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Edipo re -

Regia:Pier Paolo Pasolini
Vietato:No
Video:Ricordi Video,Bmg Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto da "Edipo Re" e "Edipo a Colono" di Sofocle
Sceneggiatura:Pier Paolo Pasolini
Fotografia:Giuseppe Ruzzolini
Musiche:Pier Paolo Pasolini
Montaggio:Nino Baragli
Scenografia:Luigi Scaccianoce
Costumi:Danilo Donati
Effetti:
Interpreti:Silvana Mangano Giocasta, Franco Citti Edipo, Alida Valli Merope, Carmelo Bene Creonte, Julian Beck Tiresia, Ninetto Davoli Anghelos/Angelo, Luciano Bartoli Laio, Ahmed Belhachmi Polibo, Francesco Leonetti Servo di Laio, Giandomenico Davoli Pastore di Polibo, Jean Claude Biette Sacerdote,
Pier Paolo Pasolini Gran Sacerdote, Giovanni Ivan Scratuglia
Produzione:Alfredo Bini per Arco Film (Roma), Somafis (Casablanca)
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Cineteca dell’Aquila
Origine:Italia
Anno:1967
Durata:

110'

Trama:

Laio e Giocasta, regnanti in Tebe, apprendono da un oracolo che il loro figliolo Edipo ucciderà il padre e sposerà la madre. Incaricano pertanto un servo di uccidere il neonato sul monte Citerone. Ma questi, mosso da pietà, abbandona il piccolo che viene raccolto da un pastore di Corinto e consegnato al re che lo educa come un figlio. Recatosi tuttavia dall'oracolo di Apollo Edipo apprende l'orrendo vaticinio e, per sfuggire al tragico destino, si allontana da Corinto. Durante il suo peregrinare incontra Laio accompagnato da alcune guardie. Tra i due nasce una lite ed Edipo, senza conoscerne l'identità, uccide il vecchio re e la sua scorta. Giunto a Tebe, libera la città dalla Sfinge, un mostro orrendo, ed ottiene in tal modo la mano di Giocasta. Per porre fine ad una pestilenza poi Edipo interroga l'indovino Tiresia il quale, insieme ad un servo testimone del massacro, dimostrerà l'ineluttabile e tragica realtà. Trovata Giocasta impiccata nella reggia, Edipo si trafiggerà gli occhi.

