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Tempo dei cavalli ubriachi (Il) - Zamani baraye' masti ashba

Regia:Bahman Ghobadi
Vietato:No
Video:Medusa
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti dei minori, Diritti umani - Esclusione sociale, Diventare grandi, Infanzia di ogni colore
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Bahman Ghobadi
Sceneggiatura:Bahman Ghobadi
Fotografia:Saed Nikzat
Musiche:Hossein Alizadeh
Montaggio:Samad Tavazoee
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Nezhad Ekhtiar-Dini, Amaneh Ekhtiar-Dini (Ameneh), Rojin Younessi (Rojin), Madi Ekhtiar-Dini (Madi), Ayoub Ahmadi (Ayoub), Karim Ekhtiar-Dini, Osman Karimi, Kolsolum Ekhtiar-Dini, Rahman Salehi
Produzione:Bahman Ghobadi Films - Farabi Cinema Foundation - Mk2
Distribuzione:Andrea Occhipinti e Georgette Ranucci per Lucky Red
Origine:Francia – Iran
Anno:2000
Durata:

80'

Trama:

Nel Kurdistan iraniano, vicino al confine con l'Iraq, una famiglia composta da cinque tra fratelli e sorelle vive in condizioni di estrema precarietà. Il fratello più giovane, Madi, soffre di una grave malattia, che lo ha fatto restare alle dimensioni del 'nano'. Il medico dice che l'unica possibilità è legata ad un intervento chirurgico da effettuare il prima possibile e che però servirà solo a prolungargli la vita di qualche mese. Ma ci vogliono oltre 5000 denari. Ayoub, l'altro fratello, trova lavoro nel trasporto merci in Iraq. Lavora due mesi ma non mette da parte quasi niente. Lo zio combina allora il matrimonio della sorella più grande con un iracheno che si dice disponibile a pagare l'operazione. Si incontrano alla frontiera ma a questo punto la mamma del futuro consorte si rifiuta di prendersi in carico il malato. Offre in cambio un mulo, che lo zio accetta. Allora Ayoub pensa di tornare in Iran per vendere il mulo. Lungo il cammino c'è un'imboscata. Ayoub resta solo col mulo che non cammina più. Chiede aiuto, viene soccorso, e insieme ad altri riesce a passare il confine.

Critica 1:Ottanta minuti duri e puri da non perdere. Piccola grande storia interpretata dai protagonisti, cinema-verità sui bambini curdi orfani che resistono in un villaggio, tra le montagne innevate, ai limiti della sopravvivenza (...). C'è un 'montatore di ripresa diretta' nel cast tecnico, per dire la povertà e la verità del set guidato dall'iraniano esordiente Bahman Ghobadi, allievo di mastro Kiarostami. Più concreto, meno formalista delle 'lavagne' di Samira Makhmalbaf. Per conoscere e assaggiare la vocazione rapace e umanitaria del cinema. Un film nel vento della Storia. Premio Camera d'Or a Cannes.
Autore critica:Silvio Danese
Fonte criticaQuotidiano Nazionale
Data critica:

6/4/2001

Critica 2:Un film coperto di premi a Cannes: Caméra d'or come miglior opera prima (ex aequo con un altro film iraniano) e premio Fipresci della critica internazionale. Iraniano di etnia curda, Bahman Ghobadi, assistente di Kiarostami per Il vento ci porterà via e attore in La mela di Samira Makhmalbaf, sa raccontare con forza cinematografica e umana pietà le storie del suo popolo. Montagne innevate, freddo, crudeltà e miseria nel paese che non c'è, il Kurdistan alla frontiera con l’Iraq. Vite difficili per tutti, soprattutto per chi è bambino e orfano. Un ragazzo di quindici anni deve provvedere ai suoi quattro fratelli e sorelline. Uno di loro soffre di una malformazione ossea, ha bisogno di essere operato, viene amorevolmente portato in giro appeso al fianco come una bambolina. C'è la guerra. I bambini fanno i contrabbandieri, portano su e giù per le montagne pesanti carichi. Tutti adulti ben prima del tempo, tutti a battersi contro la natura e contro gli uomini. Una scena indimenticabile quando le bestie ubriacate per farle arrivare in cima al passo cadono nell'alta neve e i grossi pneumatici da trattore appesi ai fianchi di muli e cavalli rotolano a valle. Immagini precise, senza compiacimenti né scivolate nel melodrammatico. Uomini in guerra, bestie ubriache e bambini soli.
Autore critica:Bruno Fornara
Fonte critica:Film TV
Data critica:

10/4/2001

Critica 3:C'è un'aria di famiglia nel Tempo dei cavalli ubriachi, struggente odissea equestre vincitrice della Caméra d'Or come miglior opera prima a Cannes. Il regista debuttante infatti, Bahman Ghobadi, ha fatto l'assistente per Kiarostami e appartiene al clan dei Makhmalbaf: è attore nell'ultimo film di Samira, Lavagne e il suo ci riporta negli stessi luoghi di quello, la frontiera curda tra Iran e Iraq dove si combatte una guerra tanto più terrificante, perché quasi invisibile. Anche qui ci sono ragazzini contrabbandieri, versione odierna dei piccoli dannati della terra cinematografici da Germania anno zero di Rossellini al buñueliano I figli della violenza , condannati a essere adulti prima del tempo. L'autenticità di quel che vediamo è giocata su un fragile, ma miracoloso equilibrio tra documentario e storia immaginaria. Il tempo dei cavalli ubriachi è ammirevole per come riesce a sfuggire a un'infinità di trappole implicite nelle sue premesse. A priori, non è certo difficile commuovere chi sta seduto in platea, protetto e al sicuro da ciò che vede, con un soggetto come questo. Molto più difficile riuscire a commuoverlo senza martirizzare i personaggi, senza rinunciare mai al pudore e alla dignità. A ben vedere, quella di Ghobadi è una posizione coraggiosa anche a fronte del cinema iraniano, oggi tra i migliori del mondo ma che mostra la tendenza a un certo conformismo «di scuola». Se il regista non ha nulla da invidiare al senso dell'inquadratura dei suoi connazionali più conosciuti, la sua scelta è molto lontana dalla moda dei film alla Kiarostami: è soprattutto una scelta di emozioni, che rende questa storia intensa e coinvolgente nonché accessibile al grande pubblico. Qualcosa che evoca, e non soltanto per l'uso di attori non professionisti, l'esperienza del nostro neorealismo.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

8/4/2001

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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