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Amore fugge (L’) - Amour en fuite (L’)

Regia:François Truffaut
Vietato:No
Video:Bim
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Jean Aurel, Marie-France Pisier, Suzanne Schiffman, Francois Truffaut
Fotografia:Nestor Almendros
Musiche:Georges Delerue, Laurent Voulzy
Montaggio:
Scenografia:Jean-Pierre Kohut-Svelko
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Julien Bertheau (M. Lucien), Dani (Liliale), Dorothee (Sabine), Julien Dubois (Alphonse Doinel), Jean-Pierre Ducos (avvocato di Christine), Monique Dury (signora Ida), Marie Henrieau (il Giudice), Claude Jade (Christine), Jean-Pierre Leaud (Antoine Doinel), Daniel Mesguisch (il libraio), Marie-France Pisier (Colette), Rosy Varte (madre di Colette)
Produzione:Films du Carrosse
Distribuzione:Lab80
Origine:Francia
Anno:1978
Durata:

94’

Trama:

Continua la narrazione della vita di Antoine Dionel. il personaggio emblematico della sua generazione, interpretato da Jean Pierre Léaud. Dopo aver divorziato da Christine, Antonio diventa scrittore e ricostruisce la sua "vita" cinematografica con citazioni dai suoi film precedenti.

Critica 1:A 35 anni Antoine Doinel non è ancora un vero adulto. Divorzia da Christine e rivede per caso tutte le persone, specialmente le donne, che hanno lasciato un segno nella sua vita. Prigioniero del passato, scopre l'avvenire, o almeno così crede, in Sabine. Quinto e ultimo capitolo delle "avventure di Antoine Doinel" (J.-P. Léaud). La vita di questo anti-eroe è ricapitolata con una complessa struttura a mosaico con frammenti dei film precedenti che funzionano da flashback-ricordi e che, come tali, possono mentire anche se la parte aggiunta di finzione può svelare nuove verità. Tocca alla colonna sonora mantenere i collegamenti tra passato e presente. Inedito in Italia dove è stato doppiato e mandato in onda da RAI3.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Si potrebbe immaginare un nuovo Doinel ogni tanto, e perché no, fino ai settant'anni...
Questa volta è sicuro: è veramente l'ultimo Doinel. A dir la verità, pensavo di aver finito con il Doinel di Non drammatizziamo... è solo questione di corna, ma un giorno Henning Carlsen mi raccontò una cosa interessante. Nel suo cinema di Copenaghen - il Dagmar Theater, che aveva ereditato da Carl Dreyer - aveva fatto la seguente esperienza: aveva proiettato tutto Doinel sotto forma di ciclo. Alle due del pomeriggio I 400 colpi, alle quattro e mezza L'amore a vent'anni, alle sei Baci rubati e alle otto Non drammatizziamo... è solo questione di corna. Il pubblico aveva così guardato tutto il giorno Doinel crescere, amare e invecchiare. È stato quando ho sentito questo racconto che mi è venuta la voglia di fare un ultimo Doinel, che sarebbe appunto L'amore fugge.
Pensa che Doinel abbia raggiunto il punto in cui si può fare uria ricapitolazione, una introspezione?
La si può fare a qualunque età. In uno dei primi stadi della sceneggiatura, Marie-France Pisier era psicanalista. Jean-Pierre Léaud ha un esaurimento nervoso e va da Marie-France la quale gli spiega che non può trattare qualcuno che conosce. Poiché aveva avuto una relazione con lui, può soltanto ascoltarlo due o tre volte e poi indirizzarlo a un collega. In seguito abbiamo scartato questa idea, perché la psicanalisi è una cosa troppo complessa per semplificarla all'interno di una commedia, ed è stata Marie-France a suggerirmi per lei la professione di avvocato. Perciò siamo partiti su altri binari, ma la mia prima idea era quella: Jean-Pierre Léaud. Steso sul divano dell'analista, che racconta episodi della sua vita.

Secondo lei si potrebbe dire che in L'amore fugge Doinel trae una morale dai ricordi evocati nel corso del film?
Di fronte alla vita Doinel non reagisce mai intellettualmente ma emotivamente. Come si è "evoluto"? Vorrei citare la frase di Scott Fitzgerald: «Ogni vita è un processo di demolizione». Sappiamo benissimo che la vita non va verso qualche cosa di esaltante, di ascendente... Si troverà sempre più freschezza sul viso di un bambino... Eppure, se dovessi descrivere Antoine Doinel, direi che è animato da una specie di coraggio. È a suo agio solo nelle situazioni estreme. È il contrario di un personaggio eccezionale, il contrario di un eroe, ma ciò che lo distingue dalle persone mediocri è che non si mette mai in situazioni mediocri.

Nell'Amore fugge egli si innamora di un'idea da romanzo, si innamora di una foto.
Sì, si innamora in modo indiretto e romanzesco. Il romanzesco ci guida spesso nella vita. Ci sono persone che si sposano perché si sono conosciute su una nave. Se si fossero incontrate in metropolitana non si sarebbero neanche guardate. Capita spessissimo. Il romanzesco aggiunge sempre qualcosa. In questo film noi vediamo che, per la prima volta nella sua vita, Antoine si dà da fare parecchio per ritrovare la pista della ragazza... la foto strappata... Ma tutto ciò non è realista, io l'ho trattato come un racconto arabo. Nel film c'è un aspetto da "Mille e una notte" che illustra il piacere di raccontare. Sento di aver fatto, all'interno di questo film, un'esperienza di narrazione che mi ha interessato moltissimo: la storia della foto è raccontata due volte; una prima volta come una cosa che Antoine avrebbe inventato e una seconda volta raccontando la verità vera.
Autore critica:Anne de Gasperi « Les nouvelles littéraires»
Fonte critica:François Truffaut – Il piacere degli occhi, Lab 80
Data critica:

22 febbraio 1979

Critica 3:L'amore fugge è un'esperienza unica nella storia del cinema. Jean-Pierre Léaud ha recitato in numerosi film di Truffaut: a tredici anni e mezzo, diciannove, ventotto. Nel 1979 ne ha trentatré. Col materiale di tutti questi film, perché non provare a raccontare una storia? I flash-back esistono già! Per la prima volta si vede realmente il passato dei personaggi filmati oggi, vediamo realmente invecchiare gli attori (...). L'amore fugge è un film al tempo stesso sperimentale e compiuto. Truffaut riesce a fare un film limpido e "romanzesco". Parafrasando il critico di Otto e mezzo, diremmo che ha tutte le qualità di un film d'avanguardia senza averne i difetti.
Autore critica:Jean Collet
Fonte critica:François Truffaut – Il piacere degli occhi, Lab 80
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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