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Vivere in fuga - Running on Empty

Regia:Sidney Lumet
Vietato:No
Video:Warner Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi, Giovani in famiglia, I giovani e la politica
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Naomi Foner
Sceneggiatura:Naomi Foner
Fotografia:Gerry Fisher
Musiche:Tony Mottola
Montaggio:Andrew Mondshein
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Jonas Abry (Harry Pope), Ed Crowley (Professor Phillips), Steven Hill (Patterson), Judd Hirsch (Arthur Pope), Christine Lahti (Annie Pope), River Phoenix (Danny Pope), Martha Plimpton ( Lorna Phillips)
Produzione:Amy Robinson, Griffin Dunne
Distribuzione:Warner Bros.
Origine:Usa
Anno:1988
Durata:

117'

Trama:

Da quindici anni Arthur ed Annie Pope vivono in clandestinità, passando da uno Stato ad un altro, nel possibile mirino della polizia e sempre con nomi fittizi e documenti fasulli (quando non mancanti del tutto). Arthur ed Annie, conosciutisi nei turbolenti anni '60, scendevano all'epoca in piazza contro la guerra del Vietnam: più violento a parole che nell'azione lui, incline a coltivare ideali di giustizia sociale e fratellanza innamorata lei, dopo aver lasciato la sua agiata famiglia borghese, si erano un giorno trovati coinvolti nell'assalto ad un deposito di napalm, in cui malauguratamente era presente un imprevisto guardiano, rimasto poi ferito e mutilato. La coppia, che allora aveva il piccolo Danny, è attualmente in fuga insieme a Danny ed a Harris, il secondo figlio decenne. I quattro si trovano di fatto in un vicolo cieco, vivendo nella discrezione obbligata e nel sospetto e nascondendo alla meglio nomi e personalità. Danny, pur sempre quieto e rispettoso, ha due problemi: non gli basta più esercitarsi su di una muta tastiera, che lo accompagna chiusa in un grande astuccio durante i ripetuti traslochi, ed è innamorato di Lorna Phillips, la giovanissima figlia del suo professore di musica, il quale ne ha intuito il talento di pianista e gli vuol bene. Davanti al ragazzo si profilano dunque la necessità di una precisa scelta e di una vita "normale". E sua madre Annie che capisce e decide: è disposta ad andare anche alla polizia ed a pagare tardivamente il proprio debito verso la società, purchè i suoi figli non crescano emarginati e condizionati. In un incontro dopo tanti anni con il padre, la donna rinnega le declamazioni e gli errori del passato, pregandolo di occuparsi lui, con la nonna, del ragazzo, che aspira ad entrare, anche con l'appoggio del Professor Phillips, nella celebre scuola di musica Julliard. Arthur Pope, tutto preso dai suoi impegni di organizzatore sindacale e di creatore di cooperative operaie, sulle prime protesta ed esita, sia per restare coerente con gli ideali giovanili, sia perchè tutti, in famiglia, si vogliono un bene immenso. Ma la musica e la libertà sono per il figlio maggiore l'unica maniera per porre termine alle fughe ed ai rischi. Un sacrificio dunque si impone e Arthur cede: questa volta partiranno in tre e Danny potrà seguire la sua vocazione di artista.

