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Conformista (Il) -

Regia:Bernardo Bertolucci
Vietato:14
Video:Visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Bernardo Bertolucci
Fotografia:Vittorio Storaro
Musiche:Georges Delerue
Montaggio:Franco Arcalli
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Jean-Louis Trintignant Marcello Clerici, Stefania Sandrelli Giulia, Dominique Sanda Anna Quadri, Pierre Clementi Lino Seminara, Enzo Tarascio Prof. Quadri, Gastone Moschin Manganiello,
Jose' Quaglio Italo, Milly Madre di Marcello, Christian Alegny Raoul, Yvonne Sanson Madre di Giulia,
Benedetto Benedetti Il Ministro, Giuseppe Addobbati Padre di Marcello, Fosco Giachetti Il Colonnello,
Gino Vagni Luca, Christian Belegue, Claudio Cappelli, Pierangelo Civera, Pasquale Fortunato,Carlo Gadda, Alessandro Haber, Marta Lado, Antonio Maestri, Franco Pellerani, Luciano Rossi, Umberto Silvestri
Produzione:Mars (Roma) Marianne (Parigi)
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1970
Durata:

117'

Trama:

Nel 1937 il professore Marcello Clerici sposa Giulia. Mentre la donna è spensierata, allegra, senza problemi, lui - nonostante i buoni successi come docente di filosofia - è tormentato da un ricordo: a tredici anni ha ucciso Lino Seminara, un autista che ha tentato di avere con lui dei rapporti omosessuali. Da allora Marcello ha abbandonato la pratica religiosa e si è legato strettamente con l'OVRA, la polizia segreta fascista. Per volontà dei suoi dirigenti di partito, deve compiere il viaggio di nozze a Parigi per introdursi nell'ambiente del professore Quadri, un docente universitario antifascista, per consentire al camerata Manganiello di predisporre l'assassinio di questi. Marcello e Giulia riescono ad entrare nelle grazie di Quadri e di Anna, la moglie di costui, una donna assai bella ma dalle anormali tendenze sentimentali, la quale si attacca morbosamente a Giulia pur non rifiutando la corte fattale dallo stesso Marcello. Una breve vacanza in Savoia di Quadri permette a Manganiello di predisporre un agguato. Al tragico appuntamento, tuttavia, Quadri non giunge solo: c'è anche Anna in macchina e ci sono anche Marcello e Giulia che li hanno seguiti con un'altra auto. Clerici e la moglie assistono così al massacro dei due coniugi parigini. Nel 1943, quando Roma esulta per la caduta del fascismo, Marcello incontra casualmente Lino Seminara, che in effetti non era morto. Sconvolto dall'incontro, Marcello scoppia in una reazione isterica e, denunciando alla folla l'abietto individuo, gli attribuisce tutte le colpe della propria vita.
Critica:
Il desiderio di normalità trasforma Marcello Clerici in sicario del regime fascista. Va a Parigi a uccidere un suo ex professore fuoriuscito. Il 25 luglio 1943 fa una tremenda scoperta.

