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Prima notte di quiete (La) -

Regia:Valerio Zurlini
Vietato:No
Video:Mondadori
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Enrico Medioli, Valerio Zurlini
Fotografia:Dario Di Palma
Musiche:Mario Nascimbene - canzoni: "Domani è un altro giorno" (The Woriders You Perform) di G. Calabrese e J. Chsnut, cantata da Ornella Vanoni; "You Gotta Have Leve in Your Heart" (The Supremes e Four Trops) di N. Zesses e D. Fekaris
Montaggio:
Scenografia:Enrico Tovaglieri
Costumi:Luca Sabatelli
Effetti:
Interpreti:Alain Delon (Daniele Dominici), Sonia Petrova (Vanina Abati), Lea Massari (Monica), Giancarlo Giannini (Giorgio Mosca, detto Spyder), Salvo Randone (il preside), Alida Valli (Marcella Abati), Renato Salvatori (Marcello), Adalberto Maria Merli (Gerardo), Nicoletta Rizzi (Elvira), Krista Nell (Mirta Cocaina)
Produzione:Mondial TE.FI. (Roma) - Adel Productions (Paris), realizzata dalla Mondial TE.FI.
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia – Francia
Anno:1972
Durata:

115'

Trama:

Incontrai il mio eroe nero durante una di quelle stagioni inclementi e riconobbi subito il nome famoso della sua famiglia: mi sembrò un Lord Jim casalingo e dell'eroe di Conrad aveva il passato fitto di interrogativi inquietanti, l'infelicità, l'ironia, il mistero e l'estremo romanticismo. Da lui nacque una storia molto semplice, divisa fra verità e verosomiglianza, nonché il mio film che amo di meno ma per ragioni del tutto diverse: La prima notte di quiete. Lo amo meno degli altri perché fui brutalmente costretto dalle circostanze a disamarlo, perché il protagonista – che ne ricavò un trionfo – era l'opposto morale del personaggio e non ne rifletteva che esteriormente la profonda gentilezza e l'inguaribile malinconia. Furono dieci settimane di lavoro massacrante rette sulla forza dei nervi e sull'orgoglio di non cedere, di sofferenza e di amarezza, forse come si può provarle quando si scopre in un figlio molto amato una vocazione di criminale. Nonostante questo fu il film italiano di maggior successo del 1972.

Critica 1:Ritratto di un insegnante, romantico angelo caduto e insabbiato, che arriva al capolinea della sua vita, spinto dall'autodistruzione, in una piccola città dell'Adriatico. Volgarità e dolore. Storia di un naufragio esistenziale. C'è un eroe "maledetto" (memorabile il cappotto di A. Delon), ci sono i personaggi, c'è un ambiente, c'è un linguaggio ma qualcosa di irrisolto impedisce la piena ammirazione. Sul risultato finale probabilmente influirono i contrasti tra Zurlini e Delon, anche produttore da parte francese che lo fece distribuire, dopo averne modificato il montaggio, come Le Professeur.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Daniele Dominici io l'ho visto come un miscuglio di totale indifferenza e di totale ingenuità, ma a ben guardare i sentimenti che gli scorrono sotto la pelle, come una specie di febbre fredda, sono, insieme con l'indifferenza, la pazienza, il distacco e la pietà. Ed è quest'ultima a prendere il sopravvento e a travolgerlo.
Autore critica:Valerio Zurlini
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:Nel cinema italiano, Valerio Zurlini occupa uno spazio a sé. Non solo perché è tra i migliori, ma anche perché è impegnato a svolgere un discorso tutto suo che non assomiglia ad alcun altro: la ricerca, tenera e disperata, dei sentimenti e delle illusioni perdute, le origini della crisi e dello sconforto della sua generazione. [...].
Questo è dunque il cinema dei sentimenti, e poco conta che siano i sentimenti che perdono e non quelli che salvano. Zurlini crede in loro, crede nella possibilità di modificare la società attraverso gli slanci, le generosità, i sacrifici. Ed è anche abbastanza colto e intelligente per sapere che quella impresa deve essere tentata, che i sentimenti non andranno mai in crisi come le ideologie, ma che le loro possibilità di affermarsi, di risolvere, di aiutare a vivere invece che a morire, sono poche, pochissime. E che chi ha bruciato tutto alle sue spalle non ha avvenire davanti a sé. Ecco allora che Daniele è personaggio ad un tempo amatissimo e condannato. Senza moralismi, senza asprezze, con pietà infinita, ma senza speranza di salvezza. Quei sentimenti, poi, non nascono nel nulla, non si risolvono in una passione, o, come spesso accade nel cinema contemporaneo, in un erotismo che emargina ed esclude ogni altro valore, sono la componente dominante di un contesto di grande precisione psicologica e sociologica. È il mondo dei vitelloni cresciuti e incattiviti, dei sonni torbidi della provincia, degli ozi e dei silenzi, delle interminabili partite a carte, delle prostitute di passaggio, delle corse in macchina senza destinazione, dell'inverno che deve passare perché poi giungerà l'estate e quei lungomari deserti si riempiranno di folla variopinta, di parlar straniero, e quella finta animazione sembrerà vitale e gioiosa e l'attesa, la pigrizia hanno dunque una finta giustificazione di stagione morta, transitoria, anche se sono invece una logora definitiva condizione umana [...]. In tutti i personaggi, si direbbe, Zurlini si rispecchia almeno un poco: piccole annotazioni, gesti, atteggiamenti che hanno l'inconfondibile sapore della verità. [...]. Ed è appunto questo esser vero, questo interiore e sempre presente rapporto e riscontro fra autore e personaggio, che sorregge tutto il film, gli dà vita, calore, riscatta alcuni episodi meno felici per la loro troppo vistosa trasparenza e conferma in Valerio Zurlini, dopo quattro anni di preoccupante silenzio, uno dei nostri autori più autentici e più validi. Che ha il merito di restar fedele a se stesso piuttosto che alle mode, di saldare storia privata e problematica contemporanea e di non scordare mai che il punto di riferimento è l'uomo e non l'idea, il vivere e non il dire, il soffrire e l'amare e il pudore dell'uno e dell'altro e ancora, e soprattutto qui con più forza dei film precedenti, la coscienza, confusa, dubitata ma incancellabile, di altre leggi, altre verità, del tendere a una meta che, anche se non si arriva a identificare, non può non esistere. [...].
Autore critica:Paolo Valmarana
Fonte critica:
Data critica:



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