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Allonsanfan -

Regia:Paolo Taviani; Vittorio Taviani
Vietato:No
Video:Deltavideo
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La storia, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Sceneggiatura:Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Fotografia:Giuseppe Ruzzolini
Musiche:Ennio Morricone
Montaggio:Roberto Perpignani
Scenografia:Giovanni Sbarra
Costumi:Lina Nerli Taviani
Effetti:
Interpreti:Laura Betti (Ester Imbriani), Claudio Cassinelli (Lionello), Bruno Cirino (Tito), Renato De Carmine (Costantino Imbriani), Mimsy Farmer (Francesca), Benjamin Lev (Vanni), Lea Massari (Charlotte),
Marcello Mastroianni (Fulvio Imbriani), Stanko Molnar (Allonsanfan), Biagio Pellagra (il prete)
Produzione:Giuliani G. De Negri per "Una Cooperativa Cinematografica"
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:1974
Durata:

115'

Trama:

Siamo nel 1816 durante l'ondata della restaurazione a seguito del Congresso di Vienna, con Napoleone a S. Elena e gli Austriaci a Milano. Il patrizio Fulvio Imbriani, ex giacobino ed ex ufficiale napoleonico liberato dal carcere ove era finito per la sua appartenenza ai Fratelli Sublimi, rientra in famiglia e lì, tra agi borghesi e ricordi domestici, decide di abbandonare la Carboneria. L'arrivo di Charlotte, la donna che lo ha reso padre di Massimiliano, lo coinvolge a causa dei fondi portati dall'Inghilterra per una rivoluzione nel Sud d'Italia. Nella villa degli Imbriani si consuma il primo tradimento di Fulvio che, inoltre, ruba il denaro per assicurare al figlio la pensione presso un istituto. Un'altra donna, Francesca, lo costringe a riprendere i rapporti con i congiurati. Guidati da Vanni Peste, Fulvio ed i restanti Fratelli Sublimi, pervengono in una terra del Meridione ove di nuovo il patrizio milanese tradisce, provocando l'eccidio dei compagni. Fulvio però rimane a sua volta vittima di un equivoco; e solo il giovane idealista, Allonsanfàn sopravvive fisicamente e come simbolo di fiducia nella rivoluzione ...

Critica 1:Nel 1816, dopo il congresso di Vienna e durante la Restaurazione, Fulvio Imbriani, patrizio lombardo, ex giacobino, ex ufficiale di Bonaparte, tradisce i compagni di lotta e la causa di una minoranza rivoluzionaria e velleitaria. Ricorrendo a Visconti e al melodramma per travisarlo criticamente, i Taviani rimescolano ancora le carte della narrazione tradizionale e continuano la loro riflessione sulla sinistra politica. Il film alterna pagine assai belle ad altre squilibrate od opache. Gli splendori della regressione sono descritti meglio che la dialettica della rivoluzione. Inventiva colonna musicale di Ennio Morricone e un bel reparto femminile (Betti, Farmer, Massari).
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(...) In Allonsanfan c’è una cosa a cui ci siamo attenuti anche nei film precedenti: abbiamo usato la storia e il passato per parlare del presente. Noi abbiamo sempre fatto così. Quando in una storia del passato trovavamo qualcosa di affine a certi stati d’animo che vivevamo, allora prendevamo quel periodo storico scomponendolo, ricomponendolo, facendo un’opera di sincretismo storico e non rispettando la storia. Perché se un professore di storia analizzasse Allonsanfan direbbe che è tutta una follia. Come San Michele, del resto. Ad esempio, i costumi di San Michele sono assolutamente falsi, da quando lui va in prigione a quando esce sono passati appena dieci anni, e le modificazioni nei costumi erano state poche, ma noi dicemmo alla costumista che volevamo che questo passaggio si sentisse molto forte, non ci importava se alcune cose erano venute in uso vent’anni dopo... Nel momento di Allonsanfan sentivamo in noi e fuori di noi questa forza orrenda della restaurazione, di una restaurazione violenta che avveniva dopo gli anni Sessanta — non dico il ‘68, dico gli anni Sessanta perché è più complesso e più giusto — e sentivamo che l’opera di restaurazione fatta dal potere non era solo del potere ma agiva anche su qualcosa che era nel profondo di noi. Allora abbiamo detto: analizziamo un po’ con un film (per noi l’unico modo di analizzarci è fare un film) cosa c’è dentro di noi di restauratorio su cui può agire il potere, desideri rimossi durante gli anni Sessanta, cioè quando la scelta del politico aveva fatto mettere in ombra nella nostra vita altri amori, amori intesi proprio nel senso dell’amore, la riscoperta dei figli, la riscoperta della casa, insomma tutti quegli splendori a cui avevamo rinunciato e che invece la restaurazione riproponeva come un trabocchetto con un fondo di verità, giocando sulla tua necessità di ristabilire un equilibrio nella tua esistenza. Studiando il periodo della restaurazione, gli anni dopo la Santa Alleanza, e leggendo vari libri vi trovammo storie, confessioni di personaggi che erano vicine alla sensazione che noi avevamo. Storicamente non c’è mai un parallelo tra storia del passato e storia presente, mai, però, emotivamente, andava bene. D’altro canto avevamo sempre davanti l’esempio del più grande uomo di spettacolo della storia dell’umanità: Shakespeare. Quando usava la storia romana certamente non era la vera storia romana, ci metteva un pizzico di suo, se la palleggiava a seconda degli umori del momento storico che stava vivendo. Non bisogna avere paura di utilizzare i temi del passato e quelli della storia dell’uomo quando si avvicinano ai tuoi... Sartre e Goethe hanno fatto uno Il diavolo e il buon Dio, l’altro il Goetz von Berlichingen: è lo stesso personaggio ma sono due esseri completamente diversi, la storia è completamente diversa e però, indubbiamente, quel personaggio aveva qualcosa di appassionante per entrambi, mantiene una sua verità sia con l’uno sia con l’altro autore. (...)
Autore critica:Paolo Taviani
Fonte critica:digilander.it
Data critica:



Critica 3:(...) Se il Manieri di San Michele non si fosse ucciso, forse sarebbe diventato un uomo finito, o forse anche un traditore. Il Fulvio-Mastroianni di Allonsanfan è tutto dentro il riflusso, nel tradimento e negli splendori della restaurazione. Dominato da una specie di stanchezza fisica come da una specie di intuizione storica. Per anni ha fatto, senza risparmiarsi, il rivoluzionario, ma è attratto dal ritorno a casa, alla famiglia e al benessere, e alle proprie prime vocazioni, e si domanda come questo possa succedergli, si rende conto che l’epoca in cui vive non lascia prospettive di successo per le rivoluzioni. La sua intuizione non gli permette però di cercare altre strade, e per questo si lascia andare, si autoannienta. Ma c’è un terzo modo di reagire, rispetto al suicidio di Manieri e al tradimento di Fulvio, ed è — presente sempre nei nostri film — quello dell’utopia. Che noi non intendiamo come farneticazione e sogno avventuristico, ma come ricerca di strategia, spinta morale, disegno generale rispetto al quale scegliere i modi della propria azione. Qualcosa che implica fantasia e coraggio, e che può modificare profondamente l’individuo. Il limite dell’utopia è che è qualcosa che deve essere e che ancora non è, di qui le contraddizioni che comporta. (...)
Autore critica:Vittorio Taviani
Fonte critica:digilander.it
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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