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Prigioniero del Caucaso (Il) - Kavkazskij plennic

Regia:Sergei Bodrov
Vietato:No
Video:Video Club Luce
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La guerra, La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Arif Aliev, Sergei Bodrov, Boris Giller
Sceneggiatura:Arif Aliev, Sergei Bodrov, Boris Giller
Fotografia:Pavel Lebeshev
Musiche:Leonid Desiatnikov
Montaggio:Alain Baril, Olga Grinshpun, Vera Kruglova
Scenografia:Valery Kostrin
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Oleg Menshikov, Sergei Bodrov Jr., Djemal Sikharulidze, Susanna Mekhralieva, Alexei Zharkov, Valentina Fedotova
Produzione:Boris Giller
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Russia
Anno:1997
Durata:

96'

Trama:

Nel Caucaso è in pieno svolgimento la guerra tra la repubblica della Cecenia e la Russia. Due soldati russi feriti vengono nascosti in un paesino di montagna da un pastore ceceno, Abdul-Murat, che vuole scambiarli con il proprio figlio prigioniero dall'esercito russo. Dopo un periodo di tranquillità, i due tentano la fuga ma uno resta ucciso. Sull'altro fronte arriva la notizia che anche il figlio di Abdul è stato ammazzato, lo scambio non può più avvenire. Il russo sopravvissuto viene tenuto in catene, e solo la figlia adolescente di Abul innamorata di lui, lo aiuta e lo fa fuggire. Abdul si rende conto della situazione, sa che il villaggio vuole l'uccisione del giovane soldato. Allora lo conduce in una zona deserta, lo fa allontanare ma alla fine spara in aria, lasciandolo vivere. Il giovane guarda atterrito gli aerei russi che stanno per andare a bombardare il paesino.

Critica 1:Trapunto di un'ironia molto russa, il film è ammirevole nel mischiare squarci documentaristici sulla vita della piccola comunità montana e accensioni surreali, scene di desolata vita militare e sguardi di tenera solidarietà. La "normale" ferocia della guerra (quel vecchio padre ceceno che spara al figlio passato ai russi) trova nella cinepresa di Bodrov un testimone oggettivo, ma non acritico, e nella bella prova degli interpreti un contrappunto ideale all'intreccio delle emozioni. Peccato che il doppiaggio italiano, accurato ma "d'autore", tolga verità al film, girato per buona parte, in originale, nella lingua degli Agul.
Autore critica:Michele Anselmi
Fonte criticaL'Unità
Data critica:



Critica 2: Adesso che ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior film straniero, c'è da augurarsi un buon afflusso di pubblico per Il prigioniero del Caucaso di Sergej Bodrov. Perché è un bellissimo film con toni che trascolorano senza forzature dal documentario al realismo, fino al fantastico. Perché mette in scena la guerra in Cecenia, ma lo fa a partire da molto lontano: da un racconto di Lev Tolstoj sul secolare conflitto russo-caucasico, mettendo a buon frutto le riflessioni dello scrittore sulla guerra e la pace. E infine perché, a parte il valore intrinseco, non si vedeva da tempo sugli schermi un'opera ispirata a un pacifismo così sincero, struggente, accorato come un appello contro tutte le guerre. Due militari russi, il bellicoso tenente Sasha e il soldatino Vanja, vengono catturati e portati nel villaggio di Abdul-Murat, un vecchio ceceno che conta di scambiarli col proprio figlio prigioniero del nemico. Impervio, circondato da monti lunari, il villaggio musulmano è un angolo di mondo rimasto confitto del passato, alveo di una cultura ancestrale totalmente irriducibile a quella degli invasori. Qui Bodrov usa la cinepresa quasi da antropologo, mostrandoci la vita dei montanari Agul mentre fa evolvere il rapporto dei due prigionieri e sbocciare un pudico amore tra Vanja e Dina, la figlia adolescente di Abdul. Il tempo resta come sospeso, fino al precipitare degli eventi in un doppio tentativo di fuga che si conclude con due morti. La stessa sorte che dovrebbe toccare a Vanja. L'anziano capo-villaggio adotterà una soluzione diversa, perché si spezzi la catena della violenza: ma ecco gli elicotteri da bombardamento sorvolare il villaggio per scrivere un'altra pagina ingloriosa sul Vietnam dei russi. Vita e finzione si mescolano inestricabilmente. Salvo Oleg Menshikov (che interpreta il ruolo di Sasha) gli attori non sono professionisti. Si aggiunga che le riprese avvenivano a poche ore di marcia dai teatri di guerra e che, proprio durante la lavorazione, la troupe fu presa in ostaggio e liberata dietro il pagamento di un riscatto. Tutto ciò diffonde sul Prigioniero del Caucaso una palpabile aria di autenticità e tuttavia non impedisce l'autonomia del racconto e neppure l'ingresso nei fotogrammi di un ammaliante episodio onirico, una storia di fantasmi. Senza ricorrere a sentenze né a inflessioni predicatorie, Sergej Bodrov firma un'appassionata dichiarazione pacifista che è un onore sottoscrivere.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica: la Repubblica
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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