso, che nega il precedente e lo supera. È certo vero che la donna nella società borghese e maschile subisce una repressione specifica - che Kluge, del resto, individua con precisione in un proprio scritto -, ma è anche vero che da essa nascono controforze altrettanto specifiche, che consentono di contrastare e superare la società borghese in quanto maschile.
Come si vedrà più avanti, Roswitha propone e addirittura comincia a creare un modello di atteggiamento sociale alternativo a quello consolidato maschile, anche se i "maschi" sono impegnati nel movimento operaio. Tale modello è rivoluzionario in quanto è femminile, cioè in quando nasce da una specifica repressione ed alienazione e da un'altrettanto specifica controforza. Senza negare la possibilità di una rivoluzione (anche) nel privato, è possibile sostenere che la scelta di Roswitha per il pubblico è una scelta destinata a ritornare al privato stesso, indipendentemente dalla volontà conscia della donna. Il modello alternativo e femminile di società da lei affermato implica e produce un totale mutamento anche nell'atteggiamento culturale, consistente nella critica e nella svalutazione della visione del mondo maschile, cioè di quell'ideologia che supporta in famiglia il ruolo predominante del maschio anche in assenza di un suo effettivo predominio economico. (…)
Autore critica:Roberto Escobar
Fonte critica:Cineforum n. 162
Data critica:

2/1977

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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