Critica 1:E il più inventato e liberamente critico dei film tratti da Moravia, di raffinata eleganza figurativa e di trascinante invenzione stilistica, pur con qualche compiacimento. Il sesso e il fascismo sono i suoi due poli. Restaurato nel 1993 con l'aggiunta di un episodio scartato al montaggio.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Il sesso e il fascismo sono i due poli del Conformista. Sarebbe più esatto dire che ne sono la polpa e la buccia. Si sa quali sono le idee di Moravia sul conformismo: l'eroe dell'Ottocento era il ribelle ossia l'uomo che vuole distinguersi, essere diverso dagli altri; secondo Moravia, l'eroe dei nostro tempo è, invece, il conformista, ossia l'uomo che vuole confondersi, essere uguale agli altri.
Qual è la natura dei conformismo di Marcello Clerici? La sua sete di normalità nasce dal bisogno di coprire un'inconfessata e repressa anormalità; è fascista perché vede nel fascismo il mito collettivo cui immolare, nel miraggio dell'ordine, quel che lo fa diverso dagli altri; in nome del fascismo si fa complice di un assassinio nell'illusione di riscattare con un'azione delittuosa ma, per così dire, legalizzata un proprio delitto precedente.
Ci sembra evidente, nel film ancor più che nel romanzo, che in Marcello il fascismo è l'accidente, il conformismo la sostanza. Sarebbe molto comodo ridurre Il conformista a un film “sul” fascismo, a un film in costume, trascurandone la carica di critica a una classe (la borghesia) e a una generazione, come risulta dalla figura del professor Quadri e dalla natura del suo privilegiato antifascismo. Sia pur di scorcio, è un personaggio rispettato ma anche giudicato. È, in altra chiave, il discorso di Strategia del ragno che continua.
Pur non mancando di ingenuità oratorie (la fioraia parigina che intona l'internazionale), di momenti opachi (il bordello di Ventimiglia, il finale), di strabilianti sviluppi erotici (il comportamento di Anna, inquieta tribade, sfiora l'inverosimile) il film ha una tenuta narrativa e una tavolozza figurativa di inconsueta ricchezza in continua oscillazione tra fantasia e realismo, tra sarcasmo grottesco e lirica evocazione, tra individuazione critica dei motivi politici e ricognizione nelle zone dell'inconscio e della psicologia collettiva.
Tutta la prima parte è di compattezza e invenzione rare, in dialettico equilibrio tra cornice pubblica e vicende private: non s'era mai vista una raffigurazione così criticamente impietosa della faccia funeraria del fascismo. Nella parte parigina sono da citare almeno la scena tra Marcello e il professore con la rievocazione della lezione su Platone e la straordinaria sequenza del ballo con il duetto saffico, mentre in quella dell'agguato nel bosco, pur sagacemente orchestrata tra realismo e fantasia onirica, si avverte un che di troppo premeditato con qualche stridore (Manganiello che minge mentre Anna viene inseguita e abbattuta).
La preoccupazione di tirare le fila di tutta la narrazione non ha aiutato Bertolucci nell’inedito finale. Terminato l'interno nella casa di Marcello che ha ancora un indubbio fascino (basta osservare il mutamento sopravvenuto in Giulia che il matrimonio ha spento, rendendola, però, più umana e consapevole), la notte del 25 luglio è resa con schemi consueti, anche sul piano figurativo: quel corteo imbandierato e cantante è un'apparizione un po' goffa di trito sapore nazional-popolare, quella suburra con le fetide spelonche dove avviene l'incontro di Marcello con lo spettro della propria infanzia sa di teatro di posa. Sembra uscita da un mediocre film dell'espressionismo tedesco.
Dalla fotografia in colore di Vittorio Storaro al commento musicale di Georges Delerue di suggestiva discrezione, Il conformista rivela il maturo rigore delle sue scelte espressive. Con i suoi soprassalti nevrotici Trintignant è un Marcello memorabile per coerenza e varietà di registro, impregnato di quella misteriosa tristezza “inseparabile dal suo carattere”, che Moravia, con una bella immagine, aveva indicato (“... triste, o meglio mancante di allegria, come certi laghi che hanno una montagna molto alta che si specchia nelle loro acque, parando la luce del sole, e rendendole nere e malinconiche”). Gli fanno corona una Sandrelli capricciosamente stilizzata che, guidata da Bertolucci, dà un saggio esemplare di recitazione “straniata”; Dominique Sanda di grande risalto figurativo che non soltanto dà credibilità e vitalità a un personaggio fin troppo contorto ma riscatta la scialba prova di Micòl nei Finzi-Contini, il terragno Gastone Moschin, l'inquietante Josè Quaglio.
Autore critica:Morando Morandini
Fonte critica:Cineforum n. 99-100
Data critica:

1-2/1971

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Il conformista
Autore libro:Moravia Alberto

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