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Vaghe stelle dell'orsa -

Regia:Luchino Visconti
Vietato:14
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Sceneggiatura:Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Fotografia:Armando Nannuzzi
Musiche:Pino Calvi, Cesar Franck, Carlo Alberto Rossi
Montaggio:Mario Serandrei
Scenografia:Mario Garbuglia
Costumi:Bice Brichetto
Effetti:
Interpreti:Marie Bell (la madre), Claudia Cardinale (Sandra), Michael Craig (Andrew), Vittorio Manfrino, Renato Moretti, Paola Pescini, Isacco Politi, Renzo Ricci Gilardini , Giovanni Rovini, Ferdinando Scarfiotti, Jean Sorel (Gianni), Amalia Troiani (Fosca), Fred Williams (Pietro)
Produzione:Franco Cristaldi per Vides
Distribuzione:Columbia - Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1965
Durata:

100’

Trama:

Dopo anni di assenza Sandra torna a Volterra, sua città natale. E' con lei Andrew, il marito, curioso di conoscere l'ambiente in cui la moglie ha vissuto la sua giovinezza. Nella casa trovano Gianni, fratello di Sandra, il quale da tempo vive in modo disordinato e ripone le sue speranze di affermarsi in un romanzo autobiografico che sta scrivendo. Altri personaggi di cui Andrew fa la conoscenza sono la madre di Sandra, confinata in una clinica a causa di un grave squilibrio psichico e Gilardoni, secondo marito della donna. Andrew scopre però che la famiglia è ossessionata dalla memoria di un'altra persona: il padre dei due giovani, un illustre scienziato ebreo deportato dai nazisti e morto in un campo di sterminio. La responsabilità della morte del padre è da Sandra attribuita ad una delazione del patrigno da tempo amante della madre. Costui ritorce l'accusa incolpando Sandra e Gianni di volersi liberare, con una ignobile calunnia, del peso che grava sui morbosi vincoli che li uniscono. Di fronte a questa agghiacciante rivelazione, Andrew abbandona la città lasciando che Sandra risolva per suo conto l'angosciosa situazione. Dopo un drammatico colloquio con il fratello, il quale ricatta Sandra minacciando di uccidersi, la ragazza rompe ogni legame con il passato, decisa a riconquistare la fiducia del marito. Gianni, disperato, rimane vittima della sua debolezza e si uccide.

