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Questa č la mia vita - Vivre sa vie: film en douze tableaux

Regia:Jean-Luc Godard
Vietato:18
Video:Domovideo, Avo Film
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Jean-Luc Godard, tratto dall’ inchiesta: "Oł en est avec la prostitution?"di Marcel Sacotte
Sceneggiatura:Jean-Luc Godard
Fotografia:Raoul Coutard
Musiche:Michel Legrand
Montaggio:Agnes Guillemot, Lila Lakshmanan
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Anna Karina (Nana), Sady Rebbot (Raoul), Andre' S. Labarthe (Paul), Guylaine Schlumberger (Yvette), Henri Atal (Arthur), Dimitri Dineff (Dimitri), Monique Messine (Elisabeth), Eric Schumberger (Luigi)
Produzione:Pierre Braunberger per Les Films De La Pleiade, Parigi
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Francia
Anno:1962
Durata:

85’

Trama:

Il film esplora la discesa di una ragazza parigina nella prostituzione, con una tecnica narrativa in 12 "quadri", episodi non legati fra loro, ognuno presentato con un'introduzione verbale.

Critica 1:Naną (A. Karina), giovane commessa, diventa una professionista del marciapiede. Ha anche un protettore, Raoul (S. Rebbot) che, oltre a darle istruzioni e porle divieti, la vende. Non essendo l'acquirente d'accordo sul prezzo, ne nasce un alterco, seguito da una sparatoria nella quale Naną rimane ferita a morte e abbandonata sulla strada. Quarto lungometraggio di J.-L. Godard (e il terzo con la svedese Karina, nome d'arte di Ann Karin Bayer), č considerato da alcuni l'opera meno invecchiata e pił adulta del suo primo periodo, quella in cui le invenzioni appaiono pił congeniali e integrate a un progetto che non č soltanto cinematografico. I 12 quadri nei quali Naną vive la sua vita, rivelandone casuali frammenti hanno registri diversi (sociologico, documentario, letterario, cinematografico: quello in cui al cinema Naną piange vedendo la morte della Giovanna d'Arco di Dreyer) con linguaggi diversi, non uniti da una logica narrativa, ma giustapposti, forse ricombinabili in altro modo: "vivere la propria vita", accettarla com'č, mostrarla nella sua mescolanza di realtą e di finzione (rappresentazione), ma anche aiutarne una comprensione, aprire a un possibile giudizio. Affrontato altrove in modi obliqui, allusivi, episodici, qui il tema della prostituzione diventa centrale. Lo spunto č quello di un'inchiesta giornalistica (Oł en est avec la prostitution? di Marcel Sacotte), ma "le domande e le risposte vere vengono da ben pił lontano, come rivela la citazione da Montaigne che apre il film: “Bisogna prestarsi agli altri e donarsi a sé stessi'" (Alberto Farassino). Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Vivre sa vie, dopo i titoli di testa che sono sovraimpressi a tre primi piani di Anna Karina (un profilo sinistro, un piano frontale e un profilo destro), si apre con un piano-sequenza di circa sette minuti: in un caffé, Naną, di schiena, conversa con Paul, come lei appoggiato ad banco e visto di schiena. La loro conversazione, che riguarda persone e episodi di cui lo spettatore non č informato, la loro posizione, il rumore d'ambiente che disturba le parole, convergono a determinare subito uno dei caratteri principali del film: la non spettacolaritą. Il cinema tradizionale, anche quello piś «realistico», č in effetti sempre pensato e allestito in funzione della posizione dello spettatore. La scena č organizzata come sul palcoscenico di un teatro -, gli attori si dispongono secondo moduli e direttrici prospettiche ben stabiliti. Ma Paul, in una delle prime battute del lungo dialogo nel quale volge costantemente la schiena agli spettatori dice a Naną: «non siamo a teatro», quasi a voler immediatamente enunciare un'autonomia della realtą dello schermo. I personaggi non sono sullo schermo per lo spettatore, disposti ad agire nella forma che č a questi piś funzionale. Vivono la loro vita, e non ne rivelano che frammenti quasi casuali.