Critica 1:Su un quadro di vita provinciale del primo dopoguerra si innesta la rievocazione del mito di Edipo che, ignaro, uccide il padre e sposa la madre finché scopre la verità e, accecatosi, si avvia alla purificazione di Colono. Uno dei film più autobiografici di Pasolini, che nella storia tragica di Edipo dà, in chiave barbara, un'altra testimonianza sulla difficoltà del vivere. Ammirevole la Mangano, in un'ambiguità di porcellana con un Citti di sofferta intensità. Il più armonioso dei film "mitici" di PPP, che appare nel ruolo di gran sacerdote.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:La tragedia di Edipo, a meno di andare a cercare i primitivi polinesiani tra i quali vige ancora oggi il tabù dell’endogamia e dell’incesto, non ha niente a che fare con il mondo moderno. Anche se poi gli stessi eventi potrebbero benissimo verificarsi negli stessi modi. La tragedia di Edipo appartiene al mondo arcaico greco; tanto è vero che in Grecia essa era un mito, cioè qualche cosa di così insopportabile per la società quale era allora da meritare di essere trasformato in mistero. Tuttavia il recupero della tragedia di Edipo oggi è pur sempre possibile, soprattutto in due modi: sia in senso conoscitivo e razionale, ossia scrivendo una storia moderna che (quasi sempre inconsapevolmente da parte dello scrittore) ne adombri i significati: oppure risuscitando con piena consapevolezza il mito a livello estetico-culturale. Nel primo caso abbiamo un’operazione realistica; nel secondo un’interpretazione estetizzante. I precedenti in ambedue i casi sono molti: per il primo, si potrebbe risalire addirittura ad Amleto; per il secondo, il nome di Wagner sembra il più legittimo. Realistico è l’inizio dell’Edipo Re di Pier Paolo Pasolini. Realismo che discende da Freud, cioè dalla dimensione tragica che Freud ha legato per sempre al nudo fatto di nascere. Ma Pasolini ha respinto con mano delicata e ferma ogni tentazione didascalica e ci ha dato una bellissima sequenza sull’innocenza dell’amore materno e sulla fatalità di quello filiale. Subito dopo Pasolini abbandona Freud per Jung, cioè abbandona l’ansia conoscitiva per la preoccupazione estetico-culturale e ci presenta l’Edipo di Sofocle sullo sfondo di una natura erosa e solenne, in Marocco, in villaggi turriti simili a rozze regge arcaiche. Abbiamo fatto un salto indietro di migliaia di anni, al tempo in cui il mito era attuale. Anche qui, secondo noi, la poesia è raggiunta, sia pure attraverso un vagheggiamento estetizzante e culturale. Pasolini, quei monti, quei villaggi, quei riti, li “sente” con elementi essenziali del mito e riesce a comunicarci il suo sentimento. L’uccisione di Laio è scandita con maestria; ma vi si nota un’esaltazione della ferocia che non è giustificata né prima né dopo da un contesto sociale analogo. Tuttavia, finché dura l’ignoranza di Edipo, cioè per tutto il tempo la rappresentazione è degna del migliore Pasolini. L’incrinatura si comincia ad avvertire nel secondo tempo, quando quella stessa brutalità che era servita a far uccidere Laio, impedisce di affrontare il vero dramma di Edipo, quello scritto da Sofocle, con un personaggio adeguato. È il dramma della conoscenza, della scoperta della verità. Come ha osservato il critico americano Ferguson, questo dramma è una specie di match tra Tiresia, il cieco che vede, e Edipo, il veggente che è cieco. In questo match verbale, Edipo non è un violento, un brutale, bensì un intellettuale come Amleto, strenuo, eroico, avido di verità. Se questo è vero, allora bisognava prolungare al massimo il duello tra Tiresia ed Edipo, lasciando in ombra il rapporto incestuoso con Giocasta (al quale dobbiamo pur tuttavia le parti più valide del secondo tempo). Ma per far questo ci voleva un attore della forza di Julian Beck, non Franco Citti. Pasolini è convinto che il sottoproletariato delle borgate sia omologo al mondo arcaico ma il suo film dimostra che non è vero. Edipo urla quando dovrebbe invece esprimersi quietamente e dialetticamente. Non bisogna infatti dimenticare che incesto e parricidio sono “tentazioni” eterne dell’uomo, cioè qualche cosa di profondo, di misterioso, di segreto. Poi la fine. Diciamo subito che avremmo preferito un ritorno al realismo dell’inizio, senza simboli, di nuovo freudiano, cioè conoscitivo. Una famiglia come quella della prima sequenza ma con una madre invecchiata e troppo affettuosa, un padre anziano non amato né rispettato e un figlio che inconsapevolmente, ciecamente, si comporta secondo i modi propri del complesso di Edipo. Pasolini invece ha preferito l’elegia al dramma. Ha sostituito Antigone con Angelo, ha fatto trapassare l’Edipo fisicamente cieco del mito nella realtà del mondo moderno. Edipo che era nato a Tebe, qui si identifica con il bambino nato in una piccola città italiana. Una fine “privata”, simbolica, tristissima ma non catartica. L’interpretazione di Silvana Mangano è splendida. Accanto a lei, bisogna mettere Julian Beck, eccellente nella parte di Tiresia.(…)
Autore critica:Alberto Moravia
Fonte critica:L’Espresso
Data critica:

17/9/1967

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Tratto da "Edipo Re" e "Edipo a Colono"
Autore libro:Sofocle

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