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Come Harry divenne un albero - How Harry became a tree

Regia:Goran Paskaljevic
Vietato:No
Video:
DVD:Luce
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Liberamente tratto dal racconto "Lao Dan" di Yang Zhengguang.
Sceneggiatura:Christine Gentet, Goran Paskaljevic, Stephen Walsh
Fotografia:Milan Spasic
Musiche:Stefano Arnaldi
Montaggio:Petar Putnikovic
Scenografia:Lesley Oakley
Costumi:Carol Betera
Effetti:
Interpreti:Colm Meaney (Harry), Adrian Dunbar (George), Cillian Murphy (Gus), Kerry Condon (Eileen), Pat Laffan (Padre O'connor), Gail Fitzpatrick (Margaret), Maighread Ni Chonghaile (Maeve), Des Braiden (Padre Di Gorge), Denis Clohessy (Tim), Sean Clohessy (Sean), Laurie Morton (Daisy), Gladys Sheehan (Maisie), Joseph M. Kelly (Fotografo), Brendan Morrissey (assistente del fotografo), Helen Norton (Rosie), Joe Hanley (Arthur), Tim Mcdonnell (Martin), Sean Colgan (Liam), Valter D'angeli (Robert), Mauro Giuliani (Stephan)
Produzione:Cattleya - Paradox Pictures Limited - Film And General Productions Limited - Istituto Luce - Bavaria International Film - Tele+
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Francia - Gran Bretagna – Irlanda - Italia
Anno:2001
Durata:

99’

Trama:

Skillet, Irlanda 1924. Harry Maloney, uomo rustico e istintivo, è tormentato da un incubo ricorrente nel quale si vede trasformato in albero, pronto per essere abbattuto e trasformato in bare. Harry vive con il figlio Gus, un ragazzo che secondo il padre non combinerà mai niente di buono e intanto è ascoltatore forzato dei sempre più assurdi monologhi nei quali il genitore racconta di folli complotti. Vittima designata di questi 'piani' è George, proprietario del pub e di molte altre cose in paese. Harry in realtà ha deciso di trasformare in nemico personale l'uomo più influente della zona. Quando nasce il figlio di George, si fa festa e in quella occasione Gus conosce Eileen, cameriera, e se ne innamora. George ha la tutela di Eileen e finisce per dare il consenso al matrimonio. I due sposi vivono in casa con Harry. Qualche tempo dopo George comincia ad insidiare Eileen, Harry lo dice al figlio, e in breve tutti lo sanno. Harry suggerisce ad Eileen di uccidersi, ma lei irritata si allontana, Avendo sorpreso un'altra volta gli amanti, Harry prende il fucile per eliminare George: in realtà finisce per uccidere il suo cane. La vendetta di George è immediata: porta via il tetto alla casa di Harry. George ora vorrebbe godersi il trionfo, ma ha fatto i conti senza qualcuno: la cameriera di casa, anch'essa a lungo tenuta a freno, gli spara e lo uccide. Quando vede George morto, Harry gli dice che non è finita, che lo aspetta per inseguirlo ancora. Gus e Eileen vanno in America. Harry osserva le proprie mani. Arrivano i fotografi e immortalano l'albero sotto il quale c'è Harry.

Critica 1:Curioso mix multinazionale: il soggetto di Come Harry divenne un albero è un racconto cinese di Yang Zhengshung; l´ambiente è l´Irlanda, un piccolo villaggio, nel 1924; il regista Goran Paskaljevic è nato a Belgrado; gli interpreti sono anglo-irlandesi; il produttore è italiano, Riccardo Tozzi; parti del finanziamento sono tedesche e francesi. A volte simili commistioni pluriculturali possono avere esito interessante, e il regista dice di aver deciso di riambientare il racconto in Irlanda «perché è il paese di Beckett, dove, come in questa storia, la tragedia si mescola all´humor, il serio spesso diventa assurdo»: ma non è il caso di questo film imbarazzante. Un uomo ha perduto in guerra il figlio prediletto, perde anche la moglie, rimane solo con un altro figlio nella sua piccola casa non lontana dal villaggio di Skillet. Logorato dalla depressione, è sempre più chiuso in se stesso. Inventarsi, cercarsi un nemico è in fondo un tentativo vitale che gli restituirà forse il gusto e l´interesse per l´esistenza: se a farlo vivere non è più l´amore, sarà forse l´odio a permettergli di sopravvivere. Sceglie come bersaglio l´uomo più importante del vicino paese, e distruggerlo (rovinare la sua reputazione, la sua serenità famigliare, la sua ricchezza, la sua vita) diventa un´ossessione quotidiana, instancabile. Sembra di capire che le intenzioni del regista, oltre a quella mescolanza di tragedia e commedia che caratterizza la sua opera, fossero soprattutto due. Innanzi tutto il confronto tra odiatore e odiato, tra l´uomo naturale dalle passioni incontrollate, povero, lavoratore manuale legato alla terra e alla Natura, e l´uomo borghese dei commerci e delle ipocrisie, civile ma falso e insidioso. E poi l´analisi di quella componente di aggressività umana e di violenza individuale che (al di là delle ragioni storico-politico-economiche) si manifesta in ogni conflitto, come nelle sanguinose guerre balcaniche di cui Paskaljevic ha esperienza. Intenzioni interessanti. Il risultato, viziato dall´allegoria pesante e dal volontarismo astratto del film, è purtroppo liricheggiante, gonfio, enfatico.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

1/3/2002

Critica 2:Un ottimo regista serbo, un bel racconto scovato in un libro di favole cinesi e un'ambientazione irlandese per una pellicola decisamente trasversale, dal punto di vista geografico-simbolico. Dell'iconografia del cinema irlandese e di molte delle sue convenzioni può fare a meno o le usa come terreno fertile nel quale piantare le robuste gambe di Harry (la prova di Colm Meaney é davvero degna di nota), trasformandole in radici, e le sue mani e le sue tozze dita in rami possenti e spogli. È il 1924 e il protagonista ha perduto il figlio Pat nella guerra civile (un sottotesto essenziale, appena accennato, una "polveriera" emotiva risolta con silenzi e qualche lacrima) e poco dopo anche la moglie, morta di dolore. Restano un altro figlio, timido e pavido, un campo di cavoli, la pioggia, la fame e il sogno di una metamorfosi per rimanere piantati nella terra del proprio Paese. Harry decide di scegliersi George, il più ricco, seduttore del villaggio, come nemico. Un "duello" (l'intreccio principale) da affrontare con ogni arma (fucile a canne mozze, i cavoli lasciati marcire, l'infedeltà della giovane neonuora) e con ogni stratagemma. Un'inimicizia impastata di humour e di cattiverie. Condotta con grandissima maestria.
Autore critica:Enrico Magrelli
Fonte critica:Film TV
Data critica:

6/3/2002

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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