La vicenda č quella di una giovane commessa di un negozio di dischi. Vorrebbe - anche lei - fare del cinema, ma il problema piś assillante č quello del denaro. Nessuno č disposto a concederle un prestito, finisce per esser messa alla porta dalla sua affittacamere. Comincia ad essere compiacente con chi le fa delle promesse, e quasi senza accorgersi si troverą dedita alla prostituzione, nelle camere a ore di certi alberghi. Incontra Raoul, un protettore, che fornisce con voce distaccata, come in un'inchiesta giornalistica, dati ed informazioni sul mondo della prostituzione. Una delle leggi di questo mondo č che la ragazza debba « lavorare » per qualcuno, e Naną diventerą proprietą di Raoul. Fra i molti clienti incontrerą anche un giovane che le piace, ma Raoul non ammette altro rapporto che quello di lavoro. Alla fine decide di « cederla » ad un'altra organizzazione, ma al momento del passaggio al nuovo protettore fra i due uomini sorge una disputa sul prezzo. Vi č uno scambio di colpi d'arma da fuoco: l'unica a restare colpita č Naną, che rimane a terra, stesa sull'acciottolato, mentre gli uomini si allontanano sulle loro auto.
Una vicenda, dunque, che si puņ riassumere in poche righe, alquanto banale se si esclude il finale posticcio e evidentemente sproporzionato al tono generale del film, privo di enfasi drammatiche o di intensi nodi narrativi. Il fatto č che Vivre sa vie, anche se conserva una costanza di personaggi e di ambienti, non č propriamente un racconto, non segue le leggi del concatenamento consequenziale proprie della narrazione. Godard ha voluto accentuare questo carattere suddividendo materialmente il film in 12 quadri, introdotti ciascuno da una didascalia che preannucia i termini di ciņ che si sta per vedere. Vivre sa vie introduce un modello discorsivo che sarą tipico dei successivi film di Godard e che trova nell'uso della didascalia - interruzione brusca del flusso delle immagini, inserzione della parola scritta nel corpo del film - uno dei tratti piś qualificanti. Certamente, come sempre nei primi film di Godard, ogni nuova invenzione č in realtą un recupero desunto da settori dimenticati o ritenuti « superati » della storia del cinema; anche la didascalia č una riproposta tratta dal cinema muto. In una famosa sequenza-citazione del film, Naną entra in un cinema dove si proietta La passione di Giovanna d'Arco di Dreyer. I primi piani della Falconetti e di Antonin Artaud (che annuncia a Giovanna la sua prossima morte) si intrecciano ai primi piani di Naną, i sottotitoli del film antico sembrano sussumere le immagini del nuovo. La parola scritta entra dunque in rapporto con l'immagine grazie alla mediazione, ancora, del cinema tradizionale, ma gli esiti della problematica sono totalmente innovatori. Nell'ultimo quadro del film vi č una sequenza incentrata sulla lettura di un racconto di Poe (Il ritratto ovale) che un giovane fa a Naną. Questa sequenza, che ha come protagonista la parola scritta, la parola letteraria, inizia e finisce senza sonoro, e con sottotitoli che indicano le battute del dialogo. La lettura vera e propria del racconto č-effettuata poi non dalla voce del giovane, ma dalla stessa voce di Godard. (…)
Lo spettatore dei film di Godard č (...) continuamente costretto a sentire discussioni. Naną sente parlare di Platone, Kant, Hegel: la vita colta su vivo non esclude la riflessione. Il cinema puņ permettersi di parlare anche dei grandi nomi che incutono rispetto reverenziale, magari intrecciandoli, come in questo film, con citazioni dai Tre moschettieri di Dumas o con letture da settimanali rosa. Il film coglie la realtą nelle sue componenti anche contraddittorie e si limita ad allinearle, in blocchi isolati, senza piś credere alle vecchie forme di mediazione offerte dalla trama, dal carattere del personaggio, dall'unitą di un tema. Cosķ il linguaggio del film, fatto di piani-sequenza giustapposti, di inquadrature statiche e oggettivanti (primi piani di Naną isolata sullo sfondo di muri o finestre) non solo č funzionale alla visione del mondo che il film propone, ma č questa stessa visione del mondo: prendere la vita com'č, accostarne le componenti, studiarne le combinazioni possibili. Dietro all'ideologia della casualitą e dell'improvvisazione si comincia a delineare, per ora confusamente, un certo principio di composizione.
Autore critica:Alberto Farassino
Fonte critica:Jean-Luc Godard, Il Castoro Cinema
Data critica:

3/1974

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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