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Sobibor 14 ottobre 1943, ore 16 - Sobibór, 14 octobre 1943, 16 heures

Regia:Claude Lanzmann
Vietato:No
Video:
DVD:Cecchi Gori
Genere:Documentario
Tipologia:Diritti umani - La politica e i diritti, La memoria del XX secolo, Minoranze etniche, Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:
Fotografia:
Musiche:
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Yehuda Lerner
Produzione:Why Not Productions
Distribuzione:
Origine:Francia
Anno:2001
Durata:

95’

Trama:

Sobibor è il nome di un campo di concentramento in Polonia nei pressi di Varsavia. Il 14 ottobre 1943 è una data importante nella storia dell'Olocausto: è la data di inizio della ribellione avvenuta a Sobibor ad opera di un gruppo di ebrei che decisero di passare all'azione. Il film è sostanzialmente una drammatica intervista del regista a Yehuda Lerner, la persona che capeggiò la rivolta. Yehuda, in ebraico, narra le origini, lo sviluppo e l'epilogo di questo poco conosciuto episodio della Shoa. Documento toccante e intenso che fa riflettere sulle ragioni del bene e del male.

Critica 1:Breve storia del campo di Sobibor
Il campo iniziò ad essere operativo a partire dal maggio 1942. Sino al luglio dello stesso anno le operazioni si indirizzarono secondo le direttive della Aktion Reinhard, verso gli ebrei del Governatorato Generale. Il distretto di Lublino fu il più colpito. Vennero anche interessati ebrei provenienti dalla Cecoslovacchia, dalla Germania e dall'Austria. In tutto in questa prima fase vennero eliminati tra i 90.000 e i 100.000 ebrei. I trasporti ebbero una interruzione tra l'agosto ed il settembre 1942, in questo periodo vennero costruite tre nuove camere a gas più capienti in sostituzione delle precedenti. Alla fine di agosto il comandante del campo Franz Stangl, venne inviato a Treblinka e venne sostituito da Franz Reichsleitner.
A partire dall'ottobre 1942, con il completamento di lavori d'ampliamento della linea ferroviaria, i trasporti ripresero. Fu ancora il distretto di Lublino ad essere colpito sino al novembre. Per tutto l'inverno e fino all'estate del 1943 i trasporti arrivarono dalla Galizia Orientale (Polonia). In totale dall'ottobre 1942 al giugno 1943 vennero uccisi altri 70-80.000 ebrei. Dall'ottobre 1943 furono gli ebrei della Slovacchia ad essere massacrati (circa 25.000). A febbraio 1943 giunse a Sobibor Himmler che assistette all'intero processo di eliminazione di un trasporto. A marzo vennero massacrati 4.000 ebrei francesi e tra marzo e luglio fu la volta di 35.000 ebrei olandesi provenienti dal campo di Westerboek. Con gli ebrei olandesi la menzogna del campo di sosta venne perfezionata: essi venivano trasportati con regolari carrozze passeggeri. Al loro arrivo venivano invitati a scrivere ai loro parenti in Olanda dando notizie positive. Una volta scritte le lettere venivano sottoposti al consueto sistema di eliminazione. Verso la metà di settembre arrivarono i trasporti provenienti da Minsk, Vilna e da Lida che erano stati evacuati per eliminare i ghetti. In 14.000 vennero uccisi. Alla fine dell'estate del 1942 iniziò il processo di riesumazione dei cadaveri per bruciare i resti delle vittime. (…)
Il 5 luglio 1943 Himmler ordinò la trasformazione di Sobibor in campo di concentramento. Il campo venne ampliato con l'aggiunta di una quarta sezione e vennero costruiti dei magazzini per munizioni sovietiche catturate. Contemporaneamente il perimetro del campo venne circondato da un campo minato.
Proprio nell'estate del 1943 nel campo si organizzò una cellula di resistenza che aveva come leader Leon Feldhendler che era stato capo del Consiglio Ebraico della città polacca di Zolkiew. Il gruppo aveva intenzione di organizzare una rivolta ed una fuga di massa.
Il piano venne facilitato dall'arrivo, il 22 settembre 1943, di un 600 prigionieri di guerra sovietici di fede ebraica. Di questi soltanto 80 vennero lasciati in vita per lavorare nel campo.
Tra i sopravvissuti venne reclutato per la sua esperienza militare il tenente Aleksandr Pechersky. Feldhendler gli cedette il comando divenendo il suo vice. Venne così preparato un piano per la fuga.
Il 14 ottobre 1943 scoppiò la rivolta di Sobibor. I rivoltosi riuscirono ad uccidere undici SS e alcune guardie ucraine, attraversarono il campo minato subendo gravi perdite e in 300 raggiunsero i boschi.
Di questi la maggior parte venne uccisa nella caccia all'uomo organizzata dai tedeschi. Alla fine della guerra i sopravvissuti erano circa 50.
A causa della sorpresa i tedeschi decisero di chiudere Sobibor anziché trasformarlo in un campo di concentramento. Tutti gli ebrei che non avevano partecipato alla fuga vennero eliminati e alla fine del 1943 il campo venne totalmente distrutto e l'area spianata. Vennero piantati alberi e costruita una fattoria nella quale venne lasciata una guardia ucraina travestita da agricoltore. Nell'estate del 1944 i sovietici liberarono la zona.
Nel dopoguerra 11 SS del campo vennero processati. Il processo tenutosi ad Hagen, in Germania nel 1965-66 terminò con il suicidio di un accusato in cella, un ergastolo, cinque pene detentive e quattro assoluzioni.
Autore critica:
Fonte criticawww.olokaustos.org
Data critica:



