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Signore delle mosche (Il) - Lord of the Flies

Regia:Peter Brook
Vietato:No
Video:Cosmovideo, Ab Video, Avo Film
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi, La guerra
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di William Golding
Sceneggiatura:Peter Brook
Fotografia:Gerald Feil, Tom Hollyman
Musiche:Raymond Leppard
Montaggio:Peter Brook, Gerald Feil, Jean-Claude Lubtchanesky
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:James Aubrey (Ralph), Tom Chapin (Jack), Hug Edwards (Piggy), Roger Elwin (Roger), Tom Gaman (Simon), Roger Allen (Piers), David Brunjes (Donald), Peter Davy (Peter), Kent Fletcher (Percival Wemys Madison), Nicholas Hammond (Robert), Christopher Harris (Bill), Alan Heaps (Neville) Jonathan Heaps (Howard), Burnes Hollyma (Douglas), Andrew Horne (Matthew)
Produzione:Lion
Distribuzione:Cineteca dell'Aquila - Griffith
Origine:Gran Bretagna
Anno:1963
Durata:

90'

Trama:

Nel 1984, un aereo carico di scolaretti inglesi, diretti in Australia per scampare a una guerra atomica, precipita su un'isola deserta del Pacifico. Sopravvivono soltanto i bambini - una ventina - i quali, tentando di organizzare la loro vita ispirandosi al mondo degli adulti, indicono un'assemblea; eleggono un capo, Ralph; si dividono i compiti, affidando a Jack, già capo dei coristi del suo college, quello di cacciare la selvaggina. Per qualche tempo tutto va bene; poi, però, Jack si ribella all'autorità di Ralph, trascina dalla sua parte quasi tutti i bambini, li organizza in tribù ne risveglia gli istinti ferini, fa di un presunto mostro che si aggirerebbe sull'isola un idolo cui tributare cibo e adorazione. Uno dei due soli amici che restano a Ralph, Simon, scopre che il mostro altro non è che il cadavere di un pilota, ma non ha il tempo di rivelarlo. Gli scatenati amici di Jack, infatti, lo uccidono. Lo stesso destino tocca a Bombolo e anche Ralph verrebbe trucidato se dal mare non giungesse per tutti, finalmente, la salvezza.

Critica 1:Una ventina di ragazzini inglesi dai sette ai quattordici anni, sopravvissuti a un incidente aereo, restano abbandonati a sé stessi su un'isola tropicale. Non hanno problemi di sopravvivenza. Si organizzano, eleggono un capo, il saggio e volitivo Ralph, ma presto la comunità si spacca in due e prende il sopravvento il gruppetto dei cacciatori, guidati da Jack, che regredisce allo stato tribale e si dedica al culto di un totem, il signore delle mosche, che è un appellativo di Belzebù. Tratto da un romanzo (1954) di William Golding, adattato dal noto regista teatrale al suo terzo film, girato a Portorico, è un apologo pessimista sulla regressione che si può interpretare con Freud, ma anche con Lévi-Strauss. (...)
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Tratto dal romanzo di William Golding, Il signore delle mosche è un apologo sulla manifestazione della malvagità umana rappresentato in forma simbolica. L’umanità è in procinto di scatenare una terza, decisiva, guerra mondiale e solo gli allievi di buona famiglia di un prestigioso college londinese possono sottrarsi al tragico destino trasferendosi in Australia. Se l’adulto è da sempre indaffarato a perseguire il male, il fanciullo deve necessariamente essere preservato da questa situazione e conservato nella sua presunta innata bontà. Il signore delle mosche ribalta questa prospettiva immettendo, dopo la sciagura aerea, ragazzi dai sette ai quattordici anni (nel libro erano dai sei ai dodici), che non hanno bisogni primari da soddisfare, in un ambiente naturale in cui debbano obbligatoriamente organizzarsi per poter sopravvivere. Dimentichi della teoria del “buon selvaggio” di Jean-Jacques Rousseau, i seguaci di Jack (che diventano la quasi totalità dei ragazzi presenti sull’isola) si abbandonano a un livello di ferinità tale da annullare la loro affettata educazione e lo stato di evoluzione che l’uomo dovrebbe aver raggiunto nel XX secolo (anche se la guerra da cui i giovani sono scappati dimostra sintomaticamente il contrario). Messi in una condizione estrema, privi cioè di quelle comodità alle quali sono naturalmente abituati, i ragazzi si affidano dapprima alla lucida razionalità incarnata dall’assennato Ralph, riconoscendo la necessità di avere una guida in grado di fornire quelle regole di cui hanno bisogno per vivere in pace e serenità; successivamente subentrano l’istinto di sopraffazione, l’irrazionalità (simboleggiata adeguatamente dalla paura di un mostro che nessuno ha mai visto ma di cui tutti hanno un viscerale terrore), la regressione a uno stato primitivo e selvaggio.
La guerra degli adulti viene inevitabilmente replicata dai ragazzi, in una sorta di pessimistica reciprocità che trova la sua giustificazione nella presenza congenita del male all’interno dell’uomo. La Cultura viene schiacciata dall’abbandono incoerente alla Natura attraverso la netta contrapposizione tra Ralph e Jack, le due immagini che restituiscono l’uomo in tutte le sue contraddizioni, pronto a far sfociare la sua placida serenità in un’aggressività profonda e immotivata, incurante dei deboli e bisognosa di violenza solo per ammansire il proprio istinto animalesco. L’uomo crea un microcosmo metaforico in cui si abbrutisce e perde addirittura le sue sembianze distintive, cospargendosi di creta e praticando uccisioni, le quali, perpetrate inizialmente soltanto allo scopo del sostentamento, diventano una sorta di ritualità da praticare per soddisfare la propria brama di aggressività. Azioni a cui è strettamente legato il concetto di religiosità: se i ragazzi uccidono per riconoscersi in un momento comune che allontani l’incubo irrazionale (il mostro), è proprio in virtù di un’uccisione (quella di un maiale, di cui l’isola è piena) che fa la sua comparsa un culto di morte e terrore (l’adorazione della testa di maiale in decomposizione) nel nome del quale si giustificano i peggiori abomini. Per Golding e Brook non esiste una fase dell’umanità pienamente positiva: sono le condizioni che creano le possibilità di arbitrio nell’uomo.
Autore critica:Giampiero Frasca
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Signore delle mosche (Il)
Autore libro:Golding William

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