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Accompagnatrice (L') - Accompanist (The)

Regia:Claude Miller
Vietato:No
Video:Columbia Tri Star Home Video (Effetto Cinema)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Nina Berberova
Sceneggiatura:Luc Beraud, Claude Miller, liberamente tratto dal romanzo di Nina Berberova
Fotografia:Yves Angelo
Musiche:Alain Jomy
Montaggio:Albert Jurgenson
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Richard Bohringer (Charles Brice), Romane Bohringer (Sophie Vasseur), Samuel Labarthe (Jacques Fabert), Julien Rassam (Benoit Weizman), Elena Safonova (Irene Brice)
Produzione:Film par Film, Les Film de la Boissiere, Orly Film, France 3 Cinema, Sedif
Distribuzione:Columbia TriStar
Origine:Francia
Anno:1992
Durata:

111'

Trama:

"L'accompagnatrice" nasce come un piccolo apologo duro e perfetto sull'invidia che vive una ragazza scialba, grigia e senza qualità. L'accompagnatrice, la pianista senza fortuna, la ragazza a cui la vita non ha regalato nulla, neanche la sicurezza della propria identità nei confronti della grande soprano con cui si trova a lavorare e a dividere la vita una donna luminosa, buona, generosa, di successo.

Critica 1:Da un romanzo di Nina Berberova ambientato nella Pietroburgo del 1917 e trasposto nella Francia del 1942-44: i rapporti tra un'affascinante cantante lirica in ascesa e un'umile pianista ventenne, ingaggiata per accompagnarla al piano dal marito di lei, uomo d'affari e di commercio. Musiche di Berlioz, Beethoven, Mozart, Schubert e la bella voce di Maurence Monteyrol prestata alla russa E. Safonova, la signora del cagnolino di Oci Ciornie. Delicato, squilibrato, di qualche interesse per l'analisi dei personaggi femminili e la rievocazione della Francia durante l'occupazione tedesca.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:L'accompagnatrice, o meglio la messaggera d'amore; o anche la giovane allieva stregata dalla femminilità e dal fascino di quella donna-padrona più vecchia di lei ma così seducente. Su questa ambiguità, su questo scontro tra personalità, Claude Míller imposta il suo più recente lavoro che lo conferma esponente di quella vena del cinema francese che dà nel sentimento il meglio di sé. Non ha l'invenzione formale di Lelouch e neanche l'estenuata raffinatezza di Sautet, ma sa trattare con grande equilibrio una storia drammatica borghese; fa, e si pregia di fare, un buon cinema di papà . Siamo a Parigi tra il 1942 e il 1943. Il regime di Vichy sembra avercela fatta e nella borghesia francese si diffonde l'attitudine al collaborazionismo. Pétain teorizzava la vita rude dei campi, il revanscismo agricolo contro la metropoli infetta e corrotta dal giudaismo e dalla plutocrazia: ma poi garantiva ottimi affari agli imprenditori collaborazionisti e fiumi di champagne per le belle donne che accettavano di allietare le serate di questa nuova classe dirigente fiduciosa nell'imminente trionfo di Hitler. Una soprano di chiara fama è spinta dal marito collaborazionista a esibirsi per ufficiali nazisti e uomini del regime nella più famosa sala parigina dedicata al bel canto. Alla Salle Pleyel assiste allo spettacolo della donna una giovane, goffa e infagottata almeno quanto lei è altera, solare, bella; la ragazza sa però suonare bene il piano e la soprano la prende con sé, fidandosi in poco tempo anche di chiamarla per accompagnarla durante un'esibizione.
La soprano sa che la ragazza è pronta a tutto per colei che l'ha sottratta alla miseria e precipitata di punto in bianco in un mondo di sogno. E la usa come ambasciatrice per portare messaggi al giovane intellettuale (l'esatto contrario del marito) che fa la spola tra Parigi e il quartier generale londinese di De Gaulle e del quale la bella donna è follemente innamorata.
Nel frattempo le sorti della guerra vanno precipitando e nessuno crede più che il regime di Vichy possa durare a lungo. Nemmeno quell'uomo che fino a poco prima avevamo visto cinico, collaborazionista, pronto a utilizzare il fascino della moglie per favorire i propri interessi: e infatti fugge a Londra con la moglie e l'accompagnatrice. E a Londra la soprano incontra nuovamente l'innamorato ma si accorge che il marito ha cambiato completamente atteggiamento: si mostra innamorato, possessivo, geloso, incapace di tollerare l'idea stessa di essere tradito.
La ragazza assiste a tutto ciò, respinge tentativi di seduzione ma non riesce neanche ad essere attiva, propositiva. Per lei, quella Parigi oscura fatta di ricchezze ostentate per propaganda e di miserie diffuse e insopportabili resterà forse un ricordo di sogno: infatti, cessato il suo ruolo di accompagnatrice, dovrà tornare nella capitale francese che le sembra subito tremenda così come la banale vita che già conduce sua madre e che presto inghiottirà anche lei.
Richard Bohringer, sospeso tra Jean Gabin e Robert Mitchum, si conferma il miglior attore francese della generazione di mezzo. Elena Sofonova è bella, raggiante, eccessiva: un po' come il côté letterario del film.
Autore critica:Stefano Della Casa
Fonte critica:Cineforum n. 326
Data critica:

7-8/1993

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Accompagnatrice (L')
Autore libro:Berberova Nina

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