Critica 1:Nel 1971 una coppia di estrema sinistra fa un attentato a un laboratorio di ricerche sul napalm. Un guardiano resta accecato. Sedici anni dopo, i due, con due figli, vivono ancora in clandestinità, ricercati dall'FBI, cambiando ogni sei mesi nome, città, auto, colore dei capelli. Ispirato a una storia vera, diretto da S. Lumet, regista probo, eclettico e discontinuo, attento al tema sociale e sommessamente ma in modo disincantato fedele agli ideali della sinistra radicale americana. Molta tenerezza nel modo con cui racconta i suoi personaggi (e gli interpreti sono assai bravi). Anche molto dolore, raccontato con la sordina, equivalente espressivo della dignità. La sceneggiatura di Naomi Foner ebbe una candidatura all'Oscar come R. Phoenix.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Al deludente Sono affari di famiglia del 1989, che prometteva divertimento e star (e ha mantenuto solo le star), è certamente da preferirsi il film meno facile e più fuori genere Vivere in fuga, realizzato da Lumet nel 1988 e che il titolo originale Running on Empty, Girare a vuoto, racconta molto bene.
Chi gira a vuoto è una famiglia singolare, composta da una madre sensibile e tenera (Christine Lahti), un padre burbero e ragazzone (Judd Hirsch) e da due ragazzini. Sono loro che aprono il film. Il più grande torna a casa. Ha avvertito un segnale di pericolo, fa uscire il fratellino dalla porta posteriore, corre ad avvertire i genitori, saltano tutti sulla station wagon sempre pronta con l’essenziale, e ricominciano a vivere in fuga.
Perché per la famiglia Pope il pericolo è la legge. I genitori sono due terroristi. O meglio, lo sono stati: due figli dei turbolenti e gloriosi anni sessanta, pacifisti, militanti contro la guerra, che un brutto giorno hanno organizzato un attentato dinamitardo contro una fabbrica governativa produttrice di napalm. Non sempre, però, la fortuna aiuta gli audaci e i progetti innocentemente criminali. Un custode che non doveva esserci è rimasto gravemente ferito. L’Fbi li ha messi nella lista dei super ricercati. Ora i Pope vivono in un simulacro di normalità, rischiando ogni giorno di dover partire, di dover cambiare nome, identità, colore dei capelli, mestiere, iscrivendo i ragazzi in scuole nuove dove restano qualche mese, senza mai poter continuare. E se papà e mamma continuano a restare fedeli ai loro ideali, i ragazzi accettano con difficoltà una vita difficile, che li separa dalle abitudini, dagli affetti, persino dalla possibilità di crescere. Come capita al maggiore, Danny, che ha, al pari della madre, uno straordinario talento musicale e che, nella sua continua fuga, non può svilupparlo come dovrebbe...
Abbie Hoffman, l’ex leader del Movement, in un intervento su “Première”, ha dichiarato che la politica, nei rari momenti del film in cui viene discussa, è talmente piena di cliché da risultare imbarazzante (cosa che peraltro succede in qualsiasi film, libro e simili: forse è accettabile, si fa per dire, solo in presa diretta). Eppure, continuava Hoffman, il ritratto della vita underground è dolorosamente reale. E hanno un sapore straordinariamente reale gli sforzi di Annie, la madre, per creare una fittizia normalità; gli scontri tra le generazioni; il padre che ha insegnato ai figli a negare il principio di autorità e che si trova costretto ad applicarlo per tenere insieme una famiglia che le necessità della vita clandestina minacciano di frantumare; l’incontro, dopo vent’anni, tra la figlia Annie e il padre ricco borghese, prima rinnegato poi capito, e che ora a sua volta capisce; la nostalgia, commentata da uno struggente ballo in famiglia al suono di Fire and Ram di James Taylor, per una stagione piena di ideali che si sono scontrati con il principio di realtà, ma che, non pentiti, Annie e suo marito non vogliono rinnegare.
Vivere in fuga non è un film per nostalgici, però, ma un film per chi è curioso e stanco del cinema convenzionale su temi convenzionali. Lo illumina una straordinaria attrice (Christine Lahti), lo riempie un giovane attore (River Phoenix), così appassionato e intenso da rendere toccante, anticonvenzionale e appassionata la storia d’amore adolescenziale impossibile tra il ragazzo in fuga e una sua compagna che appartiene al mondo regolare. Di solito non sono molto interessanti le storie personali degli attori. Ma a quanto sembra un amore vero è nato tra River Phoenix, figlio di girovaghi dalle abitudini non dissimili da quelli dei Pope, e la giovane, intensa Martha Plimpton che nel film è la sua ragazza; e si sente. Quanto a Lumet, il suo malinconico, lucido revisionismo e la sua rivisitazione critica degli ideali e degli errori di quei formidabili anni gli consentono di raccontare anche un’altra storia: l’ennesima versione del sogno americano, con un lieto fine dal retrogusto amaro. Danny si staccherà dagli altri per seguire il suo talento e il suo amore. E la vicenda dei Pope, il loro vivere in fuga, si rivela anche come storia esemplare di un paese di sradicati, dove l’unica via di scampo è l’affermazione individuale.
Autore critica:Irene Bignardi
Fonte critica:Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano
Data critica:

1996

Critica 3:
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Fonte critica:
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