Critica 1:Sandra torna col marito a Volterra nella casa natale dove abita il fratello Gianni con cui ebbe un rapporto d'amore morboso. Il passato ritorna: Sandra lo respinse, Gianni si uccise. Dramma intimista e decadente dove, tentando di conciliare Sofocle (Elettra) con D'Annunzio (Forse che sì, forse che no), Visconti si sforza di elevare a livello tragico la vicenda e si scontra con le modeste dimensioni drammatiche dei personaggi. Leone d'oro alla Mostra di Venezia, immeritato come sarebbero stati meritati quelli per La terra trema, Senso, Rocco e i suoi fratelli.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Una ricca famiglia ebrea di Volterra: padre, madre, un figlio, una figlia, vent'anni dopo, cioè vent'anni dopo la tragica fine del capofamiglia, denunziato ai nazisti, deportato in Germania, mai più ritornato. La moglie impazzita per il dolore o forse chissà per il rimorso, andata sposa, subito dopo la morte del marito, ad un amante sul quale pesa il sospetto (da parte dei figli) di aver denunziato il rivale appunto per disfarsene e sposare la donna. Una figlia che sa o crede di sapere come morì suo padre e nutre propositi di vendetta. Un figlio innamorato della sorella la quale a sua volta non può fare a meno di contraccambiare il sentimento del fratello. Il ritorno della sorella, sposata ad un americano, a Volterra, in occasione dello scoprimento di una lapide in onore del padre; in realtà forse per incontrarsi con l'amato fratello. L'amore tra il fratello e la sorella. Il suicidio del ragazzo, troppo debole per sopportare insieme il peso della vendetta e dell'incesto. Il ritorno della sorella in America, al marito, e l'abbandono definitivo di Volterra e dei suoi cupi fantasmi.
Enumerando in questo modo tutti gli elementi dell'ultimo film di Luchino Visconti, Vaghe stelle dell'Orsa, si dà forse l'impressione di una storia unitaria, ben congegnata, strutturata su almeno tre livelli: quello della tragedia familiare, quello del dramma sociale politico e razziale, quello dell'incesto. A questa tragedia, come è stato già notato, hanno contribuito Sofocle, il D'Annunzio di Forse che sì forse che no, Thomas Mann e anche altri: Visconti è sempre stato un regista pieno di echi culturali. Ma quest'impressione di unità e di fusione ispirata alla storia scompare vedendo il film: stranamente nel film la tragedia familiare si allontana, diventa sfondo, atmosfera, ambiente. E in primo piano, con prepotenza, balza il rapporto incestuoso tra fratello e sorella. Perché questo? Per un motivo molto semplice: nel cinema la parola non è mai espressiva, il cinema, infatti, si esprime soprattutto per mezzo di immagini in movimento. Ora in Vaghe stelle dell'Orsa la tragedia della famiglia ebrea di Volterra distrutta da una misteriosa delazione è più detta che rappresentata, in maniera teatrale ma senza il rigore del teatro, in un dialogo sovrabbondante ma in fondo soltanto allusivo. Se si isolano le immagini che riguardano il dramma della famiglia si hanno alcuni primi piani della madre folle e del padrigno sospettato, qualche paesaggio o interno, la finale cerimonia col rabbino. Per giunta queste immagini non hanno il carattere, per eccellenza cinematografico, di dire qualche cosa di diverso da quello che «mostrano». Invece l'incesto trova un'espressione convincente appunto secondo la norma succitata: gli interpreti dicono una cosa e nello stesso tempo ne fanno un'altra. Sì, Sandra e Gianni parlano della situazione familiare, del patrimonio, del patrigno e di tante altre cose; ma nello stesso momento i loro occhi si cercano e si scontrano, le loro mani lottano, si stringono, si allacciano, si tendono ad afferrare e palpare, ad accarezzare, le loro bocche quasi si sfiorano, le loro guance si sfregano, i loro capelli si confondono. Visconti per quanto riguarda la tragedia della famiglia, si limita a darci il borbottio del rabbino e gli ululati di un vento di circostanza; ma per quanto riguarda l'incesto, insegue Gianni e Sandra di stanza in stanza, ci fa vedere il torso nudo del ragazzo, il suo volto infiammato dal desiderio, la sua bocca e i suoi occhi; e il seno, gli occhi, le spalle, le mani, la bocca, la schiena della sorella. La macchina da presa riesce a fare di Gianni e di Sandra due personaggi cinematografici, appunto perché ce li illustra con le immagini; ma la madre e il padrigno sono invece due personaggi teatrali, tra il verismo e il decadentismo, appunto perché sono parlati ma non rappresentati. Visconti, come tutti sanno, ha oscillato per tutta la sua carriera tra il decadentismo di specie rinascimentale e dannunziana sentito come fatalità e tentazione di un mondo fascinoso corrotto e perituro e l'aspirazione ad un mondo nuovo e purificato. Qualche volta ha saputo fondere le sue esigenze, oppure ce le ha date come contrasto e lacerazione. Qualche altra volta invece, si è tenuto al solo decadentismo, cioè ha dimezzato la propria tematica. In Vaghe stelle dell'Orsa il decadentismo rimane solo e domina; donde, nonostante un'apparente tragicità, la mancanza della tragedia: il dramma di Visconti era appunto di non saper rinunziare, di sentirsi dilaniato tra due mondi, quello nuovo che avanza, quello vecchio che scompare. Abolito uno dei termini del contrasto, Visconti ha fatto un film tutto decadente nel quale la frenesia dei personaggi nasconde il carattere immobile ed elegiaco del rapporto erotico-sentimentale tra fratello e sorella.(…)
Autore critica:Alberto Moravia (sta in Moravia al/nel cinema, fondo A. Moravia,1993)
Fonte critica:L'Espresso
Data critica:

26/9/1965

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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