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Angelic Conversation (The) - Angelic Conversation (The)

Regia: Derek Jarman
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura inglese - 500/600
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dai sonetti di William Shakespeare
Sceneggiatura:
Fotografia:Derek Jarman
Musiche:Coil
Montaggio:Peter Cartwright, Cerith Wyn Evans, Derek Jarman
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti: Judi Dench (Narratrice), Dave Baby, Timothy Burke, Simon Costin, Christopher Hobbs, Philip McDonald, Toby Mott, Steve Randall, Paul Reynolds, Robert Sharp, Phillip Williamson, Tony Wood
Produzione:James Mackay per British Film Institute
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Gran Bretagna
Anno:1985
Durata:

78’

Trama:

Dopo aver diretto La Tempesta ispirandosi ad uno dei capolavori di William Shakespeare, Derek Jarman torna di nuovo ad attingere alle opere del Bardo, questa volta dedicandosi ai Sonetti. La voce di una donna (la grande Judy Dench) recita i 14 componimenti: è l'espressione del cuore di un uomo che cerca nel silenzio il suo amore, in un viaggio che è prima di tutto la scoperta della propria coscienza.

Critica 1:Tratto dai sonetti di William Shakespeare, dove i versi si fondono in armonia con le immagini e gli effetti speciali.
Autore critica:
Fonte criticapresspool.it
Data critica:



Critica 2:Una volta firmato il contratto per Caravaggio, Jarman completa The Angelic Conversation, contaminato nel frattempo con la poesia di Shakespeare. Grazie a un altro finanziamento del British Film Institute il film potrà essere trasferito su pellicola a 35 mm e avere una regolare distribuzione. «È una storia d'amore tra due uomini che si svolge attraverso un paesaggio onirico, passando dalla desolazione industriale dell'isola di Grain a Dancing Ledge nel sud dell'Inghilterra. Con essa s'intrecciano i sonetti di Shakespeare. Il tempo ticchetta senza rimorsi nella colonna sonora mentre il film scivola come i secondi di un vecchio orologio. Si stacca dalla narrazione, puntando verso la musica» (Derek Jarman, dal materiale pubblicitarioper il film).
L'opera poetica di Shakespeare venne pubblicata nel 1609. I sonetti, di cui per altro esistevano versioni precedenti, erano dedicati al misterioso aristocratico W H. la cui identità è tutt'oggi dibattuta. Dei 154 sonetti, i primi 126 sono dichiarazioni d'amore per un misterioso giovane mentre i restanti 27 sono rivolti alla sua amante, l'altrettanto misteriosa Dark Lady. Le poesie dedicate al giovane indugiano sui grandi temi del Rinascimento: l'amicizia, l'amore, la morte, il cambiamento, l'immortalità ed esaltano l'arte del poeta in relazione a questi temi. Originariamente il film era una lettura junghiana del poema anglo-sassone The Wanderer, il più antico canto d'amore omosessuale ritrovato in Gran Bretagna. Durante il montaggio il simbolismo delle immagini acquista per Jarman un senso nuovo.
La croce diventa una sorta di momento buñueliano, incongrua manifestazione del sacro in un aspro contesto naturale deturpato dalle taniche arrugginite e dai fumi dell'industrialismo. La nebbia e la notte sono legate al tenia del viaggio, così importante per Jung. Le grotte del Dorset richiamano il mito della caverna di Platone; sono il luogo della conoscenza, il luogo dove ebbe inizio l'analisi. Per questo la discesa nell'oscurità, che per altro possiede un che di rimbaudiano, diventa necessaria. La lotta di Paul Reynolds con la sua ombra dà forma alla lotta psichica dell'uomo con se stesso, risolta in questo caso nelle scene di omoerotismo. Il bagno di Philip Williamson e il simbolico lavaggio di Dave Baby sono come un'abluzione, e rappresentano la rituale pulizia del mondo. La sequenza finale con il radar, che all'inizio appariva minaccioso, descrive il percorso circolare del film. Questa volta il meccanismo di segnalazione di un corpo estraneo è nascosto dai fiori.
Con The Angelic Conversation Jarman utilizza per la prima volta in un lungometraggio il nastro magnetico e la pellicola realizzando il primo di una serie di ibridi che inducono la critica ad affermare che non si tratta realmente di cinema. Imagining October era servito a confermare la validità del procedimento. «Il video ti fornisce una tavolozza come se fossi un pittore», afferma Jarman. E il video infatti che dà la possibilità di giocare con le diverse tonalità dell'immagine per ottenere soluzioni cromatiche insolite come già aveva dimostrato Antonioni con Il mistero di Oberwald (1980). Si possono così uniformare metodologie e processi creativi a cavallo tra cinema e pittura. Inoltre, proiettando intere sequenze alla velocità di 3-4 fotogrammi al secondo l'autore cerca di attribuire alle immagini filmiche un'altra proprietà tipica del quadro: la sospensione del tempo. In questo modo giunge alla formulazione teorica di un cinema dei piccoli gesti così espressa dallo stesso Jarman: «Il singolo fotogramma sollecita ad una estrema attenzione, una concentrazione che è voyeuristica. Il tempo sembra sospeso, il minimo movimento risulta amplificato. Questa è la ragione per cui lo chiamo un cinema dei piccoli gesti».
Autore critica:Gianmarco Del Re
Fonte critica:Derek Jarman, Il Castoro Cinema
Data critica:

1997

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di: Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di: Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema
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