Critica 2:Resoconto della parabola di uno dei protagonisti dell'insurrezione di Sobibor. Dalla sua deportazione da Varsavia, quando era adolescente, fino al campo di concentramento, da dove riuscì a scappare il 14 ottobre del 1943, alle ore 16. Recuperando la parola di uno dei pochi sopravvissuti dell'insurrezione nel campo di concentramento di Sobibor (registrata nel 1979 in occasione del film Shoah), Lanzmann rimette in scena quell'episodio, costruendoci una storia a parte. Più che il volto o i luoghi del dramma, qui è la parola del sopravvissuto a farsi carico dell'indicibile. Dopo una prima parte, girata in Polonia e a Minsk in cui Lanzmann recupera quel suo procedere tra passato invisibile e presente quasi opaco alle sciagure dell'uomo, il film si immerge sempre più nel volto e nella parola di Yehuda Lerner. La parola del sopravvissuto (ritmata dalle domande del regista che ritardano lo svelamento dell'impresa) dà vita ad una vera e propria epica dell'avvenimento. L'immaginario dell'olocausto si arricchisce di una nuova stazione, una sorta di visione in negativo della Shoah. Nel ricordare l'impresa Yehuda Lerner si appassiona e si infiamma. Il ragazzo combattente che è scappato otto volte dai campi e che altrettante ci è tornato, l'uomo che è sfuggito ai tedeschi e che poi li ha combattuti nella resistenza si illumina di una gioia paradossale nel descrivere la morte del nemico. Gioia che nasce dalla morte e dalla vita, indissolubilmente legate.
Affidandosi quasi completamente al suo interprete, Sobibor, 14 octobre 1943, 16 heures si avvicina di più ad una fiction che al documentario. Ma in fondo queste distinzioni poco importano quando si considera il lavoro di Claude Lanzmann. Non è mai il nudo fatto o la sua riproduzione a interessarlo, ma la percezione di esso. La sua vitale ricostruzione nella mente dell'interlocutore. Sobibor è un film calorosamente rivolto verso lo spettatore, didattico come un libro di testo e appassionato come il racconto di un avo.
Autore critica:Carlo Chatrian
Fonte critica:filmrecensioni.net
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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