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Blues Brothers (The) - Blues Brothers (The)

Regia:John Landis
Vietato:No
Video:Cic Video
DVD:Universal
Genere:Commedia
Tipologia:La musica
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Dan Aykroyd, John Landis
Sceneggiatura:Dan Aykroyd, John Landis
Fotografia:Stephen M. Katz
Musiche:Elmer Bernstein
Montaggio:George Folsey Jr.
Scenografia:John Lloyd
Costumi:Deborah Nadoolman
Effetti:Art Brewer, Roger Hansen, Albert Whitlock
Interpreti:John Belushi (Jake Blues), Dan Aykroyd (Elwood Blues), James Brown (Reverendo Cleophus James), Cab Calloway (Curtis), Ray Charles (proprietario negozio), John Candy (Burton Mercer), Steve Cropper (The Blues Brother),Donald Dick Dunn (The Blues Brother),Carrie Fisher (fidanzata), Aretha Franklin (padrona ristorante), Kathleen Freeman (Mary Stigmata), Willie Hall (The Blues Brother), Steve Lawrence (agente teatrale),Tom Malone (The Blues Brother), Loui Marini (lavapiatti), Matt Murphy (cuoco manager)
Produzione:Universal Pictures
Distribuzione:Universal
Origine:Usa
Anno:1980
Durata:

133'

Trama:

Per procurare 5.000 dollari necessari per pagare le tasse arretrate dall'orfanotrofio in cui sono cresciuti, e scongiurarne così la chiusura, due fratelli decidono di riunire tutti i vecchi componenti della loro band musicale. Ma non è semplice avere successo e gli artisti ne combinano di tutti i colori.

Critica 1:Per impedire la chiusura della loro vecchia scuola, due fratelli organizzano un concerto. Combinano tanti guai che l'intera polizia di Chicago si mette a inseguirli a piedi, in auto, a cavallo, in elicottero. Un classico della nuova comicità demenziale, un film di culto per i fan di Belushi. Anche l'orecchio ha la sua parte con molti divi del Rhythm and Blues, da Ray Charles a Cab Calloway e Aretha Franklin. Scritto da Landis con D. Aykroyd e costato 27 milioni di dollari, è basato su una coppia di personaggi popolari nella trasmissione TV Saturday Night Live. Tra gli ospiti di passaggio i registi Frank Oz e Steven Spielberg e l'ex fotomodella Twiggy.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Perfettamente in sintonia con lo spirito ribellistico e irriverente dei tempi, il film di Landis si è trasformato quasi immediatamente (anche per la presenza sulfurea di Belushi) in un fenomeno di costume, un canone di eleganza (occhiali Rayban modello Wayfarer, cravatte lunghe e strette, cappello e vestito rigorosamente neri), un inno alla musica blues e una pietra miliare della comicità demenziale. Una lista infinita di partecipazioni straordinarie. Assolutamente geniale.
Autore critica:Paolo Mereghetti
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:Ci sono i film ed i cult movies, e The Blues Brothers appartiene decisamente alla seconda categoria: se, parafrasando Calvino, un classico è un libro che non finisce mai di dire quel che ha da dire, lo stesso vale per il film di John Landis, visionabile virtualmente all’infinito con nuovi particolari che colpiscono di volta il volta lo spettatore ad libitum. La storia inizia con Jake Blues che esce di prigione, ad attenderlo c'è suo fratello Elwood: i due indossano vestiti neri, cravatte e cappelli neri, occhiali neri, ed hanno i propri nomi scritti a biro sulle dita delle mani. Presto davanti ai fratelli Blues si delinea una missione: trovare cinquemila dollari per pagare le tasse e salvare l’orfanotrofio in cui sono cresciuti. Per riuscirci dovranno rimettere in piedi la loro vecchia blues band, composta da musicisti riciclatisi ad altre occupazioni e che non hanno la benché minima idea di rimettersi in gioco. Ma c’è una missione per conto di Dio nel mezzo, e il gruppo risorge. Tra un'esibizione e l'altra, con turme di poliziotti, una falange di neo-fascisti ed un’ex fidanzata eternamente alle calcagna, i due fratelli passano da epici inseguimenti a cataclismi vari, ma si rialzano sempre spolverando i loro vestiti neri, come niente fosse. The Blues Brothers è l'esempio per eccellenza della comicità demenziale e surreale, con un formidabile John Belushi at his best, sulfureo padrone del palcoscenico ma pronto a fulminare lo spettatore col suo sguardo magnetico nei soli cinque secondi in cui si toglie gli occhiali d’ordinanza. Non di sola comicità vive il film, supportato da performances di blues da brivido e da un cast con un'incredibile serie di guest stars: un irresistibile Ray Charles in versione venditore di strumenti, James Brown che fa il predicatore a suon di gospel, Cab Calloway/custode dell’orfanotrofio, Aretha Franklyn gestrice di uno snack bar, ed ancora Twiggy, il regista Frank Oz, perfino un giovane Steven Spielberg che fa l'esattore delle tasse. Imperdibile, unico, semplicemente geniale: un contagioso inno alla musica blues, da vedere e rivedere all'infinito.
Autore critica:Paolo Boschi
Fonte critica:scanner.it
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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