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In America - Il sogno che non c'era - In America

Regia:Jim Sheridan
Vietato:No
Video:Fox
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:I bambini ci guardano
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Jim Sheridan, Naomi Sheridan, Kirsten Sheridan
Sceneggiatura:Jim Sheridan, Naomi Sheridan, Kirsten Sheridan
Fotografia:Declan Quinn
Musiche:Gavin Friday, Maurice Seezer
Montaggio:Naomi Geraghty
Scenografia:Mark Geraghty
Costumi:Eimer Ni Mhaoldomhnaigh
Effetti:Simon Carr, Team Fx Ltd.
Interpreti:Samantha Morton (Sarah), Paddy Considine (Johnny), Sarah Bolger (Christy), Emma Bolger (Ariel), Djimon Hounsou (Mateo), Rene Millan (Steve), Ciaran Cronin (Frankie), Molly Glynn (Sarah Mateo)
Produzione:Harlem Film Productions Ltd. - East of Harlem Ltd. - Hell's Kitchen Films
Distribuzione:20th Century Fox
Origine:Gran Bretagna - Irlanda
Anno:2002
Durata:

103’

Trama:

Johnny e Sarah lasciano l'Irlanda con le loro figlie per raggiungere gli Stati Uniti. A New York, trovano un ambiente ostile, ma la speranza e la fede che le due bambine riescono a trasmettere a tutta la famiglia daranno la forza necessaria per ricominciare una nuova vita e realizzare il 'sogno americano'.

Critica 1:I bambini guardano e ci guardano. ora usano una videocamera come fa Christy, la narratrice, che documenta la "vita americana" di una famiglia irlandese immigrata a New York negli anni '80. ll padre Johnny (Considine) attore, la madre Sarah (Samantha Morton che rivela, film dopo film, la forza di una recitazione svincolata dai dialoghi), Cthristy e la sorellina minore Ariel (Sarah ed Imma Bolger sono vere sorelle) abitano in un quartiere povero di New York e sperano di ritrovare una serenità sconvolta e squarciata dalla morte prematura di Frankie (il vero Frankie, al quale è dedicato il film, era il fratello di Jim Sheridan). I figli se ne vanno e svuotano le stanze e le famiglie. Ne dissestano e funestano i ricordi, ne minacciano il futuro. Il racconto (la sceneggiatura è stata scritta dal regista insieme alle due figlie Naomi e Kirsten) di questo melodramma con lieto fine ricorre ad episodi autobiografici (…).
Autore critica:Enrico Magrelli
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

10/2/2004

Critica 2:Jim Sheridan, il bravo regista irlandese cinquantacinquenne, condensa in In America, da lui scritto insieme con le figlie Naomi e Kirsten, fatti della propria vita: ha perduto per un tumore al cervello il fratello diciassettenne Frankie al quale il film è dedicato; con moglie e figlie si è trasferito da giovane negli Stati Uniti, inseguendo il Sogno Americano; cattolico, crede all'intervento provvidenziale soprannaturale. Il dolore, la speranza nel «sogno che non c'era», la forza della famiglia, la fede, sono diventati temi centrali del film, pure prodotto da Sheridan. Una piccola famiglia irlandese (padre attore e all'occorrenza tassista, madre, due bambine piccole, il fantasma di un altro bambino morto per incidente) emigra a New York. Arrivano dal Canada, non hanno un soldo, vanno ad abitare nel tugurio di un grande vecchio edificio a Manhattan pieno di immigrati, drogati e travestiti. Il film segue parallelamente l'adattarsi della famiglia alla nuova realtà e l'attenuarsi del dolore per la scomparsa del piccolo. Nei momenti più duri, la Provvidenza è rappresentata dal vicino del piano di sotto: un artista africano malato di Aids che emette a volte urla angosciose ed è innamorato di tutto ciò che vive, dotato di poteri magici e miracolosi, capace di ridare vita con l'intensità della concentrazione a una neonata morente o di saldare un terribile conto ospedaliero di cinquemila dollari o di far trovare lavoro al capofamiglia, incapace di evitare a se stesso la morte. Per quest'ultimo personaggio l'interprete Djimon Hounsou è candidato all'Oscar come migliore attore non protagonista, mentre Samantha Morton che recita la parte della madre (era già bravissima come ragazza muta in Accordi e disaccordi di Woody Allen) è candidata all'Oscar per la migliore attrice. Il film unisce una schietta sincerità, un forte spirito religioso, qualche sentimentalismo semplicista e cose molto belle: l'arrivo della piccola famiglia nel frastuono, nelle luci e nella estraneità di Manhattan, la neve sulla città, marito e moglie che fanno l'amore per la prima volta dopo la morte del figlio, lo sforzo violento del padre per fare buona figura davanti alle figlie, i momenti di scoramento solitario. Sono ammirevolmente ben scelte le due bambine Sarah e Emma Bolger: bellissime, petulanti, brave, ricche di una grazia affascinante.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

8/2/2004

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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